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" Giungla d'asfalto "

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Esse-Esse

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Se nell'Italia degli anni '90 le signore tremano per l'inquietante "killer delle donne", nella New York negli anni '50 i ricchi tremavano per il terribile "killer a quattro zeri". E se Mister No diventasse improvvisamente il canarino Titti, forse direbbe:

Mi è semblato di vedele un assassino. . .
ed ela mio amico!

recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Come direbbe Monsieur De Lapalisse, esistono due tipi di storie a fumetti: quelle belle e quelle brutte. Volendo approfondire il discorso, tra le belle storie, tra le storie da ricordare, è forse possibile discernere tre filoni, essenzialmente:

  1. c'è un primo tipo di storie a fumetti che dietro alla facciata avventurosa, celano significati profondi: ci sanno parlare dell'amore, dell'amicizia, della paura, del gusto di una risata, della solitudine. Del senso della vita, a voler esagerare. Un esempio, senza cambiare serie: l'indimenticata "Alien" di Sclavi e Civitelli;
  2. c'è, poi, un altro tipo di storie a fumetti, in cui al personaggio cui ci siamo affezionati capita qualcosa di importante, che ne ridefinisce il carattere, che ce ne mostra un lato nascosto. Che ce lo rende più intimo, più a tutto tondo. Un esempio: il classico di Nolitta e Diso "Mister No va alla guerra";
  3. c'è, ancora, un terzo tipo di storie a fumetti, in cui non capita nulla di quanto sopra. Sono storie di avventura pure e semplici: ma sanno scatenare la potenza del fumetto, quel connubio tra testi e disegni che rende così unico questo medium. Un esempio, anzi due, per non scontentare nessuno: "Ananga" per chi ama Sclavi, "Il dio giaguaro" per chi preferisce Nolitta.

Ecco questo 12esimo speciale rientra a pieno titolo nella terza categoria, e mai come ora l'oppurtuna divisione tra testi e disegni nelle recensioni suona inadeguata: Mignacco scrive una storia forse non eccezionale in sè, ma eccezionale nella misura in cui è scritta PER Viglioglia. E Viglioglia, col suo tratto affascinantissimo, non ha un disegno perfetto in sé, ma disegna perfettamente questo tipo di storie.

Così un buon thriller che sfrutta l'idea un po' frusta della "caccia con prede umane", diventa un viaggio allucinato nei sentieri della vendetta, della giustizia, della violenza. Diventa un bisturi, che separa chirurgicamente, il garantista Mister No dal giustizialista Esse-Esse, che ce li mostra finalmente (con i 3 albetti di Esse-Esse già si intuiva) diversi nella loro somiglianza.

Certo, la gran parte del merito sembrerebbe andare all'evocatività dei disegni, ma se Mignacco non avesse scritto questa storia, queste atmosfera, questi personaggi, sarebbe stata la stessa cosa? No, perché lo sviluppo è intrigante: fin dall'inizio c'è lo sgomento di vedere Kruger così spietato e feroce, così determinato, così dalla parte del torto. Esse-Esse, nelle mani di Mignacco, è diventato in questi ultimi anni una sorta di incarnazione della vendetta, determinato e feroce, una belva in panni umani; fossimo in America, lo potremmo accostare a Wolverine, per fare un nome.

Questo Esse-Esse, ci piace: finalmente un personaggio politically uncorrected, uno che non aspetta che il cattivo estragga l'arma per replicare, uno che non fa prigionieri. Accostandolo al "buonista" Mister No, pronto a dire "stai sbagliando, la vendetta è sempre sbagliata", anche i sonni dei bambini sembrano salvi...

E lo stesso Jerry, sembra ritrovare, con la penna di Mignacco la sua peculiarità di antieroe sempre diviso tra esigenze contrastanti: l'amicizia, da un lato, l'inviolabilità della vita umana, dall'altro; la fiducia in un amico, da un lato, la necessità di collaborare con la giustizia, dall'altro.

DISEGNI
Giuseppe Viglioglia    

Un lavoro come quello di Viglioglia per Mister No nasce nel nome della diversità. Diversità, è lampante, dalle classiche matite di Mister No e di (quasi) tutti i Bonelliani in generale. Diversità, però, anche dai modelli "ammericani" di riferimento: c'è sicuramente la lezione di Frank Miller alle spalle, come c'è quella di altri disegnatori più classici, come Alex Toth, ad esempio. Ma laddove questi grandissimi utilizzavano delle chine piene e coprenti in tavole in cui la sintesi estrema faceva da padrona, Viglioglia affianca l'uso sovrabbondante dei neri a una raffigurazione molto realistica. C'è una pazienza quasi certosina (non a caso lo vediamo molto raramente sulla serie, purtroppo) nella composizione delle vignette e i dettagli sono nitidissimi e numerosi.

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Un dinamico Esse-Esse. Disegno di Viglioglia
(c) 1998 SBE
   
 

Il risultato è di grandissimo impatto: per una volta le chine non fanno da mero compendio alle matite, ma creano la vignetta. Sono i neri a definire le figure, e in questa particolarissima "linea scura" Viglioglia si affida completamente ai contrasti di luce, anche per suggerire i movimenti (v. la quasi totale assenza di linee cinetiche). C'è, nel disegnatore, la passione per i comics, e questo si vede tutto nell'ottima rese delle posture, soprattutto quelle con corpi in corsa.

C'è, anche, è vero, una certa difficoltà per il lettore ad afferrare al primo colpo la profondità di certe vignette, in cui il contrasto netto b/n fatica a essere leggibile (cfr. prima vignetta pag.98). I volti sono eccessivamente duri e "americani", un po' lontani dai soliti.

L'impatto di certe sequenze, però, è davvero splendido: vedi la prima "caccia" di Esse-Esse (pagg.7-15) o la scena al Museo di Storia Naturale (pagg.68-77), che Viglioglia trasfigura in un paesaggio alieno e quasi surreale.



GLOBALE
 

Mignacco non ha una riserva sconfinati di soggetti nel magazzino: un gruppo che combina malefatte scatenando conseguenze al sanguinaccio non è una novità (solo qualche mese fa una storia simile, cfr. "Il vendicatore", n.264). Forse il ruolo di Crane nella vicenda non è così difficile da intuire, sin dall'inizio. Forse qualcuno storcerà il naso di fronte al finale "magico" (ma Mignacco sembra quasi sberleffare i tanti Bonelli in cui il cattivo sbaglia incredibilmente mira da due metri, così il buono può accopparlo senza colpo ferire).

Tuttavia, l'impressione è di aver speso bene le 6.500 lire di questo speciale: perché è una storia tonica, di atmosfera, resa affascinante dagli ottimi disegni e dal feeling sceneggiatore-disegnatore.

E poi c'è un albetto tutto da gustare, con la più creativa pensata nata in Bonelli negli ultimi tempi: altro che Legs, altro che Magico Vento, altro che Napoleone, l'idea geniale è in questo grottesco "Jerry Drake Detective", in questa parodia del pulp-noir dilagante (già declinante, a dirla tutta), scritta con verve da Colombo e disegnata con superbo dettaglio da Bignamini.  

 


 
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