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" Little Odessa"


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Mamma li russi!
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Stefano Marzorati    

Quando nel preview dello speciale n.12 avevo scorto i titoli delle storie contenute in questo primo Maxi, un subitaneo terrore di plagio mi aveva abbracciato, alla vista di questo "Little Odessa": per chi non lo conoscesse, "Little Odessa" è stato il film d'esordio del regista James Gray, vincitore del Leone d'Argento a Venezia 1994. Un film del genere era sufficientemente poco noto e sufficientemente adattabile alla serie da essere "riscritto" a fumetti, con qualche piccola modifica e con l'ovvia aggiunta tra i protagonisti di Mister No.

Fortunamente, Marzorati non è stato affatto spudorato (abbiamo ancora in mente il famigerato DD n.137)ed ha aggiunto di suo ad alcuni elementi di base del film (vedi la scheda della storia per altre note su "Little Odessa" di James Gray). Un punto di contatto è, ovviamente, l'ambientazione: la misconosciuta, ma piuttosto numerosa, colonia russa di Brooklyn. L'altro, il più evidente, è la storia intimista che collega il killer-figlio ribelle (che, come nel film, ha il volto di Tim Roth, qui ottimamente reso dal bravo Marco Bianchini) al padre: la storia di una ribellione e di un'umiliazione, inflitta con la forza al genitore come segno di estremo spregio.

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Tim Roth e Yuri Alexandrovic. Disegni di M.Bianchini
(c) 1994-1998 New Line Cinema-SBE

Splendido l'inizio, in cui Marzorati, con un ellissi temporale di anni, ci trasporta dai giochi (crudeli) dei bambini o giochi (letali) degli adulti, e con un ribaltamento efficace mostra il ragazzino timido e umiliato trasformato in silente e spietato killer. Più ordinario il seguito, con Mister No coinvolto dall'amica pittrice Janet in una storia di racket che non si discosta troppo dalle convenzionali storie di mafia (russa, siciliana o giapponese fa poca differenza) viste in tante fiction tv o in tanti telegiornali. Ci sono anche tutti gli elementi che necessariamente devono entrare in un fumetto d'avventura classico: sparatorie, inseguimenti e un colpo di scena piuttosto prevedibile (Viktor era troppo bello, buono ed elogiato per non puzzare di losco).

Come ormai assodato, le sceneggiature di Marzorati sono mille miglia lontane da quelle di Nolitta, in cui Mister No non usciva mai o quasi dal fuoco del racconto: Stefano preferisce dedicare più pagine a quelli che solo teoricamente sarebbero comprimari e che, invece, fungono da veri protagonisti. E se, come in questo caso, i personaggi sono interessanti e ben costruiti, le storie hanno tutto da guadagnare: la parte migliore del racconto è la sua spina dorsale "emozionale", il racconto che tocca le due belle figure di Yuri e Volodja. Bambino introverso, adolescente ribelle in conflitto con la figura paterna, killer apparantemente glaciale, ma in realtà ancora legato ai suoi affetti e alla sua gente, il primo; uomo vigoroso e stimato in pubblico, marito fedifrago e padre imbelle in privato, il secondo. Un odio covato da Yuri per anni, nell'intimità più fonda, che si libera nella scena dell'umiliazione fisica inflitta al padre come punizione per l'umiliazione a sua tempo subita dall'amata madre (ma la scena del film, simile, è di intensità ancora superiore). E poi il sacrificio di Yuri, e la lunga, lancinante, tavola in cui Yuri si spegne sulle note della struggente "New Coat of Paint" di Tom Waits, anacronistica (il pezzo è del '74, v.scheda) ma azzeccata scelta del musicologo Marzorati.

A dirla tutta, anche nei momenti migliori la storia non è scevra di imperfezioni: la scena dell'umiliazione paterna, ad esempio, avrebbe potuto essere più icastica se fosse stata dilatata temporalmente, magari con qualche vignetta muta e con primi piani dei due protagonisti.



DISEGNI
Marco Bianchini    

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La pioggia solca il viso di Yuri, Tom Waits canta
disegni di Bianchini (c) 1998 SBE
   

Il purtroppo lento Marco Bianchini torna, dopo più di anno (n.264 "L'inganno"), sulla testata e non manca di farsi apprezzare. All'inizio non da il suo meglio, qualche bianco di troppo e qualche fondale poco dettagliato (mi riferisco soprattutto alle scene della festa del Comitato, pagg.11-31), non esaltano. Nella seconda parte, le chine un po' più coprenti e la sua sua impareggiabile capacità nel rendere i volti rende alla perfezione le atmosfere della storia. Ottimo il suo Yuri, abbigliato con trench e cappellaccio a tesa larga che ne oscura i lineamenti. Da applausi, poi la sequenza della sua morte con un indimenticabile primo piano sul volto rigato dalla pioggia, mentre la voce roca di Tom Waits, in sottofondo, canta "...all your scribbled love dreams are lost or thrown away...".



GLOBALE
 

In un primo Mister No Maxi non esaltante nel complesso, questa è sicuramente la storia migliore. Con qualche personaggio in meno, qualche sparatoria in meno, e un racconto un po' più graduale e raffinato del rapporto Yuri-Volodja (che in fin dei conti, si fonda quasi interamente sul flashback di pagg.71-72), la storia sarebbe stata più bella. Mister No dice, nel finale, a Janet che verrà presto a trovarla: dato l'improvviso ritorno a Manaus, sarà purtroppo una promessa difficile da mantenere e, onestamente, preferirei un'altra storia coi russi di New York, piuttosto che la 200esima avventura con il cliente malvivente che dirotta il Piper...
 

 


 
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