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Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?
di Vincenzo Oliva

Come sicuramente sapranno anche coloro che non lo leggono, ma seguono altre testate Bonelli, con il n.273 della serie regolare - Manaus! - il newyorkese Jerry Drake è tornato ad essere il brasiliano Mister No .

Non sembri questo un modo dire: lo stacco tra quello che il personaggio era prima della sua trasferta a New York (ed è tornato ad essere dopo il suo ritorno in Amazzonia) e quello che è stato nella Grande Mela è netto ed è tale da ingenerare quasi un personaggio doppio: lo scanzonato Mister No nolittiano aveva lasciato il campo, nella sua città natale, ad un Jerry Drake più cupo e maturo. Tant’è vero che Luigi Mignacco, l’attuale autore principale dei testi, nello stesso albo che segna il ritorno di Mister No, sottolinea questa dualità del personaggio a livello simbolico: tornato a casa Jerry dismette gli abiti usati a New York e recupera la classica "divisa" di Mister No. Quali siano state le reali motivazioni di questo affrettato ritorno in Brasile (tentativo estremo di recuperare un calo delle vendite, bizze dell’editore/creatore che non riconosceva più la sua creatura, o altro) non è dato sapere; ciò che è interessante analizzare è se questa brusca inversione di rotta della serie abbia o meno apportato dei miglioramenti e se li possa eventualmente apportare.

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Mister No si congeda da N.Y. nel migliore dei modi. Disegni di F.Valdambrini
(c) 1998 SBE

Nella sua bella recensione al n.279 di La foresta dei misteri, Francesco Manetti ha già, in parte, affrontato questo tema; tuttavia una recensione è - per forza di cose - principalmente mirata all’analisi di una singola storia e questo mi spinge a volermi soffermare, qui, con un’attenzione concentrata sul tema generale, senza i limiti imposti dalla necessità di dover parlare di un albo particolare.

Nella recensione di cui si è detto, Manetti cita un ampio ventaglio delle prime, spesso bellissime, storie di Mister No; quelle che lo hanno fatto amare da un pubblico che gli si affezionò (ed oggi divenuto molto più esiguo) e lo hanno anche imposto come una figura di assoluto spicco nella storia del fumetto avventuroso: Guido Nolitta/Sergio Bonelli, principalmente, ma anche Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi hanno saputo costruire storie che rimangono impresse nella memoria, capaci di trasportare - mai banalmente - il lettore nella dimensione del sogno e dell’avventura: la storia della Sfida al Pantanal - n.155/159, che sempre Francesco Manetti definisce giustamente "canto del cigno" del Mister No "amazzonico", fu, tuttavia, un "canto del cigno" di straordinario spessore drammatico, pervaso di una vitalità che allora sembrava ancora inestinguibile: abbandonata l’Amazzonia dopo aver vissuto quella che resta, sicuramente, una delle più interessanti e meglio costruite storie d’avventura degli anni ’80, Mister No andrà a recuperare linfa ed energie in Africa.

Alla base del successo del primo Mister No, quello nolittiano (e poi anche, in parte, castelliano e sclaviano) sembra essere il rapporto stretto, quasi un rapporto d’amante, del personaggio con la giungla - e, in misura minore, con gli altri scenari tipici del sudamerica.

Nei 23 anni e passa della sua vita editoriale, il pilota Mister No ha effettuato decine di spedizioni nel profondo della giungla amazzonica, vivendo decine di situazioni emozionanti, spesso facendole vivere anche al lettore, e donandogli più di una storia eccellente, degna di essere ricordata (per un elenco, seppur parziale, rimando ancora alla recensione del n.279). Un alchimia calibrata di mistero, azione, umorismo, idealismo (fortunatamente non intriso di retorica fine a se stessa), ha reso la miscela di quelle storie perfettamente equilibrata. Lì, il creatore Nolitta/Bonelli ha saputo trasfondere il suo amore reale per i viaggi, le esplorazioni, traducendolo in sceneggiature il cui unico difetto finiva per essere, talvolta, un’enfasi ridondante nelle descrizioni, dettata da un eccesso di entusiasmo.

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Mister No presenta il nuovo look.
Disegni di D. e S.Di Vitto
(c) 1998 SBE
   
 

Come mai allora, abbandonata New York per tornare a Manaus, e ripresi immediatamente i suoi vagabondaggi per la giungla, Mister No non sembra aver recuperato affatto la sua freschezza, e gli albi sin qui visti comunicano un’impressione generale di stanchezza creativa? Apparentemente, tutto è tornato come prima: gli elementi che avevano decretato il successo della serie sono tornati al loro posto e Jerry può muoversi negli scenari a lui più congeniali e che lo hanno fatto amare. Tuttavia, nella realtà, molto è cambiato da allora e due sono le ragioni principali di questa impressione così netta di diversità, di declino che le attuali vicende misternoiane comunicano.

Una prima causa può ricavarsi, abbastanza facilmente, da un’analisi attenta del n.279: come giustamente rilevato dal recensore, quest’albo è un omaggio affettuoso e divertito di Mignacco al Mister No più classico: lo schema del cliente ambiguo (con contorno di bella ragazza) da scarrozzare per la giungla e che potrà solo portare guai è a dir poco archetipico per il personaggio: e non a caso, credo, Mignacco unisce all’omaggio la parodia, per stemperare la portata "celebrativa" della storia. Personalmente ritengo che l"operazione nostalgia" messa in piedi in tal modo sia perfettamente riuscita, con un mix gradevole di ironia ed autoironia, una storia che pur conclusa un po’ affrettatamente non perde mai il giusto ritmo e la leggerezza adatta al clima da commedia degli equivoci che l’autore ha saputo creare. Con tutto ciò, però, proprio quest’albo denuncia in pieno tutti i limiti attuali dell’impostazione di questo "schema classico della giungla".

Sempre Manetti fa rilevare come l’autore stesso sembri ammiccare al lettore, mostrandogli l’impossibilità di ricreare le atmosfere degli anni ruggenti di Mister No. Il perché di questa impossibilità - il perché evidenziato proprio dal n.279 - è tutto nell’essere un omaggio parodistico di questa storia. Un personaggio di carta, al pari di un uomo o di una donna, per vivere deve crescere; e per crescere deve cambiare, non può restare fermo ed immutabile. Un personaggio giunto all’autoparodia, alla divertita citazione di se stesso, sembra aver esaurito le sue capacità di crescita e di rinnovamento - specie se vi arriva in un periodo di stanca creativa - e il gran mestiere di Mignacco può consentirgli di salvare in tal modo una storia e poco altro, non certo di rivitalizzare la serie.

Il lungo viaggio verso New York e la permanenza nella grande Mela - pur tra luci ed ombre, indubbiamente - avevano restituito vigore a Mister No. Le nuove storie avevano rappresentato un momento di crescita per il personaggio. Certo, molto sarebbe stato da calibrare con più attenzione: ad un’amarezza di fondo più accentuata non aveva fatto riscontro un maggior cinismo del personaggio, che sarebbe stato il benvenuto. Dava, anzi, un po’ fastidio l’eccesso di bontà profuso a piene mani dagli autori, che non sembravano avere l’intenzione di sfruttare le potenzialità noir che l’ambientazione a New York offriva. Nonostante questo, è fuori di dubbio che quelle storie abbiano rappresentato una ventata di aria nuova per la serie, un risveglio da un letargo che si trascinava da tempo.

Se il dato delle vendite non ha dato riscontro positivo a queste novità, è anche vero che l’impressione è che non si sia avuta la pazienza di aspettare di far crescere questo "nuovo" personaggio; che non si sia fatto abbastanza per promuoverlo e farlo conoscere, per cercare un pubblico capace di apprezzarlo; infine, che l’editore/creatore non abbia mai creduto davvero a questa svolta nella vita della sua creatura.

Il risultato è che Mister No è ripiombato nella crisi in cui si dibatteva in precedenza, e che, di questa crisi, non si vede l’uscita: il personaggio è "invecchiato" e pare non si vogliano trovare strade per ridargli ossigeno, per cercarne un mutamento evolutivo. I testi appaiono ormai cristallizzati nel ricordo dell’età eroica del personaggio, incapaci di scostarsi da soluzioni narrative sfruttate all’infinito.

L’invecchiamento e la staticità (causa l'uno dell'altra, in un circolo vizioso), non riassumono, però, in toto, le ragioni della crisi dello schema più classico delle avventure di Mister No.

Ve ne è un’altra non meno fondamentale: al suo apparire, nell’ormai lontano 1975, Mister No unisce al fascino dell’avventura pura, esotica, ricca di situazioni e azioni capaci di dare al lettore il senso di stupore che è alla base della migliore letteratura popolare, anche l’assoluta novità (per l’ambito del fumetto popolare italiano, e specialmente Bonelli) di un personaggio iconoclasta, un ribelle caratterizzato, nondimeno, da una calda umanità, da un carattere anticonformista. Per la prima volta il lettore Bonelli non si trova alle prese con il classico eroe tutto d’un pezzo, pieno di sicurezze adamantine, solo occasionalmente (e quasi inintenzionalmente) sfiorato dal dubbio. Mister No è un uomo vero, con le sue molte virtù ed i suoi difetti, che sono forse anche più di quelle. Per molti sarà un’autentica rivelazione e un amore a prima vista. Le caratteristiche nuove (nel senso prima specificato) della serie saranno non meno importanti degli scenari e dell’impianto narrativo nel decretarne il successo.

Ad avere successo sarà, in effetti, non tanto l’ardito pilota, la guida instancabile; e neppure l’amico degli indios e dei deboli: sarà principalmente il bastian contrario, il simpatico ribelle, persino l’ubriacone. Quell’ubriacone sempre pronto a correre dietro le gonnelle, che, però, ha sempre saputo dimostrare per le donne un rispetto che discende da vero amore per l’universo femminile (e questa attenzione per il femminile era un’ulteriore novità nell’ambito del fumetto popolare).

Non è sbagliato affermare che Mister No sia stato un primo passo verso un maggior contatto tra fumetto, per cosi’ dire "colto", e fumetto di maggior consumo: sul suo solco si muoveranno poi Ken Parker e Martin Mystère e, più recentemente (e dopo serie eccellenti ma di maggior impatto a livello popolare), Napoleone .

Ad essere andata perduta è dunque la carica iconoclasta del personaggio: come anche Tex, Mister No ha lasciato per strada la carica dirompente di novità di cui era portatore agli inizi. Tex, tuttavia, ha saputo passare indenne attraverso i rivolgimenti del gusto popolare avvenuti nei suoi 50 anni di storia grazie ai continui, ma quasi impercettibili, aggiustamenti di rotta operati dagli autori. Il Tex delle origini è molto diverso da quello di oggi, che ha acquistato una maturità che prima gli era ignota; questa "crescita", come detto, non è avvenuta per Mister No, e dunque la perdita della sua forte connotazione di ribelle, lo scemare della sua carica di novità, scavalcata dai personaggi apparsi nel frattempo, è risultata molto più pesante che per Tex: è risultata decisiva.

Quale sarà il futuro della serie non è dato sapere. Potrà persino recuperare nei dati di vendita, tuttavia appare certo che la parabola artistica del personaggio - a meno di ripensamenti e di una ricerca di nuove soluzioni - sia giunta alla fine: se anche questo Mister No di oggi sopravvivesse altri 23 anni, lo farebbe senza dire più nulla di veramente interessante.
 

 


 
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