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" Dreamland"

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recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Il giallo è un genere trasversale, in casa Bonelli. Su questo possiamo essere tutti d'accordo. Le indagini intorno a un crimine, solitamente l'omicidio, oltre a essere il tema precipuo di ben tre serie (NR, JU e NP, seppur con ampie differenze di approccio al genere), fanno capolino spesso e volentieri in tutte le altre testate.

Però, fino a prova contraria, Mister No non è una serie gialla e non dovrebbe esserlo. Se una crime story una tantum è giustificabile, un po' più più indigesto è il ricorso sistematico a fiacchi gialletti per riempire la scaletta mensile: Mignacco si è affidato a strutture gialle per la storia del ritorno a Manaus (MN 273/274), per l'atipico n.279 "La foresta dei misteri", per il claustrofobico "Tempesta sul Rio Amazonas" (n.284/285) e poco prima anche per lo speciale "Giungla d'asfalto" (MN SP12).

"Mister No non è una serie gialla e non dovrebbe esserlo"    

Decisamente un po' troppe negli ultimi tempi, visto che la serie dovrebbe essere catalogata come "d'avventura". Non che Mister No nei gialli di Mignacco si tramuti in una sorta di Miss Marple col brevetto da pilota, ma è difficile non far risultrare posticci l'azione e il dinamismo se l'intelaiatura dell'intreccio appartiene a tutt'altro genere.

E se a qualcuno può fare spallucce di fronte a un'accademica critica su etichette forse un po' superate in quel gran calderone che è la cultura post-moderna, temo che nessuno potrà catalogare le storie sopracitate tra la miglior produzione misternoiana recente (esclusa forse "Giungla d'asfalto").

Se è un peccato veniale far indossare a Jerry i panni del detective, è un peccato capitale quello di non riuscire a svicolare da uno schema prevedilissimo:

  • a) esposizione in stile Cluedo di tutti i possibili colpevoli (cioé tutti, tranne Jerry e i comprimari fissi -ma non Esse-Esse, che con quella faccia da nazi il sospetto è assicurato di default);
  • b) ecco il colpevole, nell'idea dello sceneggiatore: è sempre un povero tapino evidentissimamente innocente;
  • c) Mister No -e non si sa come- ha capito tutto e ammanisce al perfidone, sempre un fior di ascoltatore (meglio del Telefono Amico), una lezione su come e perché ha commesso il suo crimine;
  • d) ovviamente il perfidone si incupisce, prova a sparare (variante: a fuggire) e viene impallinato da Mister No (variante: da uno dei comprimari).
L'alternativa al punto c) è il
  • c bis): Mister No non ha capito nulla e viene pestato-catturato-legato dal perfidone; da cui, il
  • d bis) il perfidone, un fior di oratore (meglio di Vittorio Sgarbi), ammanisce a Mister No una lezione su come e perché ha commesso il suo crimine;
  • e) Mister No viene liberato da un comprimario (variante: viene lasciato per morto ma è solo una ferita superficiale alla tempia), il perfidone si incupisce, prova a sparare (variante: a fuggire) e viene impallinato da Mister No (variante: da uno dei comprimari).

Questo "Dreamland" non si discosta granché dai cliché elencati: Mignacco prova a speziare la storia con una serie di citazioni ma l'indice dello stuporimetro non sale granché. L'inizio apparentemente in fantasia è vieto e sorpassato per chi bazzica le pagine di Dylan Dog da un decennio e più . Il curioso bonus di 12 pagine (chissà perché, chissà qual era la destinazione di questa storia...) non è minimamente sfruttato da Mignacco, i cui personaggi, stavolta, non si elevano da un piatto macchiettismo.


DISEGNI
Alessandro Bignamini    

(16k)
Leggera come una piuma. Disegni di Bignamini
(c) 1999 SBE
   
 

Se i testi, pur senza sgrossi svarioni, non fanno sobbalzare il lettore sulla sedia, ben altro impatto hanno le tavole realizzate da un sempre più convincente Alessandro Bignamini. Impressionante il dettaglio raggiunto nelle sue vignette, palesato sin dall'incipit, in cui il chiaroscuro netto, sostenuto da un tratteggio rigoroso nei piani più ravvicinati, colpisce per solidità e impatto.

Davvero originale e suggestiva, nonché molto efficace grazie al carboncino appena accenato e al layout, la doppia splash page con lo sguardo in soggettiva di Mister No sul fumetto di Matty il marziano. Esempio piuttosto raro di pagina metafumettistica (ricordiamo qualcosa di simile in alcune storie di Sclavi e su Cybersix).

La sua Dreamland è un piccolo regno dell'incubo presentato al lettore con sguardo nitidissimo, ma non banale, ravvivato da un gioco di inquadrature vario ma pur sempre leggibile. Il tratto precisissimo, per contro, risulta poco coinvolgente, piuttosto freddo, in questo non aiutato dall'anonimato della storia.

Per coniugare in maniera migliore qualità tecniche con resa emozionale, lo aspettiamo a una storia di impianto più realistico e drammatico, memori degli ottimi risultati del suo esordio (246 "Fuga dall'inferno").



GLOBALE
 

Ottimi disegni, storia banale colorata da citazioni e ammiccamenti vari: un classico made in SBE.

 

 


 
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