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Sog. e Sce. Michele Masiero
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Questo nuovo episodio bellico di Mister No ha presentato più ombre che luci. Michele Masiero, curatore della serie, è l'autore che negli ultimi anni, dopo l'appannamento delle storie del Mignacco post saga di New York, ha firmato alcune delle sceneggiature più interessanti, evidenziando grande passione e attenzione verso Jerry e la sua psicologia, nonché cercando di recuperare il fascino delle ambientazioni, pur con soggetti non sempre entusiasmanti (come nel recente "Sotto il cielo di Manaus", n.344).
| "... è proprio la sceneggiatura a non aver raccolto le potenzialità del soggetto..." |
| Purtroppo, nel presente episodio, è proprio la sceneggiatura a non aver raccolto le potenzialità del soggetto, indebolendo quest'ultimo e procurando un senso di disorientamento alla fine della lettura. Qual'era lo scopo di questa storia? Non quello di mantenere la suspence: sin dall'inizio sappiamo che Matt Stone è morto in guerra (pag.9 del n.345 e, ancora prima che parta la missione con il compito di ritrovarlo (pag.73 del n.345), al lettore è fugato ogni dubbio sulla bontà della versione dei fatti riportata da Colter e compagni.
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Matt Stone e Jerry Drake
disegno di Renzo Calegari (c) 2004 SBE
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Se lo scopo della storia era raccontare chi fosse l'uomo Matt Stone, come suggeriva il titolo del primo episodio, non ha raggiunto l'obiettivo: la caratterizzazione di Matt non è tale da renderlo interessante o persino credibile nelle sue scelte estreme (vedi il suo sacrificio finale), e anche la sua amicizia con Mister No (uno dei valori fondamentali del pilota) è superficiale. Un altro elemento potenzialmente intrigante del soggetto, i crimini che ogni guerra si porta dietro, scade in una soluzione da educande, osando molto poco se si pensa a situazioni come quella de "Le belve" (NN 111).
In generale, è la suddivisione della sceneggiatura ad essere stata poco felice. Nelle 188 tavole della storia è troppo lungo il flashback della "diserzione" di Matt (pag.31-52 del primo episodio), che poi viene ben presto sconfessato. Il finale è, invece, troppo concitato e condensato: quando a pag.80 del secondo episodio Jerry espone il suo piano per salvare la pelle, viene da chiedersi "Ma siamo certi che la storia termini a pag.98?". La storia terminerà, come da regolamento, a pag.98, sacrificando altri aspetti che meritavano un approndimento: il ritrovarsi e l'operare di Jerry e Matt con i commiltoni che li avevano traditi e la difficile marcia di una cinquantina di persone indigene, in maggioranza donne, anziani e bambini (troppo marginali nella storia) in territorio nemico e con pochi soldati a loro sostegno. Il classico "arrivano i nostri" al momento giusto chiude la vicenda.
| "Ci ha fatto piacere rivedere il Mister No impulsivo, provocatorio e pronto a fare a botte per difendere il nome di un amico" |
| Tutto negativo allora? No. Ci ha fatto piacere rivedere il Mister No impulsivo, provocatorio e pronto a fare a botte per difendere il nome di un amico (come nella sequenza delle pag.57-64 del primo episodio, vedere anche la frase), vale a dire quello che si è guadagnato il soprannome di battaglia rispondendo "No". Ben gestita anche la ricostruzione del momento storico della guerra e tutto quello che precede l'arrivo al villaggio indigeno: dal senso di isolamento di Jerry, visto con sospetto dai suoi commiltoni, alle loro interazioni (ma i soldati non spiccano mai come singole persone) e agli scontri con i giapponesi.
  

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Renzo Calegari
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Grande era la curiosità di vedere Renzo Calegari cimentarsi sulle pagine di Mister No. Il suo lavoro, dal tratto sintetico e pulito, con poche essenziali ombreggiature, è straordinariamente efficace ed affascinante negli scenari e nella ricostruzione degli ambienti (isola di Corregidor e penisola di Bataan). Si veda la vignetta seguente, semplice, completa ed evocativa allo stesso tempo. Oppure le vignette delle sequenze didascaliche (pag.12-13, 75, 79-80 del primo episodio, pag.33 del secondo), vere e proprie illustrazioni da enciclopedia bellica.
 Soldati disegno di Renzo Calegari (c) 2004 SBE
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Sono molto altalenanti e discontinui, invece, i primi piani e, in generale, la riconoscibilità dei personaggi. Con l'eccezione di Jerry (che però, nel 1942, non mostra un ringiovanimento tale da sembrare il ragazzo ventenne che dovrebbe essere, vedere per es. la prima vignetta di pag.35 nel n.346), i soldati soffrono della "sindrome dell'elmetto", che impedisce una loro identificazione certa. Non solo: i vari Fowley, Matthews e Colter hanno tratti somatici che spesso si confondono e rimescolano tra loro, dando un aspetto più massiccio o più esile a seconda dei momenti (Colter, ultima vignetta di pag.37 e 38 nel secondo episodio). Romano, unico soldato con i baffi ;-), è il solo ad essere sempre distinguibile.
| "i soldati soffrono della "sindrome dell'elmetto"" |
| L'espressività è generalmente adeguata, con alcune eccezioni (n.346, pag.89, penultima vignetta, dalla quale non si direbbe che Jerry stia lanciando un drammatico avvertimento).
  
Delle due copertine di Roberto Diso, assente dai disegni della serie da ormai tre anni (precisamente dal n.310/311) in favore di Tex :-(, soltanto la prima merita di essere ricordata per costruzione, colorazione e precisione del tratto.
Dopo "Guadalcanal!" (n.301/303), trilogia poco soddisfacente ma che se non altro andava a coprire una lacuna effettiva nella biografia di Jerry (mentre questo doppio episodio si svolge in un contesto già sviluppato, vedere la scheda della storia), "Storia di un soldato" è un altro mezzo passo falso nel passato bellico di Mister No, una volta garanzia di interesse e qualità. Ormai si direbbe, invece, che la situazione stagnante della serie si sia allargata anche a quel filone parallelo. E i giochi sembrano ormai fatti...
| "i giochi sembrano ormai fatti..."" |
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Recentemente Stefano Marzorati, responsabile dell'ufficio stampa della Sergio Bonelli Editore nonché sceneggiatore di Mister No, ha infatti annunciato la chiusura della serie entro il prossimo anno. Se così sarà, speriamo per lo meno che si chiuda con storie più grintose di quelle degli ultimi tempi, anche se questo acuirebbe ancora di più quella tristezza e senso di saudade che, malgrado le critiche che abbiamo riservato alla gestione della serie negli ultimi anni, come lettori di vecchia data stiamo già provando.
Per ulteriori note ed informazioni, vedere anche la scheda della storia
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