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Sog. e
Sce. Luigi Mignacco
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I numeri centenari delle varie testate bonelliane solo raramente riescono ad essere "speciali" come l’occasione vorrebbe e i lettori auspicherebbero - non fosse altro per l’eccezionalità del colore - ma questa avventura di Mister No, che ne celebra anche il venticinquennale, appare non solo ordinaria, ma lo specchio più fedele ed emblematico della crisi della serie.
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i tre protagonisti, disegno di Diso
(c) 2000 SBE
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E’ strano parlare di crisi per un personaggio che negli ultimi tempi ha vissuto almeno due avventure di alto livello - la prima nel secondo maxi "C’era una volta a New York" e la seconda nello speciale n.14 "Hell’s Angels" -, ma in realtà proprio quelle due storie ambientate lontano dall’Amazzonia e dagli scenari che hanno fatto la fortuna della creatura nolittiana, non fanno che evidenziare ancor di più la crisi del Mister No "classico".
Sulla stanchezza creativa degli autori e sul logoramento degli abituali schemi narrativi ho avuto occasione di dilungarmi quasi due anni fa in un articolo sul rapporto tra Mister No e la jungla, al quale rimando per le considerazioni generali.
"Una storia classica che più classica non si può"
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Per il resto, in questa storia ci sono tutti - ma proprio tutti - gli elementi che hanno caratterizzato questi venticinque anni di avventure: c’è una bella scena con animale feroce in apertura dell’albo, c’è la bella fanciulla in pericolo, c’è qualcuno che vuol far vedere di essere più in gamba di Esse-Esse con il coltello, c’è la storia di un’amicizia tradita, c’è il ragnone (probabilmente velenoso) ammazzato al volo con il coltello da Esse-Esse, c’è un indio che si è venduto alla civiltà dei bianchi (e quindi è cattivo...), c’è la tribù di indios (yanoami) puri e ingenui, ancora incontaminati dalla malvagità dei bianchi e tra i quali i bianchi porteranno il "peccato" e c’è anche la figura di padre Alfonso, classico missionario eccentrico. Non manca neppure l’inevitabile scazzottata tra Jerry e Kruger, in piena foresta e con il pericolo di essere inseguiti dai "cattivi".
Ancora di più, ovviamente, c’è Mister No con il suo modo di essere e di fare, quel misto di umanità e bravaggine con le donne, di amore per l’avventura e senso dell’amicizia, quella sua ansia di essere accanto ai più deboli. Se manca qualche elemento forse è perché in 94 tavole non c’era più posto :-).
"Quello che un tempo faceva di Mister No un personaggio fresco, oggi ne fa un personaggio stanco"
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Tutti questi elementi hanno costituito a suo tempo la peculiarità, la novità di Mister No nel panorama fumettistico italiano, ma oggi questo personaggio non convince più. I tempi sono indubbiamente cambiati in venticinque anni, la personalità di Mister No appare ormai anacronistica e - molto più importante - quelle convenzioni narrative si sono usurate. Questo conduce a un secondo e più importante punto: con un personaggio sorpassato e schemi abusati, è la freschezza delle storie a risentirne. Prendendo oggi in mano i vecchi albi di Mister No è facile rendersene conto: storie cronologicamente vecchie, perché scritte negli anni ’70, mantengono un’invidiabile freschezza, pur nell’ingenuità che a volte affiora, mentre una storia come questa, appena pubblicata, è però nata già "vecchia", perché scritta con uno spirito ormai troppo lontano da quello delle origini misternoiane. Spirito ormai irrecuperabile.
In occasione di questo numero tricentenario, Luigi Mignacco ha voluto rendere omaggio al Mister No più antico, ripescandone dal passato il personaggio di Anouk Remy, apparsa addirittura nei nn.6 e 7. Anche con il personaggio di Anouk la differenza tra il passato ed il presente è evidente e denuncia ancora lo scadimento degli schemi più consolidati delle avventure di Jerry Drake. Infatti, del personaggio di quella giovane e fresca ragazza francese - di volta in volta ingenua e sprovveduta, romantica, maliziosa, impaurita, coraggiosa, innamorata, simpatica, testarda, dolce, determinata e petulante - resta solo la petulanza. La distanza tra il Guido Nolitta di allora ed il Luigi Mignacco di oggi è data dalle centinaia di albi che nel frattempo hanno saturato la serie.
Su un soggetto così abusato, Mignacco imbastisce poi con professionalità una normalissima storia che si lascia leggere senza fremiti: dialoghi e personaggi hanno poco da dire perché nulla sembra più da aggiungere dopo tanti albi simili a questo.
  

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Roberto Diso
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Quasi che volesse conformarsi ai testi non esaltanti, anche Roberto Diso appare sotto tono; certo ben al di sotto del suo standard.

l'inizio di Diso (c) 2000 SBE
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Più precisamente la sua prova scorre su un doppio binario: infatti le scene in cui Diso ritrae gli scenari amazzonici, con la flora e soprattutto la variopinta fauna della regione, mantengono intatto tutto il fascino che egli ha sempre saputo imprimere nelle sue descrizioni naturali, ed anzi il colore non può che esaltare questi passaggi: si veda ad esempio la bella sequenza che apre l’albo.
"Straordinari come sempre i paesaggi di Diso"
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Elegante narratore dei vividi, selvaggi ambienti della foresta e del Grande Fiume, Diso li rende esaltanti per il lettore: vivi, anzi più: brulicanti di vita; la più varia e ricca di forme. Per lui, da questo punto di vista, il tempo sembra essersi fermato a un quarto di secolo fa (si vedano di nuovo i nn.6 e 7 a titolo di esempio): le vignette continuano a traboccare dell’energia vitale della foresta, a comunicare al lettore il senso pieno dell’avventura, della ricchezza della natura, della sua pericolosità unita all’innegabile aura romantica.
A suo agio come sempre nella foresta, Diso non convince per nulla nei ritrarre i personaggi della storia. Non tutti e non sempre, ché, ad esempio, le maschere di Cassius - classico "buono" travolto dagli eventi e dalla voglia di fare il "colpaccio" - e di Toledo - viscido e ambiguo - sono molto ben caratterizzate.
Purtroppo sono gli attori principali a convincere di meno. Anouk, Mister No ed Esse-Esse sono spesso piatti e scarsamente espressivi, caratterizzati in più di un occasione con una fissità che sottrae dramma e tensione ad una storia che ne ha già pochi di suo.
"Poco espressivi i tre principali protagonisti "
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A puro titolo di esempio si vedano i primi piani di Jerry alle pagg.6, 35, 39, 63, 66, 80, 89; o di Esse-Esse alle pagg.10, 17 (con l’assonnata espressione porcina), 81, 90; ma il volto di Kruger dà come l’impressione, lungo tutto l’arco dell’albo, di essere quasi stato tirato via, in modo particolare nelle inquadrature in secondo piano. L’Anouk di questo n.300, poi, è quasi irriconoscibile a confronto con la creatura solare e vivace che Diso stesso aveva disegnato venticinque anni fa; creatura che con il suo castigato spogliarello di allora (albo n.6, "L’uomo della Guyana") aveva certamente provocato piacevoli turbamenti nei lettori - compreso il recensore :-). Questa Anouk difficilmente avrebbe sortito lo stesso effetto. Diso non trova forse ispirazione nel testo, così che la sua Anouk odierna è una donna priva di attrattive, spenta ed inespressiva, ed anche incerta graficamente: un confronto tra i primi piani delle pagg.9 (o 40 e 44), 64 e 66, 72, 75, 83 lascia un fondo di perplessità, ed il rimpianto per l’essenziale eleganza del segno con il quale l’artista l’aveva ritratta in passato.
Incerto e "povero" lo ritroviamo anche negli sfondi in interni: le casupole del villaggio dei "diamanteiros", il villaggio yanoama e l’abitazione del frate, non brillano davvero per la cura dei dettagli.
  
"... Si può amarti oppure odiarti, Mister No... ma è impossibile cambiarti!"
E’ con queste parole che Anouk chiude l’albo, ed esse sembrano davvero racchiudere il destino della serie.
"... Si può amarti oppure odiarti, Mister No... ma è impossibile cambiarti!" Parola di Anouk!
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Tornato a vivere le sue avventure nella jungla amazzonica, Mister No è tornato anche alla routine abituale, che già declinava all’epoca del grande sconvolgimento che subì la sua vita a partire dal bellissimo n.241 "Vento rosso" (vedi il caso, della coppia Mignacco&Diso), e che lo portò a New York, dove il personaggio acquisì nuova linfa e nuove prospettive narrative, acquisendo anche una nuova maturità umana, naturale conseguenza delle varie traversie che lo avevano colpito.
In seguito si è deciso bruscamente di interrompere la nuova impostazione della serie, che è così tornata a vivere le stanche e ripetitive avventure degli ultimi due anni. Quali che siano stati i motivi che hanno portato all’inversione di rotta, oggi Mister No è un personaggio fiacco e sorpassato, ad eccezione delle occasioni in cui ci vengono narrate sue storie lontano dal Brasile.
Un’ultima considerazione, in chiusura, per la copertina: anonima con quel 300 "sparato" in piena evidenza. A un artista come Diso si sarebbe potuto assegnare un compito più gratificante.
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