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" Vite passate"

TESTI
Stefano Marzorati
DISEGNI
Stefano e Domenico
Di Vitto


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Ormai travolto dalla Sindrome del BVZM - quella che fa consegnare i pezzi al martedì quando la chiusura del numero era domenica pur avendo avuto DUE mesi di tempo per scriverli ;-) - mi ritrovo a ripensare la storia in questione, prima della rilettura di rito. E, francamente, non la ricordo, se non per sommari capi.

Escludendo il deterioramento del mio encefalo, non è un buon segno per la testata: l'ennesima conferma che il ritorno a Manaus è stato un pessimo servizio al personaggio. Non fomentiamo inutili polemiche su quello che è stato, che avrebbe potuto essere e che invece sarà, ma gli autori di MN sembrano pugili suonati, incapaci di reagire a quello che si configura sempre più come un vero K.O. Le storie del Mister No post-New York assomigliano a pallidi fantasmi che si aggirano evanescenti tra le macerie del passato che fu: mesti, silenziosi, senza neppure ululati o strepitii di catene, condotti per mano da sceneggiatori che paiono non credere minimimamente nelle storie che raccontano. Sarà un caso se gli unici palpitanti sussulti sono venuti dalle storie non sudamericane, l'ultimo Speciale e l'ultimo Maxi?

Le recenti storie del Mister No di Manaus non sono, ben inteso, simili a certi obbrori che il marchio Bonelli ha buttato in edicola di recente -sfogliate gli ultimi what's new e cercate i voti sotto al 20% :-)-, ma sono racconti senz'anima, sterili, ordinari e niente più. Questa avventura con i fratelli Crocker, che ripropone l'ennesimo sequestro del Piper di Mister No, con Mister No annesso ;-), è un action-thriller che non decolla mai, vittima dei soliti difetti di Marzorati: troppi personaggi, con troppo "pregresso" rispetto alla vicenda raccontata, Mister No defilato dal cuore del racconto e incoerente nei comportamenti, finale "a tutta pallottola" tirato via.

La storia è ora troppo lineare (si pensi al modo in cui Jerry viene trascinato nella vicenda), ora troppo frammentaria e arzigogolata, soprattutto quando Marzorati si lascia prendere la mano dalla sua passione, in altre sceneggiature redditizia, per i personaggi secondari, inventandosene alcuni anche quando non ve ne era alcun bisogno (l'impiegato della compagnia petrolifera, ad esempio: i Crocker lo rapiscono perché sembra una figura essenziale per il successo della rapina, questi muore alla prima pallottola e i Crocker -e con loro i lettori- si accorgono che un po' di dinamite può supplire egregiamente alla bisogna...) o sovraccaricando le aspettative dei lettori con personaggi che sembrano le chiavi del plot e poi si rivelano meri ninnoli (penso a Duarte o al Serg. Ibañes, protagonisti di una scena madre fine a se stessa). Il finale, poi, riserva a Mister No un ruolo del tutto inaccettabile: patetico spettatore in balia degli eventi, salvato dal provvidenziale aiuto di uno sconosciuto che crede in lui chissà perché, sacrificato dal cuore del racconto senza che l'eccentricità del protagonista ritagli memorabili figure secondarie.

L'impressione di straordinaria ordinarietà di questa doppia viene acuita, e non è un caso, dai disegnatori più straordinariamente ordinari della testata (se non dell'intera SBE), gli immarcescibili Di Vitto. Abbandonato il segno naïf ma tridimensionale delle loro prime uscite (Pantanal in testa), disegnano immutabili con buono storytelling e mediocre gusto estetico (peraltro non richiesto su una serie come MN). I volti dei personaggi di contorno, sempre uguali storia dopo storia, non si faranno ricordare neppure stavolta.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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