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" Le notti di Bahia"

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la capoeira

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Ho camminato con (uno) Zumbì
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Una storia ambientata nel Sertao porta molte reminescenze ai misternoiani di lungo corso. Impossibile dimenticare, soprattutto, la prima, drammatica, escursione di Jerry nel Nordeste brasileiro, nell'ormai mitica "L'ultimo Cangaceiro" (MN 3/5, 1975). Ma anche i successivi "Il profeta" (n.116/119), "Il Re del Sertão" (sp3) e anche il più recente "Capitan Vendetta" (almanacco '94, unica storia di Boselli per Mister No) hanno sicuramente lasciato un buon ricordo nei lettori.

Quando una storia, oggi, va a riprendere un tema tanto onusto di gloria e di ricordi, è come se lo sceneggiatore si giocasse una sorta di jolly: è indubbia l'aspettativa che si crea nel lettore, ma altrettanto inevitabile il sottoporsi alle forche caudine del confronto col passato.

Nel duro match con Nolitta e Boselli, si può dire con certezza che Mignacco non esca trionfante. Ma possiamo ritenere già un risultato accettabile il fatto che, se questa doppia cade, almeno cade in piedi. Certo, le fa difetto il pathos estremo dell'Ultimo Cangaceiro, la macabra scanzonatezza del Re del Sertão o la lucida denuncia sociale del Profeta e di Capitan Vendetta. Però, Mignacco imbastisce una storia che si legge tutta d'un fiato, con sequenze d'azione non banali e con una buona messa fuoco della psicologia di Mister No.

"E' piacevole rivedere il Jerry nolittiano"
   

E' piacevole rivedere il Jerry nolittiano, quello che non teme di gettarsi nella mischia per amicizia anche quando le condizioni sono disperate (forse persino eccessiva la spavalderia con cui accetta di cacciarsi nella tana del nemico), ma anche lo stesso che sa dire un "NO" chiaro e netto ai potenti (bello il passaggio in cui la sua pista si divide dall'ormai sanguinario Terreiro da Sousa). E' piacevole, perché nella trasferta nordamericana, troppe volte gli autori (il blueseggiante Marzorati in testa) si erano lasciati scappare la mano, enfatizzando eccessivamente la vena intimista e malinconica di Mister No.

La novità della storia è l'inserimento nella saga della comunità nera di Bahia e di una delle sue tradizioni, in particolare, la capoeira. La danza-arte marziale è illustrata ai lettori con perizia mystèriana, ma non il suo utilizzo non è meramente didattico e, anzi, l'inserimento dei capoeristi dimostra nel secondo albo tutta la sua importanza ai fini della trama, rivelandosi una piacevole variazione sul tema.

Quello che manca a questa storia, in fin dei conti è, allora, l'anima. La storia si rivela insospettabilmente fredda, patinata per un racconto in cui si parla di conflitti razziali, di leader messianici, di rivolgimenti sociali. Molti dei personaggi sembrano agire in preda a un sacro fuoco: così i seguaci di Zumbì, così Lincoln da Sousa dopo il rapimento di Miranda, così lo stesso, ascetico, Mestre Zulu. Eppure, la narrazione comunica poco delle passioni che mostra: l'intreccio sembra concentrasi più sui meccanismi narrativi interni che sui personaggi. Mignacco sembra sudare sette camicie per tenerci nascosta la vera identità di Zumbì, ma quando si arriva al sipario il pubblico si accorge che la narrazione lineare, naïf se vogliamo, di Nolitta, focalizzata a esaltare al massimo poche, ma indimenticabili sequenze drammatiche, si rivela più adatta a un tema intrinsecamente ricco di trasporto come il Sertão.

Insomma, alla fine di questa doppia Mignacco ci fa la sconvolgente confidenza che Zumbì è in realtà il fedele braccio destro di Terreiro da Sousa, ma la rivelazione non resterà nei ricordi dei misternoiana, confusa tra decine di altri colpi di scena che la serie si premura di offrirci ogni mese. Gli stessi appassionati che, invece, non dimenticano le due tavole in cui le "superate" didascalie nolittiane commentano con asciuttezza il massacro dei compagni di Capitan Corisco (n.5, pag.16/17) o la morte atroce di Padre Otavio, lapidato dai fanatici del Profeta Geraldo Ribeiro sul n.118 (pagg.34/38).

Alla complessiva freddezza della storia contribuisce il cast dei personaggi, molti dei quali sono abbozzati, o troppo bidimensianali per coivolgere fino in fondo. Miranda, in fin dei conti, non è nulla di diverso della Lois Lane del Superman d'annata: casto oggetto del desiderio che si caccia nei guai quasi apposta, giusto per consentire all'eroe di far bella figura col suo arrembaggio. I Capoeiristi sono meri scudieri dell'eroe, con l'eccezione di Margarida, la cui fiera consapevolezza "di classe" (vedi l'arringa finale) unita alla sua abilità nel menare le mani (pardon, i piedi ;-) la rendono candidata a un futuro ritorno in scena. Lincoln Terreiro da Sousa non è un cattivo banale, ma la sua trasformazione in cruento reazionario è un po' brusca e sostanzialmente troppo marcata.



DISEGNI
Orestes Suarez    

(20k)
Margarida e la capoeira. Disegni di O.Suarez
(c) 1999 SBE
   
 

Se Mignacco si guadagna un biglietto "ritenta, sarai più fortunato!" nel concorso per affiancare Nolitta nel cuore dei misternoiani innamorati del Sertão, Suarez, invece, si dimostra degnissimo continuatore del lavoro di Bignotti, Diso e Civitelli. Il segno sporco, latino, del cubano (il cui nome guadagna una "s" finale nel tamburino... mystèro!) illustra alla perfezione la polvere del Nordeste, il suo tratteggio molto chinato disegna bene la rabbia e il fanatismo sui volti dei neri seguaci di Zumbì. Vien quasi da ripetere la frase che, tipicamente, si sente dire rivolta alle prove texiane di Ortiz: "fa una polvere così vera che sembra di respirarla".

L'unico difetto da limare sembra essere, ancora, nella rappresentazione del volto di Mister No: notate come, stranamente, nelle prime tavole del n.287 il look di Jerry torni ad assomigliare a quello definito da Ferri, con tanto di zazzera a caschetto che col lavoro di Diso è stata completamente dimenticata.

La bellezza guerriera di Margarida spicca per fascino e singolarità, la boria aristocratica di Terreiro da Sousa trova un giusto contraltare nella sua gamma espressiva: nel complesso, davvero buona la recitazione di tutti i personaggi e la resa degli ambienti.



GLOBALE
 

Se i testi non sono esenti da pecche, questa doppia resta in ogni caso una prova superata positivamente, visto il tema spinoso con cui si confrontava. Un brivido di noia, scorre invece giù per la nostra schiena misternoiana quando la preview del prossimo numero ci annuncia l'ennesimo "villaggio nascosto"....

 

 


 
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