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" Tempesta sul Rio Amazonas"

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Flor

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Ma come, non glielo avevano detto? Che i viaggi su acqua sono molto più pericolosi di quelli per aria. Possibile che "Titanic" non abbia insegnato nulla? Così, sballottato dalla furia del Rio Amazonas, Mister No si troverà a fare buon viso a cattivo gioco e a pensare, parafrasando il poeta di Recanati:

E il naufragar m'è dolce in questo fiume
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Leggendo una storia come questa viene naturale concludere che, davvero, l'arte del racconto è una miscela arcana e niente affatto scientifica, se anche un narratore ben rodato ed esperto può vedersi sfuggire di mano una storia scaturita da un nucleo iniziale promettente.

Prendiamo la materia grezza di questa doppia: una donna in fuga, il nostro alle prese con un duplice pericolo (la natura e un misterioso assassino), ma soprattutto la forzata convinvenza di un gruppo eterogeneo di persone ognuna delle quali cela oscuri segreti.

Purtroppo, partendo da questi spunti teoricamente interessanti, Mignacco sviluppa la storia in maniera tutt'altro che impeccabile: dopo un incipit intrigante, i dialoghi perdono mordente, i buchi logici nella sceneggiatura si susseguono, i personaggi non riescono a volare alti quanto la storia richiederebbe.

Fino all'affondamento della Warsawia, la storia fila abbastanza liscia: nulla di particolarmente inventivo, i topoi della serie ci sono tutti (Mister No e la bella cliente, l'imprevisto dell'aereo, la navigazione fluviale, la natura ostile, etc.), non manca qualche incongruenza, ma fondamentalmente il racconto è andante con brio.

Il naufragio ribalta le carte in tavola e mette fine al lungo preambolo: i personaggi si trovano catapultati in una situazione poco invidiabile, osteggiati da una natura non amica, ma soprattutto preda di una reciproca mancanza di fiducia.

"Julia è una donna vera, soggetta ad umori e sentimenti veri (..)"
   

La storia vorrebbe transitare su un registro di claustrofobica inquietudine. Ci riesce? No, e affonda proprio come la Warsawia (un po' più lentamente, a dire il vero ;-). Colpa della sabbia che l'autore getta stesso negli ingranaggi del racconto .

Partiamo dal lembo di terra su cui i nostri trovano riparo. Il secondo albo si intitola addirittua "Senza via di scampo": è una situazione disperata, o per lo meno pericolosa? Nonostante le chiacchiere dei vari personaggi, no. Passata l'ondata la situazione è relativamente tranquilla. Mignacco paventa ai lettori pericoli per bocca di alcuni personaggi (indios ostili, belve) che fa immediatamente fugare per bocca di altri. Quando avviene il primo (e unico) scossone narrativo, ovvero la morte violenta di Felix, nessun lettore crede più minimamente alle parole di Mister No: "Ora c'è una minaccia reale davanti a noi!". E' ovvio che si tratti di una morte accidentale o, al limite, di un omicidio di Corinna. Quando poi salta fuori un vero pericolo, il garimpeiro folle (cosi simile a un altro pazzo tratteggiato da Mignacco neanche troppo tempo fa, ovvero il naufrago di "L'isola dei giorni perduti", n.244), la comparsa è così estemporanea e così poco giustificata dagli elementi precedenti da strappare nulla più che una reazione di noia e disappunto.

Veniamo ai compagni di naufragio di Mister No. Intorno a loro dovrebbe ruotare tutta la tensione dell'episodio. Ma Mignacco smonta scientemente ogni meccanismo di suspense. Chi è Corinna, sembra chiedere Mister No ai lettori per tutto l'episodio. Una spietata assassina o una fuggiasca spaventata? I lettori, però, sanno benissimo la risposta, se hanno letto cum grano salis la sequenza iniziale, in cui Corinna fa fuori Camacho. Così, i continui tentativi di intorbidare le acque risultano fiacchi e senza mordente (morte di Felix compresa).

Ancora più palese la non-ambiguità del Dr.Adler: appena gli altri lo adocchiano, ecco fioccare giudizi perentori. "E' antipatico", "Mi dà i brividi", e via su questo tono. Ma che avrà fatto mai il poverino per meritarsi tanta riprovazione? Se uno non fa il compagnone, se non ama il gioco delle carte, se puntualizza il suo titolo ("Dottor"), in Amazzonia viene bollato automaticamente come tipo sospetto ;-) ? Ridicolo che Jerry, dopo "l'impalamento" di Felix, faccia insinuazioni sul buon dottore, quando la prima a dover essere messa sotto torchio era Corinna, l'unica testimone oculare della morte. Ancor più ridicola la scusa imbastita per così tanta scontrosità: il riserbo del Dr.Adler era dovuto solo alla paura di non urtare la sensibilità dei suoi compagni diffondendo la terribile notizia della sua assistenza ai lebbrosi. Neanche Mister No & c. fossero stati un gruppo di contessine snob mitteleuropee...

La figura del falso frate Leon è a sua volta vittima di un malinteso: Mignacco è forse convinto che nessuno abbia capito la reale natura laica del fratacchione, e che il lettore sobbalzi sulla poltrona dalla sorpresa per la rivelazione di Flor (n.285, pag.40). Ma fino a quel punto, tali e tanti erano stati gli ammiccamenti al lettore sulla scarsa spiritualità del barbuto Leon che risulta davvero goffa e fuori luogo la reazione di Mister No. A che pro inseguire con tanta furia il finto-frate/vero-evaso? E' forse un poliziotto, Jerry? E dove poteva fuggire, in piena giungla, Leon? Visto che l'inseguimento con relativa scazzottata viene buono per un po' di azione, gli interrogativi restano senza risposta...

Quanto al finale, anche lì le incongruenze si sprecano: solo perché una tizia ha ucciso un capomafia, viene invitata a entrare seduta stante nella banda rivale, con tanto di prova d'ammissione? Neanche fosse il Rotary Club... :-)

Al di là delle incongruenze più o meno palesi nell'intreccio, il problema centrale della storia è che per oltre 120 tavole la storia si trascina stancamente, con troppi dialoghi che smontano quel poco di tensione creata dagli avvenimenti, con occhieggiamenti grossolani al lettore che cercano di depistarlo dalle più ovvie deduzioni (e non ci riescono, come ovvio), con una trama che dice ma non mostra.

Un disastro totale? No, niente affatto. Della SBE abbiamo letto storie ben più sgangherate, personaggi ben più unidimensionali, incongruenze assai meno giustificabili. Il personaggio di Flor, rotonda maîtresse all black, alla sua prima apparizione sembra già davvero ben abbozzato: pettegola, decisa, pragmatica, disincantata, si ritaglia un piccolo spazio tra i migliori characters secondari del nuovo corso misternoiano. Lo stesso Mister No, pur palesando eccessiva naïvetè, è inquadrato con la consueta efficacia da Mignacco che, per bocca di Flor, ce ne restituisce una descrizione di rara efficacia: "Mister No prende la vita come un gioco. Anche quando sa di non avere le carte migliori in mano, non abbandona mai la partita... se il gioco si fa duro, lui non si tira indietro: magari si lamenta e fa il bastiancontrario, ma Mister No è uno su cui si può contare"



DISEGNI
Fabrizio Busticchi & Luana Paesani    

(20k)
Dona Florinda. Disegni di Busticchi&Paesani
(c) 1998 SBE
   
 

Mi risulta difficile, impossibile anzi, immaginare che questo duo un giorno toccherà i vertici del mio gradimento. D'altronde, a meno che lo stile di B&P non subisca imprevedibili miglioramenti, è difficile dimenticare i volti stereotipati, le pose legnose, le chine grevi, la generale vecchiezza del segno. D'altronde, però, bisogna ammettere che, stavolta, il disegno sembra risollevarsi sopra la mediocrità assoluta delle prove più recenti e torna ai livelli, per lo meno discreti, del loro debutto misternoiano (n. 212/213, "Il ritorno delle tigri").

Buona la resa della sequenza del naufragio, e riuscita la caratterizzazione grafica di Flor, il cui volto pieno è ben reso dal netto bianco nero del duo di desegnatori. Corinna, invece, non sprigiona il fascino dovuto ed è davvero troppo simile alla Greta Nielsen dell'"Uomo senza passato" (n. 232/234).



GLOBALE
 

Epidodio modesto e farraginoso: tutto è mediocre, anche le copertine di Diso.

 

 


 
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