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" La foresta dei misteri"


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Un cliente che (caso più unico che raro) finalmente paga Mister No per il viaggio sul piper; un'affascinante studiosa belga che, invece di contrastare le avances del pilota, si fa avanti per prima; un ragnone nero che, malgrado un aspetto poco rassicurante, si rivela assolutamente innocuo e finisce vittima dell'appetito di un indio... Eh sì, c'è qualcosa di strano in questa storia di Mister No!

Un'Amazzonia al rovescio
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Davvero insolito, questo albo autoconclusivo di Mister No. A pochi mesi dal rientro di Jerry a Manaus, Mignacco ha scelto, con questa storia, di ripercorrere buona parte dei più tipici luoghi comuni della serie, tracciando per certi aspetti una sorta di nuova presentazione del personaggio, dell'ambiente in cui agisce e delle avventure delle quali è protagonista; per altri aspetti, invece, realizzando una vera e propria autoparodia, dato che molti di questi luoghi comuni vengono simpaticamente rovesciati.

Sono fra i più classici topoi della serie, ad esempio, il dialogo fra Mister No e il meccanico di turno a proposito dello stato di salute dell'aereo (pag.17-19), il canticchiare "When the saints go marching in" (pag.16 e 19), lo scherzare con gli amici perdigiorno nel bar di Paulo Adolfo (pag.20-22), il bere un buon whisky nel bar dell'hotel Amazonas in attesa di un qualche nuovo cliente (pag.23 e seguenti)... Sono invece una chiara parodia, o comunque una rivisitazione umoristica, il fatto che il piper rifiuti di avviarsi non perché ha bisogno del solito calcione, ma semplicemente perché il tubetto dell'alimentazione non è stato riaperto (pag.39-42), così come il fatto che non sia Mister No a manifestare il proprio interesse erotico per Caroline Choux, la "pupa" della storia, ma sia invece la stessa ragazza ad abbordarlo, a proporgli di passare la serata alla vigilia della partenza spostandosi da un locale all'altro, a invitarlo, quando e se ne ha voglia, nel proprio letto o nella propria tenda e, infine, a "scaricarlo", al termine dell'albo, per tornare alla propria libertà di "donna emancipata e moderna" (pag.97).

Particolarmente divertente, per i lettori più affezionati, il riproporre uno dei personaggi più simpatici della serie, il baritono Olinto Righetti detto "Figaro", il quale, coerentemente con lo spirito di questo albo, non solo paga il viaggio in piper da Belèm a Manaus, ma addirittura salda il debito che aveva contratto col pilota anni prima, al termine di un viaggio in senso inverso (vedi l'inizio de "L'uomo della Guyana", MN 6/7), consentendo così a Mister No, di solito cronicamente spiantato, di trovarsi in tasca un bel po' di dollari e di cruzeiros.

Come dimostrato anche da quest'ultimo esempio, in molti casi le scherzose prese in giro di Mignacco rinviano a episodi ben precisi dei primissimi (e mitici :-), per dei vecchi lettori come me) numeri della serie. La stessa figura del cliente insolvente, del resto, era un elemento abbastanza usuale negli incipit di molte delle prime avventure di Mister No, con tutte le varianti del caso: il cliente che non paga proprio (n.3), Olinto che paga in cambiali (n.6), il cliente che paga con soldi falsi (n.11), quello che paga, ma che si rivela un ladro, ragion per cui la polizia sequestra anche i soldi che egli ha dato a Mister No (n.22), e così via.

Preciso il rinvio ad alcuni albi storici della serie
   
Ancora più preciso il richiamo a vecchi albi per quanto riguarda un altro paio di episodi. Il feroce attacco del "caimano" (pag.69-71) non può non ricordare l'effettivo scontro subacqueo incluso in una delle più belle storie del primo Mister No ("Rio Negro" MN 12/15); mentre la scena in cui Evaristo uccide un enorme e apparentemente temibile ragno nero non perché esso stia minacciando Caroline (così come poteva sembrare), ma solo per arrostirlo e mangiarselo, è un'evidente rivisitazione parodistica della scena in cui Mister No salva Patricia dal morso di una vedova nera (pag.64-65 del n.14).

Nessun stupore, date queste premesse, se anche la storia in sé si rivela, di fatto, una presa in giro dello schema sul quale sono fondate la stragrande maggioranza delle storie amazzoniche di Mister No. Di solito, i clienti che Mister No accetta di accompagnare nella giungla rivelano ben presto un'identità ben diversa da quella con la quale si sono presentati, manifestando inoltre delle intenzioni quasi sempre criminali (a partire dal Sam Tucker del primissimo numero, MN 1) o comunque ben poco rassicuranti (come ad esempio l'Ananga sclaviano, MN 90/92). Memore di questa sua personale legge di Murphy ("ogni nuovo cliente porterà con sé, automaticamente, soltanto dei guai"), Mister No è spinto ad osservare con sospetto Martin e Remi, i due entomologi che sta guidando verso l'osservatorio di São Gabriel de Cachoeira, dato che essi sembrano star architettando l'esecuzione di un omicidio.

La verità, però, si rivelerà assai più semplice; e una volta chiarito ogni equivoco, la storia tipicamente "alla Mister No" che Mignacco avrebbe potuto narrare al lettore viene lasciata raccontare, in penultima pagina, proprio dai due entomologi, diventando dunque niente più che un "what if", l'evocazione di quello che avrebbe potuto essere, ma che non è stato..

Se l'idea di base della storia è senz'altro simpatica e interessante, la sua concretizzazione finisce invece, dopo un buon avvio, per deludere un poco. I personaggi sono eccessivamente macchiettistici, i fraintendimenti sono a volte zoppicanti (per quale ragione i due entomologi evitano di chiarire subito l'equivoco iniziale?), il finale affrettato (come se lo stesso Mignacco, stancatosi della sua stessa boutade, avesse deciso di tagliar corto). Anche i dialoghi, gradevoli e simpatici nella prima parte, finiscono poi per diventare un po' insulsi e prevedibili. Deludenti, in particolar modo, molte delle scenette che vorrebbero divertire. Penso, ad esempio, alla scena nella quale Mister No e i suoi clienti si scontrano con i fratelli Cruz: Mignacco non va oltre il semplice richiamo ai quattro fratelli Dalton della serie di Lucky Luke, senza riuscire a creare qualcosa di veramente divertente come era invece in grado di fare Goscinny.



DISEGNI
Fabrizio Busticchi & Luana Paesani    

(15k)
Olinto canta "Nel blu dipinto di blu"
Disegno di Busticchi & Paesani.
(c) 1998 SBE
   
 

Rispetto ad alcune loro prove passate, i disegni di Busticchi & Paesani mi sembrano migliorati. A mio avviso, però, non si va oltre un semplice livello di accettabilità. Sono, per così dire, dei tipici disegni da serie "popolare" (ovvero da serie senza troppe pretese): dei disegni né brutti, né belli, privi di vistose imperfezioni, così come di guizzi creativi. Busticchi & Paesani si limitano ad illustrare la storia in maniera dignitosa, senza aggiungere niente che spinga ad apprezzare una tavola di per se stessa, senza sforzarsi di riflettere su quale tipo di inquadratura possa valorizzare nel migliore dei modi, di volta in volta, le varie fasi del racconto.

Peraltro, è anche vero che questo tipo di disegno "modesto" è probabilmente molto in linea con una storia leggera come quella scritta da Mignacco. Ma lo stile di Roberto Diso, diciamocelo, sarebbe andato bene lo stesso :-)... specialmente se si pensa che fu proprio Diso a disegnare le le storie alle quali il testo di Mignacco rinvia con maggior precisione.



GLOBALE
 

Un albo che è dunque una sorta di omaggio ironico al vecchio Mister No; al Mister No, per intenderci, di Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e di Alfredo Castelli (si ricordi che Castelli, prima di dar vita alla serie di Martin Mystère, scrisse un buon numero di storie, in genere molto belle, per il pilota di Manaus, oltre che per Zagor).

Ad un livello di lettura meno superficiale, però, questo albo si presenta anche, intenzionalmente o meno, come una riflessione sulle attuali potenzialità della serie. Di fatto, è come se Mignacco si domandasse, trovandosi di nuovo a dover scrivere avventure "amazzoniche" per una serie che, da "Vento rosso" (MN 241) in poi, aveva subito profonde trasformazioni sia per quanto riguarda il ventaglio di tematiche, che le ambientazioni delle storie, che la caratterizzazione del personaggio, quale volto abbia adesso Mister No e di quali altre avventure egli possa diventare protagonista.

Mignacco, voglio dire, sembrerebbe per certi versi rimpiangere la freschezza delle prime storie e quasi confessare come sia ormai impossibile, giunti al 279esimo albo della serie, poter offrire qualcosa di comparabile a "Rio negro" (MN 12/15), a "Destinazione Haiti" (MN 22/24), a "Bienvenido a Mexico!" (MN 37/41)... Già "Sfida al Pantanal" (MN 155/159) rappresentava un po' una sorta di "canto del cigno" per il Mister No "amazzonico" (il quale infatti venne fatto partire, pochi numeri dopo, per l'Africa). "La foresta dei misteri" potrebbe dunque testimoniare la consapevolezza, da parte di Mignacco, di come sia ormai impossibile raccontare qualcosa di "nuovo" facendo restare Mister No nella sua solita Manaus, ovvero di come lui e gli altri sceneggiatori saranno d'ora innanzi costretti a rimescolare, di albo in albo, i soliti cliché della serie (così come Claudio Nizzi ha fatto per anni e anni con Tex).

E' poco chiaro quanto il nuovo corso di Mister No sia stato apprezzato dai lettori "storici", né è dato di sapere quanti nuovi lettori abbia attirato. Io, che sono un vecchio lettore (tanto vecchio da aver potuto comprare di persona, nell'estate del '75, una copia del primo numero), non avevo affatto disprezzato questo svolta. Malgrado vari difetti (una violenza un po' troppo sopra le righe, il melenso cameratismo da sfigati fra Mister No e gli altri comprimari newyorchesi...), mi pareva di per se stesso lodevole il tentativo di rinnovare la serie.

Che cosa resta di questo tentativo a circa tre anni di distanza? Il rischio è che non rimanga niente, ovvero che anche anche dal punto di vista della psicologica del personaggio, ad esempio, non resti alcuna traccia, in questo Mister No tornato a Manaus, delle esperienze, spesso decisamente traumatiche, che egli ha vissuto nei 32 albi precedenti "Manaus!".

Sarà possibile, comunque, modificare il personaggio, arricchire le tematiche della serie e diversificare gli schemi dei tipici racconti "alla Mister No" pur continuando ad ambientare ogni storia nel Sudamerica degli (interminabili!) anni '50? Personalmente, spero di sì. Pur con qualche incertezza, è ad esempio quel che ha tentato di fare Marzorati con "Uomini senza speranza" (MN 277/278); ed è l'intento che, tutto sommato, anche Mignacco potrebbe aver voluto manifestare scrivendo questa affettuosa presa in giro del "vecchio" Mister No (come una sorta di voler chiudere i conti col passato nolittiano del personaggio...). Solo i posteri, come al solito, scopriranno che ne sarà, nei prossimi anni, di Jerry Drake :-).
 

 


 
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