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Un guasto al motore del piper costringe Mister No ad una sosta forzata nel Venezuela oppresso dalla dittatura militare del colonnello Jimenéz...
"Il presente è crudele, ma il domani è mio"
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Brutto posto, il Venezuela degli anni '50... Il sorriso del colonnello Jimenéz, il dittatore locale, sembra promettere un futuro migliore dai manifesti propagandistici affissi un po' dovunque, ma, per il momento, il presente dei lavoratori della "Compañia de Recursos Petroleros" non offre grandi motivi di speranza per il domani... Qualcuno pensa alla rivoluzione e prepara un attentato in grande stile ai danni della compagnia... Per altri derelitti, invece, così come per Mister No (costretto dal sergente Ochoa a pilotare l'aereo di Norton, il funzionario locale della compagnia), l'unica via di fuga può essere rappresentata dall'opportunità di trasportare un pericoloso carico di nitroglicerina verso i pozzi petroliferi (in fiamme) di Santa Elena de Uairen... E' un soggetto molto interessante quello che Stefano Marzorati ci offre in questi due albi (malgrado l'indubbio debito nei confronti di un vecchio film di Henri-Georges Clouzot, "Vite vendute"). Un soggetto, per così dire, "impegnato", grazie al quale il lettore è messo dinanzi ad una realtà ben diversa da quella rappresentata dall'affascinante foresta amazzonica nella quale si svolgono, in genere, le avventure di Mister No. Non c'e' posto, qui, per le allegre scazzottate nei bar cominciate per "futili motivi", per i tocchi di umorismo di chi riesce a prendere al vita "con filosofia", per gli scanzonati tentativi di seduzione della bella di turno che costellano anche le vicende più amare nelle quali Mister No viene coinvolto (vedi, ad esempio, il rapporto fra Mister No e Miranda ne "L'ultimo cangaçeiro", MN 3/5, la prima storia drammatica della serie).
Peccato, purtroppo, che uno spunto così interessante e così ricco di possibilità non sia stato concretizzato in maniera del tutto convincente. Le caratterizzazioni degli svariati personaggi, elemento che avrebbe dovuto costituire uno dei maggiori punti di forza del testo, risultano infatti, in definitiva, abbastanza convenzionali, o comunque non pienamente espresse. Solo Bresson, "il francese", viene ad avere, grazie probabilmente ad una maggiore presenza in scena, un discreto spessore psicologico. Gli altri personaggi, tradendo le buone aspettative create nel primo dei due albi, finiscono invece col deludere abbastanza. Kelly si rivela il "solito" ex-chirurgo in cerca di espiazione per una colpa commessa a causa del proprio alcolismo. Ezquerra passa un po' troppo repentinamente dalla piena aderenza alla causa rivoluzionaria alla solidarietà nei confronti dei suoi compagni di sventura. Estrella, la dolce e seducente cantante della bodega "El Corsario", fa alcune brevi apparizioni e nulla più, giusto per dare un tocco femminile ad una storia altrimenti tutta al maschile. E che dire, infine, dei mercenari inviati da Jobs? Dopo tutta la suspence che il loro inserimento nella vicenda aveva creato nel lettore, Stone e i suoi uomini finiscono col cadere come dei "polli" in un agguato per poi venire fatti fuori nel giro di pochissime pagine prima ancora di riuscire a capire chi è che gli sta sparando contro...
In questi due albi, però, i disegni di Polese sono purtroppo spesso approssimativi, palesemente realizzati in economia di tempo, come per rispettare una scadenza di consegna troppo ravvicinata, dovuta probabilmente alla scelta editoriale di anticipare, rispetto al previsto, il rientro di Mister No a Manaus. Il che ci porta ancora una volta a constatare quanto la rigidità della serialità mensile e la destinazione "popolare" (nel senso negativo del termine) possano pesantemente incidere sulla qualità di un fumetto. Ho trovato particolarmente deludente la scena dell'esplosione degli impianti petroliferi (pag.66-70 del n.277), tutt'altro che coinvolgente. Non meditata, ovvero lasciata un po' al caso, la scelta di molte inquadrature (tanto che ero quasi tentato di dare soltanto 3/7 alla sceneggiatura...). Talvolta carenti, immagino sempre per ragioni di eccessiva velocità di esecuzione, anche le proporzioni dei corpi e le posture dei personaggi (vedi, ad esempio, l'ultima vignetta di pag.48 e la prima di pag.49 del n.277, o l'ultima vignetta di pag.94 del n.278). Ovviamente si intuisce, qua e là, quale sia l'effettivo talento di Polese, ma dispiace ancor di più non trovare, di fatto, in queste pagine, che un semplice accenno di quello stile che si era potuto apprezzare in altre occasioni. In definitiva, i difetti di questa storia finiscono purtroppo col risultare abbastanza considerevoli. Un po' di tempo a disposizione in più avrebbe senz'altro giovato non solo ai disegni, ma anche, probabilmente, al testo. Malgrado questa ed altre considerazioni (a prescindere dal debito nei confronti del film di Clouzot, ci sono anche alcuni punti deboli nel racconto, come ad esempio il modo abbastanza pretestuoso col quale Mister No viene progressivamente coinvolto nella storia), mi sembra comunque più che giusto aggiungere qualche punto al globale, per premiare la scelta, da parte di Marzorati, di affrontare un tipo di tematiche relativamente poco frequentate in questa serie.
Anche le copertine di Diso sono decisamente al di sotto dei suoi livelli, come si può constatare comparandole con quella, ben più accattivante (sia per l'impostazione degli elementi che per qualità del segno) del primo Maxi Mister No uscito agli inizi di luglio.
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