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" Manaus!"


Pagine correlate:

Prime 20 tavole: tra lacrime e pacche sulle spalle, il buon Jerry se la batte da New York e fa ritorno alla sua vera casa, l'indimenticata e indimenticabile Manaus.
Successive 168 tavole: giunto là si sdraia nel letto del suo tugurio e si riposa beato dalle fatiche nordamericane. Dite che sarebbe stata una storia un po' noiosa? Beh, in effetti... Tant'è che gli autori hanno deciso di cacciarlo immediatamente in un altro grosso guaio, da cui non è esente Esse-Esse...

L'amico ritrovato
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Luigi Mignacco    

Lasciamo da parte le prime 20 pagine, filologicamente da ascrivere alla mega-saga precedente (v. scheda). Masiero e Valdambrini sbrigano le commissioni (saluti, brindisi, lacrime, frizzi e lazzi) che nelle precedenti 470 pagine proprio non potevano entrare (sembra un controsenso, ma è vero). Da sottolineare come Masiero, nei dialoghi, spiani la strada a prossimi ritorni sudamericani di Delia e, perché no, anche di Darlene e di Harvey.

Se gli oltranzisti dell'ambientazione amazzonica a tutti i costi sono tornati a ricomprare la testata (abbandonata alla dipartita da Manaus), attirati dal titolo dell'albo, tra le mani non si sono ritrovati esattamente un capolavoro. Al di là dell'emozione di rivedere Mister No nel suo ambiente "naturale", il lavoro di Mignacco è una confezione dignitosa ma raffazzonata, piena di buchi narrativi e poco plausibile come detective-story.

Già, perché poi di questo si tratta: di una detective-story in cui il Nostro, fa la parte di un Hercule Poirot o di un Tenente Colombo. Gironzola, chiede, si guadagna la fiducia dei sospettati, inchioda il cattivo non dopo aver cannato clamorosamente l'identità del vero colpevole (e l'errare è tipico di Mister No, eroe fallibile, a differenza degli infallibili detective classici).

Il Nostro fa la parte di un Hercule Poirot o di un Tenente Colombo
   

Prima e dopo la detection, un po' di mistero e tanta azione: Jerry è tornato a Manaus, e allora sotto con le botte alla polizia, le visite in centrale, le sparatorie con scagnozzi prezzolati. D'altronde questa è l'essenza della serie, insieme alle bevute, alle donne, agli amici del bar.

Che cosa non ci piaciuto troppo, allora?

  • che il fazendeiro Marquão prima sembri "Hishikawa 2", spietato mandante di torturatori e assassini, e poi si riveli in verità un "buon padre di famiglia", dalla ferrea moralità e giusto come il biblico Salomone. D'accordo, l'idea era quella di sottolineare il contrasto tra ciò che un persona sembra e ciò che si rivela essere con la diretta conoscenza: ma nessuno può smentire che prima Marquão mette Manaus a ferro e fuoco, poi si scusa e dice "beh, insomma, io volevo solo giustizia...".
  • che Jerry accetti supinamente l'omicidio che il suo amico Esse-Esse commette sparando alle spalle a uno dei killer in fuga: ma allora dove vanno a finire i principi grazie a cui Mister No si è procurato botte e guai in ogni parte del mondo? L'amicizia è l'amicizia, ma un pugno al crucco ci doveva essere.
  • che Marquão (ancora in versione "vendicatore") assuma Mister No, con la motivazione che lui è "il miglior pilota dell'Amazzonia". I compiti di pilotaggio (come si vede nel n.274) erano assolutamente ordinari, e non giustificavano il portarsi in casa l'amico fraterno dell'assassino del proprio figlio, benché fosse "il migliore uomo sulla piazza". Come dire: serviva che l'eroe potesse ficcanasare tra i cattivoni senza troppa fatica, ed ecco la soluzione...
  • che tutti, e dico tutti, alla fazenda di Marquão si confidino a un gringo sconosciuto, probabile "complice" dell'assassino, senza che questi abbia fatto nulla, ma proprio nulla, per guadagnarsi la loro fiducia o la loro simpatia. Basta la magica frase "Esse-Esse non ha ucciso il giovane Marquão!" ed ecco che i peccatori vuotano il sacco al loro laico confessore. Veramente brutta, poi, il voltafaccia della bionda Astrid che nel giro di UNA vignetta passa da mancata omicida a confidente di Mister No.
  • che nel finale, senza che Jerry porti alcuna prova a suffragio delle ipotesi su Garcia, il vecchio Marquão, uomo giusto ma pur sempre un padre, non creda minimamente all'innocenza del figlio, anzi stronchi perentoriamente i suoi tentativi di autodifesa. Artificioso, artificioso, artificioso.

Nel complesso i personaggi gestiti da Mignacco sono moltissimi e alcuni mostrano sfumature che li renderebbero potenzialmente molto interessanti (la dura e pratica Magdalena Lourdes o il servo Antonio, mutilato dal padrone ma nonostante ciò incapace di odiarlo), ma lo spazio dedicato a ciascuno di essi è veramente esiguo, e ciò contribuisce a creare un cast abbastanza anonimo. Chissà, forse se Mignacco avesse potuto disporre di una ventina di pagine in più (quelle riservate al prologo) il lavoro sui personaggi ne avrebbe tratto notevole giovamento.

Lo spazio è tiranno, ci sarebbero altri interessanti particolari da sottolineare, ma vi rimandiamo alla scheda della storia.



DISEGNI
Domenico e Stefano Di Vitto    

C'era da scommetterci: c'è un albo da disegnare in fretta, con professionalità, ma senza pretese grafiche... A chi rivolgersi? Ai Di Vitto, ovvio!

Buoni come sempre i primi piani, meno buoni sia per dettaglio che per eleganza del disegno i piani allargati. Il Mister No ritratto in figura intera dai Di Vitto sembra un po' ingobbito e privo di muscoli sotto la giacca nera, a differenza delle matite "giovani" (Viglioglia, Bignamini, Gramaccioni) che lo disegnano (più opportunamente) tonico e muscolato.

(22k)
Mister No torna a volare. Disegni di D. e S. Di Vitto
(c) 1998 SBE



GLOBALE
 

(19k)
Il nuovo frontespizio. Disegni di Diso
(c) 1998 SBE
   
 
Manaus è tornata, lunga vita a Manaus! Ma sarà davvero così? L'amazzonia riuscirà a riconquistare i vecchi fans senza scontentare quelli nuovi? Il dilemma è inverso a quello che sorse con l'esordio del nuovo corso, ma se le storie metropolitane incarnavano un'idea di novità, queste storie amazzoniche non possono che farci tremare per la loro carica di "vecchiume".

Nella speranza che le idee non ristagnino intorno ai soliti cliché della serie (nè questa, nè l'esordio della storia disegnata da Gramaccioni sembrano essere "idee avvincenti"), ci godiamo il nuovo frontespizio by Roberto Diso e la bella cover del n.273 (mentre è modesta quella del successivo).
 

 


 
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