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Prime 20 tavole: tra lacrime e pacche sulle spalle, il buon Jerry se la batte da New York e fa ritorno alla sua vera casa, l'indimenticata e indimenticabile Manaus. Successive 168 tavole: giunto là si sdraia nel letto del suo tugurio e si riposa beato dalle fatiche nordamericane. Dite che sarebbe stata una storia un po' noiosa? Beh, in effetti... Tant'è che gli autori hanno deciso di cacciarlo immediatamente in un altro grosso guaio, da cui non è esente Esse-Esse...
L'amico ritrovato
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Lasciamo da parte le prime 20 pagine, filologicamente da ascrivere alla mega-saga precedente (v. scheda). Masiero e Valdambrini sbrigano le commissioni (saluti, brindisi, lacrime, frizzi e lazzi) che nelle precedenti 470 pagine proprio non potevano entrare (sembra un controsenso, ma è vero). Da sottolineare come Masiero, nei dialoghi, spiani la strada a prossimi ritorni sudamericani di Delia e, perché no, anche di Darlene e di Harvey. Se gli oltranzisti dell'ambientazione amazzonica a tutti i costi sono tornati a ricomprare la testata (abbandonata alla dipartita da Manaus), attirati dal titolo dell'albo, tra le mani non si sono ritrovati esattamente un capolavoro. Al di là dell'emozione di rivedere Mister No nel suo ambiente "naturale", il lavoro di Mignacco è una confezione dignitosa ma raffazzonata, piena di buchi narrativi e poco plausibile come detective-story. Già, perché poi di questo si tratta: di una detective-story in cui il Nostro, fa la parte di un Hercule Poirot o di un Tenente Colombo. Gironzola, chiede, si guadagna la fiducia dei sospettati, inchioda il cattivo non dopo aver cannato clamorosamente l'identità del vero colpevole (e l'errare è tipico di Mister No, eroe fallibile, a differenza degli infallibili detective classici).
Prima e dopo la detection, un po' di mistero e tanta azione: Jerry è tornato a Manaus, e allora sotto con le botte alla polizia, le visite in centrale, le sparatorie con scagnozzi prezzolati. D'altronde questa è l'essenza della serie, insieme alle bevute, alle donne, agli amici del bar. Che cosa non ci piaciuto troppo, allora?
Nel complesso i personaggi gestiti da Mignacco sono moltissimi e alcuni mostrano sfumature che li renderebbero potenzialmente molto interessanti (la dura e pratica Magdalena Lourdes o il servo Antonio, mutilato dal padrone ma nonostante ciò incapace di odiarlo), ma lo spazio dedicato a ciascuno di essi è veramente esiguo, e ciò contribuisce a creare un cast abbastanza anonimo. Chissà, forse se Mignacco avesse potuto disporre di una ventina di pagine in più (quelle riservate al prologo) il lavoro sui personaggi ne avrebbe tratto notevole giovamento. Lo spazio è tiranno, ci sarebbero altri interessanti particolari da sottolineare, ma vi rimandiamo alla scheda della storia.
C'era da scommetterci: c'è un albo da disegnare in fretta, con professionalità, ma senza pretese grafiche... A chi rivolgersi? Ai Di Vitto, ovvio! Buoni come sempre i primi piani, meno buoni sia per dettaglio che per eleganza del disegno i piani allargati. Il Mister No ritratto in figura intera dai Di Vitto sembra un po' ingobbito e privo di muscoli sotto la giacca nera, a differenza delle matite "giovani" (Viglioglia, Bignamini, Gramaccioni) che lo disegnano (più opportunamente) tonico e muscolato.
Nella speranza che le idee non ristagnino intorno ai soliti cliché della serie (nè questa, nè l'esordio della storia disegnata da Gramaccioni sembrano essere "idee avvincenti"), ci godiamo il nuovo frontespizio by Roberto Diso e la bella cover del n.273 (mentre è modesta quella del successivo).
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