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Mister No  263
" Detective story "
(1k)
( 5 , 6 , 5 ) 3 + 3
78% equiv.
6/7
Vedere anche la Scheda della Storia nell'uBC Database.


E se Jerry Drake fosse il protagonista di "detective stories" di grande successo? E se qualcuno facesse fuori il socio di Phil Mulligan, occhio privato e amicone di Mister No? E se saltassero fuori dark ladies, politici corrotti, sbirri ciccioni, gangsters sadici come primule a primavera? E se Jerry, per tirar fuori dai guai un amico, decidesse di infilarsi un trench e di giocare a fare il Bogey? E se vi diciamo che è una gran bella storia, ve la comprate o no?

Bye bye Mister No, welcome Jerry Drake!
recensione di Paolo Ottolina
Mister No



Soggetto
(1k)
5/7
Maurizio Colombo La storia è interessantissima: è d'uopo fare spazio ad alcune riflessioni ad ampio raggio su tutta la serie, che esulano dal singolo episodio.
  • Un dettaglio è emblematico: il protagonista delle "detective story" di Mulligan si chiama Jerry Drake. Non si chiama Mister No. L'eroe, ora, si chiama proprio Jerry Drake. Pensate agli esordi della serie: il vero nome del suo protagonista non era neppure di pubblico dominio. Jerry Drake non esisteva più, era rimasto negli Stati Uniti, a Manaus c'era spazio solo per Mister No, tutt'altra persona. Ora, il ritorno negli Stati Uniti: e il ritorno in scena di Jerry Drake, che si porta dietro un bel pezzetto di Mister No, ma che un altro bel pezzetto sembra averlo perso per strada. Guardate la scena del porto (pag.43-47): in altri tempi Mister No avrebbe reagito con ben più decisione ed efficacia, anche in una situazione critica come quella. In altri tempi Mister No non si sarebbe limitato a guardare male il malvagio di turno, ma gli avrebbe rifilato un cazzotto, a costo di ritrovarsi pesto e sanguinante. Qui non succede nulla di tutto questo, perché in fin dei conti non è più Mister No il protagonista, ma Jerry Drake: e Jerry non è di sicuro uno "yes-man", ma forse non ha neppure l'impulsività e la temerarietà di Mister No. D'altronde è lui stesso che sceglie di tornare alla sua "vera" identità: mai e poi mai, a Manaus, si sarebbe presentato a un estraneo col suo nome di battesimo, invece ora, a New York, lo fa ripetutamente (non solo in questo numero, anche nei mesi scorsi).
  • Allo spostamento di fuoco da Mister No a Jerry Drake si possono affiancare altre considerazioni. Intanto la trasformazione è supportata da un'impostazione delle storie newyorkesi assai diversa da quelle dei tempi d'oro nolittiani: Jerry è sì il protagonista, ma essendo un eroe assai meno eroico di Mister No, il suo ruolo si fa defilato, quasi marginale rispetto alla centralità narrativa che godeva in Amazzonia. Non è più sempre al centro dell'azione, non è più l'involontario motore delle vicende, non è più il fulcro su cui ruotano gli intrecci: diventa una delle tante voci della vicenda, uno dei tanti punti di vista, uno dei tanti cittadini della metropoli. Così nel cuore delle storie si muovono altre vicende, altri personaggi: ora le guerre di mafia, ora anonimi baristi e macellai, ora pugili disillusi, ora detectives da bassifondi.
  • Infine, la serie, col cambio di ambientazione, ripone i panni un po' logori del fumetto d'avventura classica, e si apre a una serie di suggestioni ed influenze pressoché infinite. Se le storie metropolitane la faranno da padrone, nulla vieta agli sceneggiatori di spaziare su altri scenari (sono o non sono un grande paese, gli Stati Uniti?), come sembra promettere la storia del mese prossimo. Il nuovo "Mister No": un fumetto a tutto campo, un fumetto totale.
Questa "Detective Story" riprende in mano il filone hard boiled: ma se Mignacco, qualche mese addietro, con la sua "Dark City" aveva tirato giù un noir a tutti gli effetti, Colombo si diverte con una "detective story" che è, allo stesso tempo, storia gialla con tutti i crismi e parodia del genere. Gli inserti divertenti e autoironici si sprecano, e dimostrano come il nuovo "Mister No", davvero, si presti a qualsiasi genere di vicenda.

Sceneggiatura
(1k)
6/7
Maurizio Colombo Colombo, ovvero "Dell'alter-ego e degli effetti collaterali". Maurizio Colombo, oscuro redattore, ogni tanto corre in una cabina telefonica, sfodera un mantellone e vola nel cielo dei comics come SuperColombo, apprezzato sceneggiatore.

Ci ha regalato la più bella storia pre-nuovo corso ("Ninja"), ci ha regalato la più bella storia del periodo-Ishikawa ("Uno straniero a Redencion"), ora si cimenta per la prima volta con Jerry a New York. Ancora una volta, una storia che non passa inosservata.

Colombo, il De Palma della Bonelli: forse i suoi plot non saranno da urlo per originalità, si muovono nel solco di filoni consolidati, ma sono godibili e perfetto è il modo con cui vengono fatti calzare alle serie su cui lavora (Mister No, Zagor, Nick Raider).

Soprattutto, le sue sceneggiature sono quasi sempre da pollice in su: personaggi fortemente caratterizzati, a volte sopra le righe, ma pressoché mai banali; battute taglienti, talvolta affettate, ma sempre frizzanti, da solido film hollywoodiano; momenti di forte pathos ben illuminati dalla "regia" e spesso tocchi personali.

Geniale, divertentissima la parodia del "Falcone maltese" che incornicia la vicenda di Mulligan, e che suggerisce quale sarà il taglio dato a tutto l'episodio. Noir sì, ma che non vuol prendersi troppo sul serio. Ci sono persino momenti pseudo-demenziali, lontanissimi dalla tradizione della serie: riguardatevi la scena in cui Mattone scambia Mister No per il Jerry Drake dei romanzi di Mulligan, o (pag.52) la signorina che sorride alla foto indiscreta con un bel "cheese!". E' comunque l'insieme della scene (che pure ha i suoi momenti drammatici) a definire il taglio dell'episodio: omaggio al genere, e presa in giro degli stereotipi dello stesso, con una serie di passaggi costellati di dialoghi e personaggi molto molto sopra le righe (tipico del poliziesco duro, ma Colombo esaspera volutamente i toni). Oltre a Dashiell Hammett, omaggio evidente al più noir dei gialli dei nineties, quel "Seven" citato con la testa di donna "inscatolata".

Noi ci siamo decisamente divertiti a leggere questa storia; ma siamo assolutamente convinti che Maurizio Colombo si è divertito molto di più a scriverla ;-).

Disegni
(1k)
5/7
Alessandro Bignamini Valdambrini, poi Gramaccioni, Viglioglia, Suarez, Bignamini. Aggiungiamoci i collaudati veterani (Diso, Bianchini, i Di Vitto) e abbiamo un pool grafico di valore assoluto, tra i migliori di tutto il parco testate della SBE.

Bignamini si fa rispettare, e regge botta: il segno deciso delinea con grande dettaglio e pulizia sia volti che ambienti. Tira fuori un Mister No muscolato, scattante, con un fisico asciutto asciutto da free-climber. Tutte le figure, in generale, sembrano molto toniche, esaltate da un buon uso del tratteggio e da cambi di inquadrutara efficaci.

L'unico difetto è il volto di Jerry: mi sembra a volte un po' troppo bislungo e mascelluto, a volte troppo sottile. Ottimo lavoro, comunque.

Copertina
(1k)
3/3
Roberto Diso Impostazione tradizionale, con l'eroe sorpreso in una situazione da "Ultimo minuto", alla mercé del cattivo. Buona la colorazione e azzeccato l'effetto-nebbia, che dà tridimensionalità all'ambiente.

Overall
(1k)
3/3
Ho tirato fuori alcune considerazioni descrittive, sul presente e sul futuro della serie, senza sbilanciarmi con affermazioni di valore. Ora lo faccio: tutto quel che ho detto nel Soggetto va inteso in chiave di elogio.

Un fumetto va giudicato per quello che offre: testo, personaggi, disegni, copertine. Il nuovo Mister No ci offre storie ben costruite, spesso sceneggiate con brillantezza. I disegnatori sono tutti di primordine, molti hanno anche un tocco personale che su altre serie difetta. I personaggi sono nuovi, tutti da scoprire, mese dopo mese. Ci sono questioni in sospeso che attendiamo vengano saldate. Le ambientazioni sono varie e fascinose.

MA...Tutto quel che ho detto può essere girato in disgusto da chi è fedele lettore fin dai primi numeri, da chi leggeva questo fumetto più che altro per trovarvi ambientazioni inconsuete e un personaggio diverso dai soliti paladini bacchettoni, da chi amava vedere Mister No che prende a calci il piper, Mister No che dice "non chiedetemi cosa vuol dire questo soprannome", Mister No coinvolto in una rissa per assurdi motivi, etc. etc. I dati di vendita dicevano che i lettori erano stufi. Ora abbiamo qualcosa di diverso, speriamo che non si stufino i tradizionalisti. Perchè perderebbero delle belle storie.



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Soggetto

 
Sceneggiatura

 
Disegni

 
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