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Stefano Marzorati
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La saga newyorkese di Jerry è piacevole e ben fatta. Atmosfere nuove e stimolanti, parecchi filoni narrativi da sfruttare, personaggi
buoni e cattivi che siamo sicuri entreranno ben presto (se non sono già entrati) nel cuore degli appassionati di Mister No. Così, approvando
il quadro generale, è possibile anche apprezzare una storia senza troppe pretese come questa, il cui pregio e limite maggiore sta proprio
nella semplicità (o banalità) del soggetto. E' la classica storia che si beve come bere un bicchier d'acqua, ben fatta e senza gravi errori,
di cui non rimane un ricordo spiacevole ma che difficilmente capiterà di aver voglia di rileggere.
La trama vede protagonista Joe Seneca (Mister No è comprimario in tutti i sensi, fino a fargli da allenatore e da "secondo" sul ring) ed
è tutta basata sulla sua voglia di libertà e di riscatto da un'esistenza sfortunata, aspirazione simboleggiata dall'aquila che porta tatuata sul petto.
L'incontro con Mister No avviene grazie a Eddie Martinez, un altro personaggio chiave della vicenda, scommettitore incallito di origine ispanica
e amico di Harvey. Joe vuole farla finita con la sua vita squallida e così tenta di truffare l'organizzazione per cui lavora (capeggiata dal crudele
Bobby Peru, che ha il volto di Willem Defoe). Assieme agli amici, in primis naturalmente il nostro Jerry, che come si sa ha una vera e propria
predisposizione per le cause perse, monta più o meno lo stesso scherzetto che Bruce Willis gioca a Marcellous Wallace in "Pulp Fiction".
Alla fine, Joe vince l'incontro che avrebbe dovuto perdere, incassa un sacco di soldi che servono a lui e al nonno e rovina il malvagio Bobby Peru. Ma questa
sarebbe una conclusione troppo bella, troppo "buonista", e soprattutto non in linea con la continuity della saga e dell'atmosfera pessimista che si respira in
questa storia. Così Joe viene ucciso da Bobby Peru (almeno Bruce Willis, che la sa lunga, nel film scappa dalla finestra!). Ma in fondo Joe accetta la morte con il
sorriso sulle labbra, perché è riuscito ugualmente a riscattarsi, a dimostrare a se stesso di potersi meritare il volo dell'aquila.
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