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Mister No
n.258 | ||||
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Ritorno a New York
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( 7 , 6 , 5 ) 3 + 3 | 89% | equiv. 7/7 | |
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Mister No giunge finalmente nella Grande Mela...
Casa, dolce casa. . (si fa per dire) recensione di Paolo Ottolina |
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Soggetto | 7/7 |
| Luigi Mignacco |
Dare o non dare il punteggio pieno, si chiede il malcapitato recensore quando si trova tra le mani un soggetto come quello di "Ritorno a New York".
Embeh, l'optimum andrebbe centellinato con perizia certosina, ma... Mignacco, vero papà adottivo della serie fin dal n.145, tira magistralmente le
fila di quasi tutti gli episodi del nuovo corso.
Con lo scontro Mister No-Ishikawa c'era già abbastanza carne al fuoco per poter campare di rendita, ma il soggettista non ci sta e tira dentro la mafia, la CIA, nuovi personaggi destinati a ricomparire, fa rispuntare Shona Wildome e il bar di Manaus (e nell'antipasto si era visto Esse-esse). Soprattutto colora di una luce nuova tutti gli intrecci dei mesi passati, apparentemente autoconclusivi ed invece essenziali per far rullare i tamburi del gran finale. Un grande plauso a una storia che funziona magistralmente come prima parte di una "doppia" e soprattutto allo staff tutto di Mister No, che dal n.241 in poi si è prodotto in uno sforzo qualitativo davvero impossibile da ignorare. Perciò... sono 7/7. |
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Sceneggiatura | 6/7 |
| Luigi Mignacco |
Se Mignacco scrive un gran bel soggetto, la sceneggiatura non è certo da buttare via. Sempre piacevole il suo stile dal taglio fortemente cinematografico.
Guardare per credere la scansione delle vignette iniziali: campo lungo sul Rio delle Amazzoni con due Condor in primo piamo, stacco sul cimitero di Manaus con voce fuori campo, primi piani delle tombe di Augustino e Carlos, campo medio in cui appaiono i proprietari dei ballons precedenti (Paulo Adolfo e Irene), tre vignette di dettaglio della mano di Irene che posa fiori sulle tombe. Ogni "sezione" della storia ambientata in luoghi diversi è ben servita di battute iniziali introduttive e delle giuste vignette di stacco, i dialoghi funzionano bene e il ritmo non ha mai cali di tensione. Le solite vignette riassuntive, fastidiose ma inevitabili per una storia conclusiva, sono tutto sommato ben diluite e digeribili. In più, Mignacco si diverte con le citazioni: i nomi in codice degli agenti CIA sono quelli di "Le iene" di Tarantino (i nomi in giapponese dove li ha pescati, dalla versione doppiata in Jap? :-), il sicario della mafia si chiama Leon e, guarda caso, è francese. E poi a pag.25, la scena di Mister No è un omaggio parola-per-parola della partenza di Noodles in "C'era una volta in America" (che infatti compare -è l'uomo con cappello e valigia- nella prima vignetta...) |
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Disegni | 5/7 |
| Roberto Diso |
Valutare un mostro sacro come Diso alle matite è sempre un problema. I soliti volti suoi caratteristici, dagli zigomi accentuati, che saltano quasi fuori
dalla pagina quando l'inquadratura è un tre/quarti. Dinamici i corpi, buone alcune inquadrature dalla prospettiva non convenzionale.
Mah, forse in altre storie è stato eccelso, ma qui è assolutamente in media. Cioè molto bravo. |
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Copertina | 3/3 |
| Roberto Diso | Il faccione serio di Jerry in primo piano e, sullo sfondo, lo skyline inconfondibile di Manhattan, con l'Empire State Building a svettare. Una copertina storica e se l'illustrazione in sé non ha nulla di iperbolico, poco male. |
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Overall | 3/3 |
| Un must assoluto questa storia, niente da dire. Tra l'altro all'interno spicca il nuovo frontespizio, con la Grande Mela disegnata in una splendida mezzatinta da Diso. E in terza di copertina lo slogan "L'avventura continua..." carrella sui prossimi incontri (piacevoli e meno) di Mister No. Insomma l'avrete capito, non soffro di saudade... Il nuovo ciclo mi ha convinto in pieno e ha tutto il mio (in)condizionato appoggio. Sulla permanenza di Jerry a NY non mi sbilancio, anche se, per citarne una, l'incontro con Kerouac mi trova già entusiasta. | |
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