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Il BVZM in India ricordate il n.192 con il BVZM in trasferta presso la terra del Gange e di Gandhi? Forse in questo caso la cultura del BVZM ha toppato, come ci illustra uno studente della cultura Indiana. di Marco Solferini E' uscito il n.192 "La pietra di Jivaka" di Martin Mystere nel quale il BVZM si reca in un affascinante terra nota come India, patria di grandi correnti filosofiche, spesso intersecate fra di loro, di miti e di leggende, indiscussa regina di un passato ancora oscuro, colmo di affascinanti misteri, che spesso sembrano avvolgere la natura stessa dell'uomo, insomma, uno scenario ideale per il più celebre archeologo di carta dei nostri giorni. Ci si aspettava quindi un adeguato sfruttamento delle ingenti risorse che l'India avrebbe presentato, nel rispetto della straordinaria cultura di quel bellissimo paese e nel rispetto dei molti lettori di Martin e Java che uniscono al piacere della lettura e ai bei disegni, la soddisfazioni di quei bisogni meritori che oramai sembrano fare parte di tutti coloro che si reputano qualcosa di più che semplici individui immersi nella massa. Tutto questo c'è stato? A mio avviso no di certo. Ciò che mi sono trovato a leggere e' stato un enorme miscuglio di luoghi e di leggende, infarinato con spiegazioni approssimative e colme di errori, non di lacune o dimenticanze, ma ignoranti sbagli dovuti ad una conoscenza insufficiente della materia trattata. Procediamo con ordine. Prima voglio sottolineare le inesattezze più lampanti poi cercherò, in modo succinto, di dimostrare quella che è la maggiore deficienza dell'intero racconto. A pag.66 troviamo una serie di errori riguardo ad uno dei due maggiori poemi epici dell'India: il MAHABHARATA (l'altro e il RAMAYANA), esso non narra le gesta di KRISHNA (si scrive KRSNA), bensì la guerra fra due grandi famiglie di cugini, ovvero i KURUIDI, figli di DHRTARASTRA ed i PANDUIDI, figli di PANDU, facenti parte della stirpe dei discendenti da BHARATA. KRISHNA e' presente nell'opera, come alleato dei Panduidi ma non e' certamente il personaggio principale. Sempre nella stessa pagina troviamo un accenno alla BHAGAVAD GITA, che non e' assolutamente una grande battaglia ma bensì un celebre dialogo che fa da prologo allo scontro, un dialogo fra KRISHNA ed ARJUNA, uno dei PANDUIDI, in questo testo si sviluppano alcune delle principali argomentazioni di carattere indiano quali il senso del "dovere" inteso come destino al quale non ci si può sottrarre ed il culto della BHAKTI. La pagina si conclude poi presentando l'unico termine esatto ovvero la parola "miscuglio", con la quale si liquida tutto il discorso (meglio così!). Spostiamoci a pag.86 dove l'anziano Sadhu (non vi è nemmeno un accenno alle forme di ascetismo presenti in India) parla del suo BRAHMAN, che la nota a piè di pagina traduce come "anima spirituale individuale", in realtà nell'induismo, l'anima individuale e l'ATMAN, mentre il BRAHMAN e' il principio dell'universo, la loro unione libererebbe l'uomo dal ciclo del SAMSARA (rinascite) stabilito dal karma, (la somma di azioni buone o cattive compiute nella precedente vita che stabiliscono quale sarà la successiva) termine che invece troviamo all'inizio dell'albo in una licenza del tutto stravagante quando Martin unisce la propria anima a quella della donna. Gli errori riprendono a pag.92 quando il nostro "detective" parla dei VARNA ovvero le caste indiane, la prima di esse è quella dei BRAMANI e non dei BRHAMINI ed esse sono state create, secondo un inno del RG VEDA, (uno dei quattro veda che compongono la religione vedica alla quale non vi è nessun accenno e che è invece la più antica e forse la più importante per la comprensione della storia indiana) dallo smembramento di un gigante che non è certamente BRAHMA (questo termine se lo è sognato di notte lo sceneggiatore?) bensì il gigante PURUSA. Nel successivo n.193, a pag.14, nella prima vignetta, SHAKTI parla dell'AVATARA di suo marito, ma questo termine e riservato alle reincarnazioni di VISNU che sono presenti nei PURANA, (testi il cui nome significa "antiche storie") presentandoci l'ennesima superficiale licenza letteraria che lo sceneggiatore si e preso. Insomma, gli errori possono capitare, ma in questo caso si è veramente esagerato e la cosa peggiore è senza dubbio lo scarso rispetto mostrato nei confronti dell'INDIA, narrata come se fosse una qualsiasi località turistica. Esistono delle differenze, delle peculiarità, che devono contraddistinguere le narrazioni ambientate in un certo luogo, che lo devono differenziare dall'antico Egitto, dalla Mesopotamia, dall'America latina, non si può raccontare l'India come se si stesse parlando di uno dei tanti paesi "lontani" ove ci sono cose che da "noi" non si verificano.
E il modo in cui la storia si presenta che rappresenta la violenza maggiore, gli accenni ad un fiume importante come la GANGA, ad una terra che affascinò ALESSANDRO IL GRANDE, che fu ambita meta da parte di pensatori e filosofi greci, e un insieme di tutte queste cose che rendono molto più povera la carta sulla quale e stata impressa la narrazione. A mio parere tutto questo non è all'altezza di un fumetto bello ed esigente come Martin Mystere, parte integrante di una casa editrice seria che, da anni, tiene alto l'onore del fumetto made in Italy.
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