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e di fuoco" | ||
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Anche gli Dei conoscono la paura, e possono soffrire e morire. Ma questo non impedisce loro di usare gli Umani per i loro imperscrutabili disegni. Tesori nascosti, lotte feroci, vendette implacabili, pericolosi oggetti magici da celare ai mortali...
O dino! Do' tu l'ha' messo l'Anello? !
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Soggetto difficilmente classificabile: il vero centro della vicenda è il ritrovarsi di Martin e Sergej? Oppure le vicende che hanno segnato la vita di quest'ultimo? Oppure, ancora, l'ennesima minaccia sventata dal BVZM, questa volta con l'aiuto del suo ex (?) arcinemico?
Di certo non si raggiunge, purtroppo, il livello cui ci avevano abituato i Giganti precedenti (almeno quattro di loro su cinque...).
Mi piace molto lo stile di fratelli Esposito, mi piace quell'impronta tipicamente marvelliana che riescono ad infondere a personaggi a tutti noi noti, mi piace la tensione che vibra nelle loro scene di battaglia... I bei "neri" pieni, i contrasti luce-ombra, la grande attenzione ai particolari, una non comune forza espressiva, non riservata ai soli volti, ed una notevole capacità nel riprodurre luoghi (tranne, il "mondo del sogno", forse l'ambientazione meno riuscita), sono i punti di forza di questi artisti, che non hanno certo bisogno di conferme al loro valore.
Ed il mio, incondizionato, plauso va anche a Dante Spada che pur avendo a disposizione solo poche pagine fornisce un'altra ottima prova della sua arte. La raffinatezza del suo tratto e la sua capacità espressiva sono sempre una piacevole certezza.
Decisamente il disegno, com'è d'altronde logico per un fumetto, è la componente migliore di questo albo.
Hmmm.... Un bel malloppone, questo Gigante numero 6. Ci si trovano elementi della mitologia nordica, di quella celtica, saghe, eroi, dei, draghi, demoni e chi più ne ha più ne metta... A tutto questo si aggiunge la "nostra" saga del Buon Vecchio Zio Marty, con uno degli aspetti centrali della storia del nostro amico: il rapporto con Sergej Orloff. Decisamente tanta roba. Forse un po' troppa per sole 234 pagine... E forse non sarebbe stata sbagliata la scelta di dividere in più di un albo (magari nella Serie Regolare) le diverse sotto-trame che si intrecciano in questa corposissima storia, ampliandole e donando loro, oltre ad un maggior respiro, un senso di completezza e di chiarezza che invece manca, ed è forse il maggior limite di una storia che, ancora una volta dopo il graficamente bellissimo Gigante n.4, dichiarava l'intento di dipanare definitivamente alcuni intrecci lasciati in sospeso. Certo, non è nella tradizione dei Giganti essere divisi in più albi (in più pezzi si, vedi Ymir, ma in più albi no! ;-) ma il didascalismo in contemporanea alla necessaria "concentrazione" della narrazione non consentono al senso di avventura di essere forte come avrebbe potuto. L'epica tradizionale di tutti i popoli è il regno dell'avventura, del dramma e dell'eroismo, non delle verbose spiegazioni e dei flashbacks, ed è quasi un crimine aver usato l'Edda, il mito dei Tuatha De Dannann e dei loro doni, l'epopea di Sigfrido, come sfondo e pretesto del rinascere dell'amicizia fra Martin e Sergej. Ora sappiamo qualcosa in più della vita del nostro ne/a-mico, forse (ma non ne sono certo, pur essendo un lettore della prima ora di Martin Mystère) lo capiamo meglio, ma se fossi Odino mi sentirei un po', come dire, sminuito...
In conclusione: ottime materie prime, abili artigiani alla forgia, ma invece di una bella, lucente e affilatissima spada abbiamo un coltello da cucina, uno di quelli delle televendite... |
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