ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" L'angelo del male"


Pagine correlate:

Il nostro mondo è forse popolato di poveri diavoli e di angeli carogne?

La questione morale(s)
recensione di Marco Spitella



Prima di comnciare la vera e propria trattazione di questa stupenda avventura di Martin Mystère, chi scrive sente la necessità di formulare delle scuse a Morales. Recensendo il Gigante n.5, "L'albero della vita", avevo manifestato una certa "disapprovazione" per il modo in cui Morales gestisce Martin, preferendo mostrarci un lato più umano del Detective dell'Impossibile, con tutte le debolezze e le incertezze che fanno parte che fanno parte del "bagaglio vitale" di ciascuno.
Ho impiegato cinque anni (dal punto di vista del recensore, of course. Non avevo avuto più occasioni da allora.) per riconoscere la bellezza del Martin di Morales, ma sono qui a ricoprirmi, simbolicamente, il capo d'inchiostro secco...

Però ho imparato a riconoscere il valore del lavoro di Morales, e sono qui, con la lente d'ingrandimento, alle prese con il 10° albo gigante del nostro amico archeologo. Con la lente d'ingrandimento, certo, perchè lavori come questo non possono essere liquidati come semplici fumetti e necessitano di attente riflessioni per riuscire a scavare (da bravi archeologi ;-) ) nella maniera giusta le stratificazioni di argomenti, situazioni e risvolti psicologici che sono caratteristica importantissima, e unica, dell'autore.

(50k)
I fratelli si incontrano - Disegno di Morales. (c) 2004 SBE

Partiamo dall'inizio. Assistiamo all'assalto di un gruppo di criminali ad una installazione segreta sovietica e al rapimento di un ESPer potentissimo. Di colpo ci troviamo quattordici anni dopo, con Martin impegnato in una caccia all'uomo nella speranza di riuscire ad impedire che il misterioso individuo uccida, presumibilmente, il presidente degli Stati Uniti. Sarebbe già abbastanza per essere soddisfatti di quanto si è letto: una discreta avventura tutta azione. Ma non è tutto. Questo è solo il primo, più superficiale strato.

 
(21k)
Il Maggiore Petrovna in azione
Disegno di Morales. (c) 2004 SBE

 
   

Morales non si accontenta e, di colpo, arriviamo alla verità finale: Martin, che fino a quel momento era, in fin dei conti, rimasto abbastanza a i margini della vicenda, essendo solo una sorta di tramite tra Java, Maria e il maggiore russo è solo una delle insignificanti pedine nelle mani di oscuri potentati che giocano col destino del mondo e delle sue genti. Ma non sono membri di sette esoteriche, o residuati di antichi regimi dittatoriali, nè i classici "scienziati pazzi" del cinema e della letteratura nei quali si imbatte solitamente il BVZM.
No, niente di tutto questo. Niente di così banale e già visto.
Gli oscuri manovratori sono i soldi. O, meglio, quel limitatissimo numero di persone che controlla i grandi flussi di danaro ed il potere economico in tutto il mondo. Sono quelli che i giornali (ed il redazionale in chiusura dell'albo) definiscono spesso "gnomi della finanza", il cui più famoso esempio nazionale fu lo scomparso Enrico Cuccia. Gente come quel George Soros che, nei primi ani '90, mise letteralmente in ginocchio l'economia italiana solo per ricavare il massimo da una sua speculazione.

 
(23k)
Le riflessioni di Martin...
Disegno di Morales. (c) 2004 SBE

 
   

Sono questi "invisibili" i veri padroni del mondo. Sono loro a condizionare le nostre scelte. Sono loro a decidere delle vite di tutti noi (che ci piaccia o meno). Sono loro, di fatto, a decidere chi vive e come vive. Ma non lo fanno mai in maniere evidenti, dittatoriali, apertamente oppressive. No. L'understatement è il loro credo. Più restano fuori vista, meno i riflettori si puntano su di loro, più, proprio come gnomi, la loro ricchezza (economica e di potere) cresce.

Ci si potrebbe chiedere, anche a fronte della mia raffica di ovvietà, dove sia l'originalità, dove si trovi la bellezza che il tono generale di questa recensione riconosce a questa storia... La risposta è semplice: sta nella verità e nella veridicità del mistero in cui si imbatte Martin, un mistero che, lungi dall'esssere svelato completamente (ciò che il sedicente "Giovanni" racconta a Martin sono cose già risapute, o per lo meno sospettate) mette il Detective dell'Impossibile di fronte all'amara rivelazione che l'essere una persona idealista, positiva, onesta e "buona" non solo non serve a cambiare il mondo, ma favorisce il disegno di controllo degli "gnomi". Ed il dolore non si ferma qui, perchè tutto questo Morales lo dice anche a noi che stiamo leggendo. Ed è la prima volta che una pubblicazione a fumetti seriale e seriosa (come in fondo è Martin Mystère) si "osa" portare una così pacata ma devastante critica al liberismo imperante, alla globalizzazione e, in fin dei conti, al sistema capitalistico. E lo si fa, proprio grazie alla pacatezza, se vogliamo propria di Martin Mystère, che questa critica raggiunge, a mio parere, effetti assai più evidenti di quanto non accada ad esempio in "Gea", dove l'ironia e la palese militanza di Enoch alle volte portano fuori bersaglio il tiro.
Qui no. Qui si mostrano l'orrore e l'impotenza, sbattendo in faccia a Martin (e a tutti noi che lo leggiamo) come tranquillamente, in silenzio, senza violenza apparente, ogni uomo sulla Terra sia diventato una marionetta comandata dai fili del consumismo.

E il Martin di Morales, ancora una volta, è vivo e umano come raramente quello di altri. E reagisce con la rabbia e la delusione che credo proverebbe quasi chiunque di noi.

(21k)
la fine? - Disegno di Morales. (c) 2004 SBE

Nel ringraziare Paolo Morales per averci regalato una bellissima lettura, vorrei spendere qualche altra parole per gli aspetti di questo albo che, trascinato dal livello "politico" della storia, ho tralasciato.
In questo Gigante vediamo, per la prima volta forse, un Martin e una Diana sessuati, in una situazione di intimità non "fumettistica", così come accade a Java e Maria che si incontrano dopo molto tempo. Ci viene mostrata la cosidetta "banalità del male" con il Numero Uno che, privo di qualsiasi scrupolo morale, parla di guerre stragi e sfruttamento come se parlasse del tempo. E forse è lui il vero "Angelo del Male" del titolo, o quelli che lui rappresenta, e non il povero diavolo Matteo Ossowiecki, malvagio sì nel più profondo del suo animo, come dimostrato dalle inutili e crudeli uccisioni di cui è costellato il suo cammino, ma in fin dei conti altrettanto pedina di Martin, di Java, di Maria e di tutti gli altri personaggi presentati nell'albo nel gioco praticato da "Giovanni" e dai suoi compagni di merende. E, come spesso accade in storie di inseguimenti come questa, sia in fumetto che al cinema, ci viene mostrata l'estrema idiozia generata dalla supponenza che, pare inevitabilmente, si genera in chiunque occupi posizioni di potere e/o responsabilità.

Qualche parola credo vada spesa per la parte tecnica di questo albo. Morales ci ha abituato ad un disegno assai espressivo, in cui contano moltissimo i volti, e anche questa volta non ci delude. Dobbiamo, però, dire di aver notatato, e non particolarmente apprezzato, una certa pesantezza del tratto, che appare alle volte grossolano e ottundente. Un discorso differente deve essere fatto per le "scenografie", nella maggior parte ben realizzate e particolareggiate ma alle quali, come evidenziato nella scheda, si deve attribuire la "colpa" di un risultato legermente inferiore al consueto.

Grazie ancora, Paolo Morales (e grazie Vincenzo Oliva. Lui sa perchè ;-) ).

 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top