  
Terzo appuntamento con il Docteur Mystère sulle pagine
dell'almanacco. I personaggi portanti della storia sono gli stessi ricorrenti
nelle due storie passate: il Docteur e il fido Cigale, una gentil
donzella, l'amico Ch'ing K'Way e l'acerrimo nemico maresciallo
Radetzky (con a fianco il topaccio Fritz). Il tutto condito, come al
solito, da una sarabanda di avvenimenti demenziali ed improbabili. Lo scorso
anno, nella recensione dell'Almanacco del Mistero 1999,
affermai che con le storie del Docteur, si rischiava di proporre un prodotto
ripetitivo che poteva di diventare sempre più scialbo con l'aumentare delle
storie.
|
Divertentissima l'idea di dotare i
Seleniti di un linguaggio "napoletano".
| |
Quest'anno, però, ho avuto l'occasione di ricredermi visto che,
nonostante alcuni elementi ripetitivi (o forse è meglio definire alcuni punti
fermi) Castelli è riuscito a tirar fuori dal suo cilindro una storia molto
divertente ed a tratti coinvolgente. Divertentissima l'idea di dotare i
Seleniti di un linguaggio "napoletano" con annessi e connessi,
come l'impossibile metropolitana lunare denominata Funiculì Funiculà.
Come al solito la storia è densa di citazioni che spaziano in tutti i generi
letterari, cinematografici (Star Trek e Star Wars) ed altro (ad
esempio Goldrake).
Mitico il finale in cui Castelli, ad un distratto Ch'ing K'way, fa calpestare un minuscolo
Capitano Kirk,
compiendo un gesto che in molti, soprattutto chi odia la serie classica di Star Trek,
hanno sempre sognato di vedere in uno dei 70 e oltre episodi della serie stessa o delle successive.
Per le varie curiosità vi rimandiamo alla Scheda della Storia.
  

|
Dis.
Lucio Filippucci
| |
|
Ormai su Filippucci si è detto tutto. Continua a sfornare storie dai livelli grafici sempre più
che buoni, con un'incredibile costanza di rendimento; conferma, ancora una volta, la sua
capacità di descrivere al meglio le sfaccettature espressive di un volto umano. Filippucci,
inoltre, è la dimostrazione pratica
che ci si può uniformare ad uno stile grafico (come accade per un prodotto seriale come MM),
pur mantenendo inalterata una propria personalità grafica. L'unica pecca è la rappresentazione dei
Sallrass che forse potevano essere resi un po' meglio.
  
Niente di eccezionale la cover di Giancarlo Alessandrini.
Forse avrebbe potuto descrivere meglio qualche altra macchina futuristica, invece di mettere
in primo piano quel brutto muso di extraterrestre.
Come ogni almanacco che si rispetti, infine, eccellente è la parte redazionale, dedicata ai futuri immaginati nel
nostro passato ed ormai praticamente raggiunti dal nostro presente, con inevitabile confronto
tra l'immaginato e la realtà.
|