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" La terra dei giganti"

TESTI
Michelangelo La Neve
Stefano Santarelli

DISEGNI
Alfredo Orlandi
Roberto Cardinale


Pagine correlate:

E così il BVZM ha trovato un'altra tribù perduta...

Siamo Allegheni (2), altissimi indiani. . .*
recensione di Marco Spitella

* (sulla musica de "I Watussi", naturalmente ;-))

che forse sarebbe stato meglio lasciare dov'era, tanto insulso e inutile si rivela il suo ritrovamento nell'economia della storia. Non si sentiva certo la necessità della saggezza spicciola sbrodolata dal capo degli Allegheni nel corso delle dodici tavole in cui i Giganti sono in scena. Inutili, quindi, quasi quanto la presenza dei piu "coatti" e inetti Uomini in Nero che si siano mai aggirati nei pressi del Detective dell'Impossibile.

Per quanto intenso sia stato l'impegno profuso da chi scrive, non siamo proprio riusciti a trovare un valido motivo per la presenza degli UiN in questa storia. Non si riesce a capire chi li abbia mandati lì, nè perchè. E sono talmente indiscreti, rozzi ed imbranati da finire tutti uccisi, in fin dei conti inutilmente. Almeno hanno fatto una fine coerente...

Martin è saccente e pedante quanto basta, Java è ironico e paziente come da clichè e Diana torna a mostrare il carattere "da Minnie" con il quale l'avevamo conosciuta circa vent'anni fa. Purtroppo con questo si esauriscono gli aspetti positivi di questo albo.

"...non siamo proprio riusciti a trovare un valido motivo per la presenza degli UiN..."
   
Come dicevamo non molto tempo fa (MM n.265), "l'emarginazione del diverso fa parte da sempre delle tematiche presenti nel mondo di Martin...". Qui assistiamo all'ennesima rivisitazione del tema e, dopo i Neanderthaliani, il Piccolo Popolo, i Mutanti, i Vampiri, tocca ai Giganti ad essere perseguitati dagli Homo Sapiens e dai loro discendenti. Nonostante le "quattro mani" ai testi, però, questa volta la critica sociale ha le polveri bagnate e non riesce ad essere incisiva quanto, forse, gli autori si aspettavano. E non c'è nemmeno alcuna traccia della capacità di Martin di instaurare positivi e intensi rapporti con i giovani mostrata anche in tempi recenti (MM n.264) dal Detective dell'Impossibile. A mio parere una grave trascuratezza da parte degli autori, che risulta in una sorta di "regressione" per "l'umanità" del BVZM.

L'altro grave handicap di questa storia è rappresentato da quello che dovrebbe essere il cuore pulsante di qualsiasi fumetto: il disegno. Come evidenziato nella scheda, sin dalla copertina di Alessandrini (mai così "impreciso") si ha l'impressione di un lavoro che, pur perseguendo il realismo, pecca di eccessiva imprecisione. L'illuminazione di alcune scene è "illogica" e le scene d'azione sono decisamente troppo statiche e poco movimentate per risultare convincenti.
Per quanto possa sembrare paradossale, però, il basso punteggio attribuito vuole essere uno stimolo per i due illustratori a fare meglio, un incitamento a realizzare qualcosa di più "coerente" alle indubbie capacità tecniche da essi mostrate in questo albo.

Prosegue, purtroppo, la fase down per le storie di Martin Mystère, confermando l'inversione dei rapporti qualitativi. Storie come questa, un tempo, erano l'eccezione e non la regola...
 

 


 
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