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" Le pietre di Carnac"

TESTI
Alessandro Bilotta
DISEGNI
Luigi Coppola

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Pietro(ni) di Carnac
recensione di Marco Spitella

ovvero "come trasformare una storia, tutto sommato, decente in un pesante macigno moralista"...

La storia alla base di questo episodio, infatti, si sarebbe potuta sviluppare meglio seguendo una sola direzione: o il mystero delle pietre di Carnac, cercando di fornire una plausibile spiegazione all'edificazione del famoso allineamento di menhir, che certo si sarebbe aggiunta alle tante esistenti ma sarebbe stata certamente in sintonia con lo "stile" del Detective dell'Impossibile, o l'aspetto "sociale" legato all'emarginazione di diversi, dei mostri. Purtroppo gli autori hanno scelto di tenere "il piede in due scarpe" mantenendosi in un mezzo che, sì, consente la narrazione delle vicende, ma che non caratterizza affatto la storia.

L'emarginazione del diverso fa parte da sempre delle tematiche presenti nel mondo di Martin, ed altri autori (pensiamo a Morales, o a al Castelli de "Un vampiro a New York" o di "Frankenstein 1986") avevano sviluppato in maniera eccellente il tema, allo stesso modo in cui il Mystero con la "M" maiuscola ha prodotto in passato avventure assai più coinvolgenti di questa.

In questo quadro non certo esaltante, ma neanche tanto negativo da meritare una "stroncatura", abbiamo trovato un valore certamente positivo nella caratterizzazione di alcuni personaggi, come la coppia Adam-Doug, che risultano un simpatico duo di "cialtroni ma non troppo", in possesso di un codice etico e di una notevole professionalità. In particolare, Adam Falk assurge al ruolo di possibile concorrente per il BVZM che, infatti, manifesta (per lo meno all'inizio) una certa antipatia per questo "Indiana Jones" dei giorni nostri. E' un abile scopritore di tesori, atletico, avventuroso e "sciupafemmine" come solo i personaggi dei fumetti degli Anni '30 sono stati, ma è anche dotato di una certa sensibilità. Assai minore entusiasmo, invece, verso "La Guida", che è stato tratteggiato un po' frettolosamente come un (antipatico) grande saggio al quale basta un'occhiata per capire l'indole della persona che si trova davanti... Pietoso velo sugli scagnozzi di "Quasimodo", talmente stupidi, inetti e violenti da rasentare il macchiettismo, non aiutati certamente ad "emanciparsi" da dialoghi degni dei film italiani degli Anni '60 e '70 che parodiavano i film "di genere" americani.

I disegni, in parte, si emancipano dal risultato non eccelso e sono una componente di questo albo a guadagnarsi un giudizio positivo anche se il tratto è a volte pesante e le rappresentazioni di alcuni personaggi, in particolare i "cattivi", peccano di imprecisione.

Una storia riuscita a metà, quindi, come già scritto in apertura di questa recensione, che non toglie, nè aggiunge, nulla ad un Martin Mystère sempre più in altalena tra risultati molto buoni e altri molto meno.
 

 


 
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