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" Massacro al
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Estinto sarai tu!
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Enrico Bagnoli e Renata Pfeiffer    

Il successo, il denaro, le donne... sebbene paiano essere i sogni più comuni dell'uomo medio, c'è chi, dopo averli raggiunti, vorrebbe fuggire da essi. E' questo il tema della storia di Bagnoli e Pfeiffer, che cercano di fare luce sul mistero dell'alone di mito che avvolge le celebrità scomparse prematuramente.

Il soggetto in realtà non si distacca molto dalle tematiche che Castelli a suo tempo introdusse nella storia "Il fuoco che uccide" (meglio nota come "Tempo Zero", l'invenzione creata dal diabolico Mr. Jinx): in entrambe le vicende i protagonisti sono gli stressati, coloro che, pur avendo raggiunto fama e denaro, baratterebbero volentieri tutto quanto con un po' di tempo libero da dedicare a se stessi.

La storia si dipana secondo i ritmi e le convenzioni di un'indagine poliziesca: i sospettati del massacro che apre la vicenda sfilano uno dopo l'altro sotto l'occhio scrutatore di Martin, che da parte sua colleziona più brutte figure che altro. Sono sequenze molto lunghe e pesanti, che nelle intenzioni degli autori avrebbero voluto forse graffiare maggiormente. E' evidente ad esempio l'elemento grottesco nella scena in cui Martin visita la casa del boss mafioso Mancuso; purtroppo, tuttavia, l'effetto è involontariamente kitsch.

Il mistero e la soluzione di esso sono invece relegati nelle ultime pagine, dove il "cattivo" della situazione spiattella tutto il suo racconto con una logorrea inferiore solamente a quella di Martin, in un susseguirsi di flashbacks nel complesso piuttosto noiosetti.

Infine, per concludere la sagra degli espedienti narrativi abusati, non può mancare una bella botta in testa a Martin, che in questo modo rimane con l'amletico (per modo di dire) dubbio a proposito della veridicità di quanto ha visto e sentito.

Una prova francamente deludente per i due autori, che, se altrove avevano forse mostrato scarsa confidenza con il personaggio, qui ne sfruttano puntualmente tutti i leit motiv, con un mestiere che purtroppo non basta a sopperire la povertà del soggetto e la legnosità della sceneggiatura.



DISEGNI
Enrico Bagnoli    

Soliti pregi e soliti difetti per Enrico Bagnoli, con l'aggravante tuttavia che il suo segno va invecchiando di storia in storia, risultando a volte quasi anacronistico nell'ambito dello staff dei disegnatori di Martin.

L'abilità nel ritrarre il BVZM è sempre buona, specie quando il contesto è velatamente ironico. Il taglio delle inquadrature denota inoltre una certa attenzione nel calare i protagonisti in un'ambientazione poliziesca.

Molto scarsa è invece la caratterizzazione dei comprimari: Java è granitico in tutti i sensi e spesso manca totalmente di espressività. Anche Travis è a volte approssimativo e troppo distante graficamente da quello disegnato da Alessandrini e dai suoi epigoni.



GLOBALE
 

Niente di particolare la cover del n.233, anche se è da segnalare l'insolita scelta di rappresentare l'assassino di spalle.

Una storia nel complesso dimenticabile, che mette in luce una volta di più (ma ce n'era ancora bisogno?) le enormi difficoltà della serie quando Alfredo Castelli si allontana per troppo tempo dal timone.
 

 


 
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