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Sog. e Sce. Marco Abate
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Ci risiamo. Il BVZM si imbatte per l'ennesima volta in qualcosa che esiste solo nel'ambito dell'albo in cui è pubblicata la sua avventura... Abbiamo perso il conto, noi lettori, delle volte in cui ha avuto tra le mani un oggetto in grado di cambiare la storia del mondo, degli incontri con personaggi quasi mitici, o delle "illuminazioni" scoppiate come bolle di sapone senza lasciare traccia nei ricordi. Ma venti, o quasi, anni (l'anniversario lo ricordiamo, scatterà nel marzo 2002) di onorata carriera sono certamente un grosso fardello da portare (e di cui scrivere), e forse le idee originali, oltre alla voglia di osare qualcosa in più del solito, cominciano a scarseggiare.
Uno dei punti di forza, forse il maggiore, del personaggio Martin Mystère è sempre stato il realismo, ma quello di Martin, per quanto strettamente legato alla "nostra" realtà (non dimentichiamo che il tempo in cui vive ed agisce il Detective dell'Impossibile è quello in cui viviamo e agiamo noi lettori, e che Martin è il primo personaggio dei fumetti di cui sia stato possibile seguire l'avanzare dell'età), è pur sempre un mondo di fantasia, nel quale sarebbero concesse delle licenze, delle deroghe al rispetto della logica e del realismo. Mantenendosi, però, sempre nel binario "logica+realismo" il punto di forza citato si trasforma in una zavorra che trascina spesso il personaggio a fondo nella palude della noia e dell'ovvio.
"Quasi venti anni di carriera sono un grosso fardello da portare, e forse le idee originali cominciano a scarseggiare."
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L'idea alla base di questa storia avrebbe potuto essere sfruttata proprio per tentare un "deragliamento", facendo, ad esempio, decidere Ajay di tenersi il potere acquisito per trasformarsi in un semidio benevolo e aiutare l'umanità intera a progredire, oppure per accelerare la fine di questo mondo e dare inizio ad una nuova Età dell'Oro (Oops, scusate: questa l'abbiamo già vista ;-).
Ma Abate non osa e lo spunto fornito da uno dei più antichi e profondi mysteri dell'umanità (il potere dei numeri, studiato già da Babilonesi ed Ebrei e da matematici come Pitagora, che è alla base di molte cosmogonie) si esaurisce in una storiella di scarso spessore. Il tema secondario dell'intolleranza religiosa e del fanatismo, purtroppo così attuali, è trattato in maniera moralistica e senza originalità, e i personaggi qui introdotti si caratterizzano solo per l'elementarietà dei loro sentimenti (intolleranza, rabbia, violenza, pentimento, fatalismo) presentati in maniera stereotipata.
In conclusione una prova alquanto modesta, nella quale ad un soggetto non esattamante brillante si accompagna una sceneggiatura che non riesce a far decollare l'entusiamo e l'interesse dei lettori.
  

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Dis.
Paolo Ongaro
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Poco più di una stiracchiata sufficienza ai disegni di Ongaro. Poco preciso (i personaggi cambiano fisionomia quasi ad ogni inquadratura); scarsamente, salvo rari casi, espressivo; efficace (e non sempre) solo nelle raffigurazioni architettoniche. Questi i difetti, a mio parere, più evidenti del lavoro di Ongaro, che contribuiscono a sottrarre forza ad una storia già troppo fiacca.
  
Decisamente al di sotto della media, quest'ultima avventura del BVZM. E' povera nei testi e nei disegni (il punto debole più evidente), come già evidenziato sopra, e non emoziona, non coinvolge.
E si potrebbe aggiungere anche un caloroso invito ad una profonda revisione editoriale per il Detective dell'Impossibile, al quale l'avanzare dell'età sta facendo affiorare dei preoccupanti segni di stanchezza (tra i suoi autori; lui è sempre fresco come una rosa...). Troppa la carne al fuoco nel corso di ogni annata, tra Serie Regolare, Speciali, Almanacchi e Giganti, ed evidentemente, ormai e purtroppo, pochissimi tra gli autori dello staff in grado di reggere il ritmo...
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