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Un anno è trascorso, ma i seguaci di John Dee, pur in prigione, non perdono la speranza. E Martin non sa ancora che...
A volte ritornano!
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Meglio. Decisamente meglio della "prima puntata" di questa storia (MM 226). Pur restando immutata la scarsa originalità del soggetto (così come avveniva nel precedente episodio) in questo caso, tuttavia, la sceneggiatura ha uno slancio ed un ritmo più incisivi, tanto che, se considerati i due episodi globalmente, questo albo si merita un punteggio decisamente più alto.
I personaggi conosciuti sono perfettamente coerenti a se stessi, ed i nuovi sono approfonditi efficacemente. Anche i "rossori" di Sarah innamorata di Java contribuiscono positivamente alla vicenda, stemperando in rosa il clima, in fondo cupo, della storia. Ben condotto anche l'intrecciarsi delle vicende dei vari protagonisti durante il "giorno che non esisteva" ed il momento della convergenza delle due linee temporali, con le sparizioni e le apparizioni "sfalsate".
Nel complesso un testo adeguato al Detective dell'Impossibile, senza particolari guizzi ma anche senza clamorose pecche.
E' forte la tentazione di riproporre quasi integralmente il commento ai disegni del citato episodio precedente. Qui, come allora, i pregi ed i difetti del disegno di Romanini persistono, anche se in questa occasione il risultato finale risulta molto più omogeneo, ed anche nel caso dei disegni, il punteggio più alto rispetto all'episodio dello scorso anno può essere considerato come attribuito alla globalità del lavoro.
Una storia divertente. Questo è è quello che rimane dopo la lettura di questo pesodio di Martin Mystère. Gli elementi usuali delle vicende di Mystère ci sono tutti, incluso il lato umoristico rappresentato dallo svolgersi della "storia" fra Java e Sarah, dal sarcasmo di Diana e dal terrore dell'ubriaco che si crede responsabile della scomparsa degli abitanti di Londra.
Particolarmente degno di nota è, a mio parere, l'aver collocato temporalmente la storia ad un anno esatto di distanza dalle vicende precedenti lasciando trascorrere, realmente, un anno tra le due uscite in edicola. Una nota e una domanda, concludendo: Martin adesso è più Buon Vecchio Zio Marty di un giorno; e il vagabondo, come diavolo si chiama?
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