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" D'improvviso
una notte "


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Stella e Martin

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Una sconosciuta avvicina Martin ad una festa. E' piacente, lo lusinga, fa vacilare la sua fedeltà. A pochi metri da lui Diana vive la stessa esperienza, per colpa di un fascinoso orientale. Riuscirà il nostro eroe a non mandare in frantumi la sua relazione "quasi coniugale"?

Doppio sogno (uno biondo, uno moro)
recensione di Gianluigi Fiorillo



TESTI
Sog. e Sce. Paolo Morales    

Se la redazione di uBC fosse una redazione tradizionale, la scena sarebbe stata più o meno la seguente:

-Ok, io mi prendo una pausa... mi sostituireste per un po', mentre risolvo delle cose?-
-Certo... ma la recensione dell'ultimo Martin chi la fa?-
-Non so, Fabrizio, [con la mano sulla maniglia dell'uscita] ma non certo io: ho persino 4 numeri arretrati da leggere!-
-Ah, quindi il Martin di Morales non lo fai tu...-
-Uh! [rapida piroetta facciale di 180°] E' di Morales?-

In realtà, tutto ciò s'è consumato con un meno tradizionale scambio di e-mail. Questo preambolo per dirvi che attendevo da tempo di recensire uno dei lavori di Morales: qualunque vecchio appassionato di Martin Mystère infatti li troverà sicuramente "rivouzionari". Solo raramente, infatti, nei 18 anni di storia della testata ci è capitato di vedere un Martin così psicologicamente ben tratteggiato. In più, quando è avvenuto, l'oneroso onore di deviare dalla strada maestra tracciata da Castelli era spesso ad appannaggio di special guest quali Sclavi o Medda per dirne due, e quindi come tali si trattava di variazioni solamente episodiche.

Invece Morales è oramai a tutti gli effetti un "regolare" di MM e ciò porta a considerare i suoi albi in modo totalmente diverso. Fatemi però mettere le mani avanti, prima che qualcuno travisi le mie parole: se parlo di "rivoluzione" associandola a Morales, è perché le sue storie vengono dopo 18 anni di MM tradizionale; a situazioni temporali invertite probabilmente ora sarei qui ad elogiare la freschezza e la genialità del nuovo corso del talento emergente Alfredo Castelli.

Puntualizzato questo, ora tocca giustificare l'aggettivo di cui sopra. L'approccio alla serie di Morale è "rivoluzionario" perché sposta l'equilibrio narrativo dalla trama ai personaggi e alle loro vite. Si passa da "ricordi la storia di Nazca? E quella di Tunguska?" a "bella la storia in cui Java s'innamora!". La trama e il colpo di scena, prioritari per oltre un decennio, diventano quasi un pedaggio da pagare per poter mettere in scena i sentimenti e i problemi di un eroe qualunque. Ed ecco così svelata la vita privata di Java, inesistente per anni, o i problemi di coppia di Martin. Eccoci raccontate le paure reali di un ex personaggio di carta oramai alla soglia della terza età, i suoi problemi di ogni giorno, le crisi con la sua compagna. E ciò stranisce il tradizionale lettore di Martin Mystère allo stesso modo in cui sorprendeva il suo omologo americano alle prese con lo Spiderman di Stan Lee. Come allora non era usuale vedere un supereroe impelagato coi problemi dell'affitto, ugualmente ora pare strano scorrere 40 pagine di monologhi mentali di Martin e Diana, senza che un uomo in nero o un atlantideo faccia capolino.

Morales sceglie di non limitarsi, come purtroppo molti dei suoi predecessori, a scimmiottare il BVZA.
   

Morales sceglie infatti di non limitarsi, come purtroppo molti dei suoi predecessori, a scimmiottare il BVZA. Decide saggiamente che è inutile tentare di superare quasi venti anni di spunti geniali ma bensì di utilizzare tutto quel ben di dio per costruirci su qualcos'altro: far vedere il conosciuto da un'angolazione diversa in modo da farlo apparire nuovo. Quest'ultimo albo sembrerebbe l'estrema prova delle mie affermazioni: Morales addirittura rielabora Kubrick, o meglio il "Doppio sogno" di Schnitzler, libro da cui il compianto regista ha attinto per la sua ultima pellicola, il discusso "Eyes wide shut".

A trattenere giù dall'olimpo dei capolavori questa storia c'è purtroppo il soggetto che, spogliato della artistica sceneggiatura, risulta tutto sommato banale. Nata come sequel di "La storia segreta di Diana Lombard", la trama non riesce a sfruttare appieno la voluta incompiutezza del prequel che dava all'autore massima libertà di azione. Invece Morales si limita a mischiare stereotopi del fumetto mysterioso (sette, entità soprannaturali, l'"arrivano i nostri") cercando di arricchire il tutto con qualche elemento originale. Come il sufi Surya, liberatore di Diana (dalla dea Kalì e da se stesso?), tanto potente e tanto ingenuo da risultare improbabile. Il colpo di scena finale è godibile ma nulla più, visto che in reltà non sorprende il lettore in cui non era stata creata alcuna falsa aspettativa sul the end.

Comunque sia è chiaro ci troviamo davanti ad un numero a dir poco inusuale: è (era?) fuori dai concetti della serie una storia basata su di un racconto di un Freud letterario. I dialoghi, le situazioni, le emozioni investigate sono totalmente nuove; il "grande enigma del detective dell'impossibile" è questa volta egli stesso. A ricordarci che comunque stiamo leggendo un MM è il contenitore classico e qualche banalità di troppo, ad esempio la morte infinitamente deja-vu di Stella.



DISEGNI
Luisa Zancanella    

E qui ci aspetta un'altra sorpresa: ancora una duro attacco al "sistema Martin Mystère" ;-) Questa volta è l'esordiente Luisa Zancanella a cercare di superare il maestro Alessandrini. Per farlo appoggia al famoso tratto alessandriniano dei visi con una gamma di espressioni stupefacente.


"Quando ti arrabbi sei ancora più affascinante..."
disegni di Luisa Zancanella - (c) 2000 SBE

Il risultato, vista la peculiarità dell'albo, è ottimo. Emozioni estreme si alternano sui visi di Martin e Diana con estrema naturalezza. E poi Stella ha già conquistato oramai un posto nei nostri cuori, come in quello del professore. A voler cercare un difetto forse lo si può trovare in una poca dinamicità dei corpi dei personaggi, che rimangono comunque ben disegnati. Almeno Alessandrini non se ne avrà troppo a male per questa "lesa maestà": la Zancanella è infatti sua moglie. Che Bonelli metta subito sotto contratto gli eredi della coppia!



GLOBALE
 

Bellissima soprattutto la copertina del primo albo, una delle migliori che io ricordi in tutta la serie. La prospettiva "alla Soldi" e l'espressione di Martin conferiscono al tutto un realismo inusuale per le cover di Alessandrini.

Se alla fine della saga del countdown esprimevo la mia perplessità sulla possibilità che Martin Mystére potesse continuare a stupirci, questo doppio albo mette a tacere buona parte dei miei dubbi. Le nuove leve sembrano promettere più che bene, innovando ma senza per questo gettare a mare il nobile passato di Martin. Per dirla alla Newton: "Se ho guardato più lontano è perché ho potuto appoggiarmi alle spalle di giganti".
 

 


 
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