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Sog. e
Sce. Andrea Pasini e Marco Bertoli
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E siamo a meno 7.
In attesa di sapere come andrà a finire il count down che ci stuzzica
e ci tormenta oramai da oltre un anno (n.191), la truppa di
Castelli ci intrattiene con un po' di enigmistica.
Il perno della storia dell'albo è questa
volta uno dei più antichi palindromi, il famoso Quadrato del Sator. Per i pochi
che non lo sappiano (o che non abbiano letto l'albo), dicesi palindromo una parola o una frase
che sia leggibile da ambo i versi. La frase "ai lati d'Italia" per esempio, ha questa proprietà
(per ulteriori esempi, soprattutto in lingua inglese, Canonical Palindromes
).
I palindromi, per la loro simmetria "magica", hanno logicamente prosperato nei testi
esoterici sin dall'antichità. Cronache medioevali raccontano di guarigioni dalla pazzia
una volta consumati dei pani con su la formula del Sator, oppure di come fabbricare
dei talismani per identificare le streghe sempre usando il quadrato magico.
Non si saranno meravigliati, quindi, gli archeologi nel trovarlo inciso su di un latercolo a Pompei. Lo stesso quadrato è presente in molti luoghi di culto italiani e una sua versione è stata di recente
addirittura trovata in Etiopia ("Sador Alador Danet Adera Rodas"). Come vedete,
manna per gli autori di Martin Mystère.
Visto che siamo nel periodo in cui la Terra, sempre a causa del famigerato conto alla
rovescia, soffre di salute particolarmente cagionevole, ecco il nostro quadrato incastrato
nell'ennesima storia da Fine del Mondo. Schierate in una lotta che si protrare fino
ai giorni nostri da tempi inenarrabili sono due fazioni. I seguaci del Rotor, termine che nasce dell'acronimo
anch'esso palindromo "en giro torte sol ciclos et rotor igne", infatti pensano che
la nostrà realtà sia null'altro che una brutta copia di quella voluta dal Creatore e quindi
da distruggere. Quelli del Sator invece, meno schizzinosi, si accontentano e cercano
di salvare il Mondo odierno coi suoi difetti annessi e connessi.
"Una svista che purtroppo mina pesantemente la credibilità la conclusione..."
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La trama, come nel più classico dei Martin Mystère, si svolge su più piani temporali,
narrando alternativamente le lotte passate e quelle odierne dei due schieramenti. La lunghezza
della storia e i continui passaggi Sator-Rotor con il relativo intersecarsi di riti
finiscono col confondere a volte il lettore sul perché e il percome delle cose. Non molto chiara apare a volte l'identità dei proseliti dell'una e dell'altra fazione.
Confusione in cui sembrano finire anche gli sceneggiatori, visto l'errore (grave) in cui incappano
nel momento topico dell'albo (vedi la scheda della storia di Marco Spitella).
Una svista che purtroppo mina pesantemente la credibilità la conclusione, rendendo Martin e soci
protagonisti di quacosa che... non sarebbe potuto accadere.
Conclusione che già senza bisogno di abbruttimenti ulteriori, ci proponeva un Martin che, spogliato di ogni scetticismo, si lanciava da kamikaze a salvare il mondo dai cattivi in un modo che sarebbe apparso azzardato anche al miglior Rambo.
  

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Franco Devescovi
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Il tratto di Alessandrini... ops, volevo dire di Devescovi, è logicamente ad hoc
per Martin Mystere.
Tralasciando i lapsus scherzosi è lapalissiano far notare come
il disegnatore parta in definitiva dal tratto di Alessandrini, rendendolo però più
realistico e quindi meno cartoonesco.
Altra differenza tra i due è la miglior capacità di Franco di differenziare il volto
dei vari personaggi, cosa che, forse per raggiunto Olimpo ;^) , ultimamente non riesce
al suo maestro.
Notare che la somiglianza di tratto con quello papà grafico di Martin è, per una serie didascalica
e fortemente connotata come MM, una cosa positiva. I fedelissimi dell'indagatore del
mistero infatti non apprezzano moltissimo le interpretazioni personali del
volto quadratoso del BVZM. Per loro, il vero Martin è solo quello di Giancarlo: quindi ben
vengano i suoi "seguaci", specialmente quelli come Devescovi che riescono anche a
metterci del loro senza esagerare.
  

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Se fosse un tema delle scuole superiori il giudizio potrebbe essere "buone idee, ma
esposte in modo confuso. Qualche (grave) errore grammaticale"..
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