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" Il ritorno di Billiken"

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Ancora una volta il "detective dell’impossibile" (non) salva il mondo dalla distruzione. A metterci una pezza è Billiken, elfo buono che - come il tenero Giacomo - rimanda tutti... all’ultima avventura dell’anno! :-)

Tappa intermedia per il BVZM
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. e Sce. Alfredo Castelli    

Alfredo Castelli torna al timone della sua creatura per una tranquilla storia di transizione, senza infamia e senza lode.

Siamo a -10, nella marcia di avvicinamento al misterioso evento che da parecchi mesi il BVZA sta cucinando per i suoi affezionati lettori, e si vede. Si vede che questo "Il ritorno di Billiken" non è altro che una storia di passaggio.

E’ probabile che l’impegno di far combaciare tutti i pezzi per quella che sarà la "gran sorpresa finale" (e che ci aspettiamo veramente "grande", a questo punto :-) ) renda necessario il "sacrificio" di qualcuno degli episodi di avvicinamento. Resta infatti, alla fine della lettura della storia, un vago senso di amaro e di non concluso. Tutto è rimandato a quando Castelli scioglierà il suo enigma; e ciò toglie mordente a questa avventura.

Il soggetto ha spunti divertenti: "Billiken" è una trovata simpatica e accattivante quanto basta per una storia "leggera" come questa; la scelta di Castelli di approfondire gli aspetti sociali e antropologici del Piccolo Popolo ha un suo preciso senso nella ricerca di un sempre maggior spessore e maggiore coerenza delle avventure di Martin Mystère; encomiabile anche la cura con cui il BVZA continua ad approfondire lo "studio" del mondo degli Uomini In Nero: da quando - con la controversa ma sicuramente brillante prova del terzo gigante "Gli Uomini In Nero" - ha deciso di farli uscire dal puro stereotipo macchiettistico di cattivi monodimensionali, le storie che li vedono protagonisti ne hanno guadagnato in verosimiglianza.

Al di là, però, di queste caratteristiche, la storia si presenta simile a decine e decine di altre, e si perde in questo riposante anonimato: con MM coinvolto - più o meno per caso - nell’ennesimo mystero e con l’ennesimo salvataggio del mondo all’ultimo momento. Anche la sceneggiatura non fa molto per andare oltre il livello del buon prodotto di serie sfornato da un ottimo professionista.

I siparietti in cui il BVZM dà mostra di tutte le sue piccole e grandi manie, idiosincrasie, tratti caratteristici, torrenziale logorrea, tutte quelle situazioni - insomma - in cui è Martin Mystère al cubo, sono gradevoli quando non brillanti. Non scopriamo certo adesso che il punto forte del personaggio è quella carica di umanità e profonda simpatia che Castelli ha saputo cucirgli addosso come una vecchia e comoda tuta che gli si adatta perfettamente. I dialoghi che coinvolgono il MM "casalingo" o "professorale" reggono benissimo una storia quando il rimanente non è al livello del miglior Castelli (incongruo appare il finale con Billiken che regola la questione con la "Corte maledetta" a suon di cazzotti...).

Non possono però fare miracoli. Il resto della storia scorre su binari di assoluta normalità, filando verso la fine senza intoppi ma anche senza impennate, e, per altro, Florence Pretz è una coprotagonista troppo anonima per attirare l’attenzione del lettore su di sé e stornarla da una storia un po’ senza vita.



DISEGNI
Paolo Ongaro    

Seconda prova di Paolo Ongaro per MM, dopo quella dei nn.178/179, "Il gigante sommerso" . Il disegnatore pare adattarsi ai testi e fornisce una prova certo non brillante, ma neppure negativa.

In particolare appare a suo agio con i personaggi principali: il suo Martin e il suo Java sono una buona e fedele interpretazione dello standard alessandriniano, anche se rimangono un po’ anonimi (forse sono troppo fedeli a quello standard...) e freddini. Gustose, però, le sequenze in cui il detective dell’impossibile calza gli occhiali e che ci restituiscono un Martin Mystère "ragazzo della porta accanto" affetto da comuni problemi di presbiopia, così insoliti per chi è abituato a salvare il mondo un mese si e l’altro pure :-).

Dove Ongaro ha difettato è stato soprattutto nei personaggi di contorno, a cominciare da Florence, troppo spesso privi di espressioni credibili e dalle incerte fattezze (fa eccezione il malinconico volto pacioccone di Billiken, che rende bene il personaggio e i suoi intenti). Il tratto di Ongaro si fa poi incerto nelle scene di azione che coinvolgono i mostri della "Corte maledetta", dove spesso il suo segno si fa confuso e poco chiaro senza guadagnarne in espressività e drammaticità e dando un’impressione di minor cura per i dettagli.



GLOBALE
 

Una storia, in definitiva, che potrà non farsi dimenticare solo in quanto tassello del più ampio mosaico che Alfredo Castelli va preparando per l’anno 2000.

Una serie lunga come MM, però, vive anche di episodi sotto tono come questi (e come potrebbe essere diversamente?), specialmente quando il prodotto confezionato è comunque più che dignitoso e consegna agli annali un Martin in vena e un argomento - quello del Piccolo Popolo e della sua storia - tra i più classici e tipicamente mysteriosi. Buona la copertina di Giancarlo Alessandrini per il n.204, che si riferisce alla storia e che ne fornisce la cifra "simpatica", con i nostri eroi al completo a far corona alla buffa statuetta di Billiken, creando una aria quasi familiare se non fosse per la beffarda figura del mostro che sovrasta Martin, Java e Diana.

 

 


 
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