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Martin Mystère  n.180-182
" L'ultima caravella "
(1k)
( 5 , 5 , 4 ) 2 + 3
65% equiv.
5/7
La storia inizia nel n.180 e termina a metà del n.182 "Palenque!".


oltre la recensione...
Dietro le quinte di MM180-182
intervento di Vincenzo Beretta
L'autore della storia ci presenta in esclusiva un
"dietro le quinte" completo e divertente!



In tutta Europa nascono nel Medioevo (XII secolo) numerose cattedrali gotiche ad opera della Chiesa. Opere ardite dal punto di vista della progettazione e costruzione, ed opere tremendamente costose in termini di materiale e lavoro umano. La domanda quindi e': dove ha preso i soldi la Chiesa? Ma dalle Americhe, e' ovvio!

MM perde lettori? Esorcizzatelo!
recensione di Marco Migliori
Martin Mystère



Soggetto
(1k)
5/7
Vincenzo
Beretta
Buon soggetto che integra piacevolmente la storia dei Maya e degli ordini religiosi medioevali, con teorie scientifiche (macchie solari) strampalate ma originali e divertenti. Aggiungete i poteri Esp come spiegazione della capacita' esorcistiche ed uno dei primi litigi degli uomini in nero ed ecco il primo numero del riscatto di MM.

Di questo soggetto ho apprezzato soprattutto la parte storica - che e' quella che mi attira di piu' in Martin Mystère - e ho trovato un "inferiore" la spiegazione sulla gente che "va in giro per le galassie". Se anche Nathan Never, fumetto di fantascienza, si "accontenta" del sistema solare (e solo parte di esso), non vedo perche' gli sceneggiatori di Martin Mystère abbiano bisogno di andare a zonzo per la galassia.

Beretta prende probabilmente spunto dal libro "Le profezie dei Maya" di Adrian G.Gilbert e Maurice M.Cotterell in cui si dovrebbe illustrare la teoria dello sviluppo della civilta' legato alle macchie solari. Non posso esserne certo perchè il libro in questione giace assieme a qualche altra decina di libri inevasi..

Sceneggiatura
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5/7
Vincenzo
Beretta
Partenza e fine dell'avventura secondo i piu' canonici standard mysteriani: introduzione del tema, Martin che si arrovella alla ricerca di qualche scusa per non lavorare che viene interrotto dall'arrivo di una bella ragazza, la quale lo coinvolge in qualche mysteriosa storia che finisce in una scazzottata ("addosso Java") e lo sceneggiatore che cerca di rimediare alle incongruenze della storia, mettendo Martin davanti al computer a riassumere. Manca solo l'"addosso Java" e poi saremmo perfettamente in linea.

Apprezzabile la sceneggiatura: quando una storia si legge piacevolmente e' sempre positivo. Tuttavia, non per fare i pignoli (quando mai?), ma qualche piccolo punto non mi suona bene.
  • Il Maya "buono", che lotta contro i "demoni", si sottopone con stupefacente velocita' ai pregiudizi dei cristiani ed alla guida di Padre Armand, fino a pronunciare (pag.95 del n.181) le stesse parole davanti al maligno.
  • Ma se l'esorcista ha fondamentalmente dei poteri Esp che gli permettono di riconoscere e sconfiggere l'entita' biologica, dove e come si e' esercitato a svolgere questo compito? Forse che anche in Europa si aggirano entita' simili provenienti dalle "autostrade" (le correnti cosmiche) galattiche? Mi sembra gia' di vedere intere colonne di entita' in marcia verso la Terra, ingorghi di creature ferme al "casello" terrestre come durante le ferie estive..
  • Si potrebbero forse evitare le vignette truculente (es. pag.40 del n.181) tipo "il suo corpo si squarciò.." che mi sembrano una forzatura inutile dei possibili effetti della separazione dell'entita' dal corpo umano.
  • Perche' questi visitatori alieni non possono venire dall'isolato accanto, che so, da 10-20mila anni luce di distanza ma devono sempre venire da intere galassie di distanza. Il fatto che sia invisibile (ad occhio nudo?), non significa comunque molto visto che (se non mi ricordo male) solo 3 galassie sono visibili ad occhio nudo dalla Terra.
  • Nel complesso la spiegazione finale lascia parecchi punti in sospeso, come buona abitudine degli sceneggiatori, e appare forse troppo concentrata.
  • Il misterioso uomo in nero avversario di Erickson mi sembra preso pari pari dallo Smoking Man di X-Files: ho riconosciuto la sua marca di sigarette :-).

Disegni
(1k)
4/7
Rodolfo Torti Un Torti che mi provoca una doppia impressione: da una parte mi piace decisamente il suo tratto nelle rievocazioni storiche in cui mi sembra perfettamente adeguato alla narrazione e alla drammaticita' dei fatti; dall'altro nel disegnare i fatti odierni mi sembra un disegno appena sufficente a supportare il lettore, del resto come quasi tutti quelli di Martin Mystère :-).

Ottima comunque la caratterizzazione grafica di Padre Armand e buona quella del indiano Tlazplotac. Per contro non mi piace piu' di tanto quella della protagonista femminile Stephanie Roberts a cui Torti riesce a rovinare sovente acconciatura e proporzioni del viso.

Copertina
(1k)
2/3
Giancarlo
Alessandrini
Sulla prima copertina relativa a questa storia, quella del n.181 "I cavalieri del tempio", stenderei un velo pietoso. In compenso bella prova nel n.182 "Palenque!" che ben evidenzia il tema centrale del numero. Complimenti anche al colorista per gli accesi colori utilizzati con ottimo profitto. Nel complesso quindi il voto di mezzo mi sembra il piu' indicato.

Mi chiedo: quanto dovremo aspettare per vedere evidenziato nei credits anche il nome del colorista cosi' come fa ad esempio la Star Comics su Lazarus Ledd? Spero non tanto quanto abbiamo dovuto aspettare il nome dello sceneggiatore su Tex :-).

Overall
(1k)
3/3
Primo segnale di una controtendenza negli albi di Martin Mystère?

Se nel soggetto ho parlato di un rilancio di MM, e' perche' mi riferisco a quello che Beretta ha illustrato in parte alla Fiera di Lucca (incontro ZonaX), e soprattutto a quella di Cremona nell'incontro con i lettori dedicato a Martin Mystère. Tra i punti del rilancio c'era proprio la separazione degli uomini in nero. La nascita cioe' di due correnti di pensiero (e quindi di potere) all'interno dell'organizzazione segreta. Al riguardo il mio unico dubbio e' che trovo impossbile che questa eventualita' non si sia verificata (e ben piu' di una volta) nell'arco dei loro diecimila anni di storia.

Purtroppo ancora una volta abbiamo una storia lunga "due albi" posta a cavallo di tre, ma la cosa non è voluta in quanto la pubblicazione della storia è stata inaspettatamente anticipata a causa della frattura di un dito di Devescovi, la cui storia è quindi slittata. Forse anche i disegni non del tutto convincenti di Torti sono da attribuire a questo infortunio e quindi alla maggior fretta richiesta anche al disegnatore per non fare saltare la programmazione.

E' presto per parlare di rilancio, ma Beretta ci ha dato finalmente un buon numero di MM dopo una serie di magre sceneggiature. Ora la palla passa a Castelli ed all'"infortunato" Devescovi.



Nostalgia canaglia
(1k)
commento di Gianluigi Fiorillo   (20.06)

Un ritorno alle origini. E' questa l'impressione che mi ha dato la lettura dell'ultima lunga storia di Martin Mystère.
MM nasce per sfruttare l'affascinante filone della fantarcheologia. I primi numeri portano sulla costa titoli evocativi come "Operazione Arca", "Il Triangolo delle Bermude", "Il mistero di Stonehenge". Argomenti mysteriosi ricchissimi di interesse già nella loro forma in prosa, cosa che permetteva ad Alfredo Castelli di dividere le storie in una parte didascalica ed una “risolutiva” e di avere comunque un risultato omogeneo e senza cali di pathos.

Con l'introduzione alla Kolosimo, Castelli istruiva il lettore sull'"oggettività" del mystero e sui tentativi di risoluzione dello stesso. Dopodiché lasciava il proscenio alla sua creatura che in modo mai banale riusciva a venire a capo dell'enigma. La formula, dopo 15 anni, è rimasta decisamente la stessa. Sono i mysteri che "non sono più come quelli di una volta"

Già intorno al numero 70 i mysteri del passato hanno iniziato a cedere il posto alle leggende metropolitane o all'esoterismo un po' troppo spinto. Di contorno, enigmi di secondo piano o storie biografiche su Martin. Il mystero più grande incontrato ultimamente dal nostro eroe: perché c'è crisi degli alloggi con tutte quelle basi atlantidee sparse in giro per il mondo? ;-)
Riguardo la saga italiana, meglio stendere un velo pietoso.

Oramai ero rassegnato ad iniziare una sana rilettura dei primi numeri per rituffarmi in quelle atmosfere pregne di senso dell'ignoto, a loro modo angoscianti per i dubbi che istillavano nel lettore ("ma tutto ciò è forse successo davvero?"). Beh, rimanderò di un paio di mesi le nostalgie per vedere se davvero Castelli & Beretta sapranno dare una svolta alla vita dell'oramai pantofolare Martin. "L'ultima caravella" mi pare abbia il timone girato nella giusta direzione.

Sempre riguardo quest'ultima storia: ritroveremo in giro altre colonie di organismi telepatici come quella che sopravviveva sotto Palenque? Magari ora Martin scoprirà che sotto ogni costruzione "impossibile" del passato (e sotto la corrispondente base atlantidea, logicamente!) dimora la comunità di monocellulari responsabile della sua ideazione. Speriamo che MM non si trasformi in un remake de "L'invasione degli ultracorpi" ;-).
 



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Soggetto

 
Sceneggiatura

 
Disegni

 
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