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La fine della pista

Mister No conclude definitivamente la sua corsa
Recensione di  |   | misterno/


La fine della pista
Mister No Speciale 20


La fine della pista

Scheda IT-MN-sp20

Una conclusione inevitabile

Un'isolata spiaggia tropicale nella notte brasiliana, tre amici seduti sulla sabbia che parlottano, si conclude così la saga di Mister No, dopo 35 anni dalla sua prima avventura. Il tono elegiaco mal si attanaglia al più anticonformista dei protagonisti bonelliani, già in passato poi si è sottolineato con differenti contributi, come per esempio Mister No e la giungla: un destino cui non ci si può sottrarre?, lo stato di salute del personaggio e delle sue storie, e si è giustamente celebrata la conclusione della serie regolare in Ate' logo, rapaz. Tralasciando questa volta l'analisi dei motivi che hanno portato al declino e alla chiusura di una così insigne testata, d'altra parte già abbondantemente affrontata nei contributi di cui sopra, si ritiene nondimeno indispensabile, seppure con notevole ritardo, commentare anche questo ultimo capitolo delle avventure del pilota nordamericano.

Autori collaudati

Il primo aspetto a saltare agli occhi è la scelta degli autori: se Nolitta e Diso sono da sempre la coppia titolare che ha contraddistinto le stagioni e le storie migliori di Mister No, Mignacco e i fratelli Di Vitto hanno rappresentato per anni le valide alternative, contraddistinguendosi per il loro rapporto personale con il personaggio in questione. Mignacco sin dall'inizio della sua collaborazione con la testata si è ritagliato il posto di "biografo ufficiale" di Jerry Drake, raccontando addirittura l'origine del soprannome "Mister No" nella classica avventura dei n.145-148 "Le Tigri Volanti", e chiudendo la sua collaborazione alla testata principale con la malinconica e simbolica storia dei n.360-361 "Il Tesoro di Saint-Exupéry". I fratelli Di Vitto a loro volta hanno legato interamente la loro carriera alle avventure del pilota nordamericano, utilizzandolo perfino nella loro serie "L'Abruzzo a Fumetti", collana di guide turistiche dedicate alla loro regione d'origine.

Una citazione tira l'altra

Stabilito l'indispensabile background degli autori, occorre ora esaminare la storia in questione, che pur inserendosi nella logica degli ultimi Albi Speciali, con un Mister No maturo impegnato a raccontare in flashback le sue avventure dell'epoca d'oro degli anni '50, presenta alcune particolarità. L'ambientazione di fondo richiama espressamente una delle avventure migliori del personaggio, presente nei n.24-26 "Atlantico", citandone a piene mani nell'introduzione dialoghi e situazioni, e costituendone quasi un antefatto. In più viene presentato un personaggio come Shangai Jack, chiaro omaggio a Corto Maltese, il più famoso personaggio a fumetti italiano, emblema dell'avventura classica, che con la chiusura di Mister No scompare dalle edicole italiane.
Shangai Jack, personaggio diviso tra cultura e avventura, dalle motivazioni difficilmente sondabili e dal destino leggendario, diventa un altro dei Maestri di Vita di Mister No, dopo l'aviatore Bat Barlington della già citata avventura dei n.145-148, il mafioso italoamericano Frankie "Messacantata" Nigro nel Maxi n.2, "C'era una Volta a New York", e la guida amazzonica russa Boris Zarkoff del n.295, "L'Ultima Frontiera".

L'arrivo di Shangai Jack
Vignette di Domenico e Stefano Di Vitto, pag.44

(c) 2009 Sergio Bonelli editore

L'arrivo di Shangai Jack<br>Vignette di Domenico e Stefano Di Vitto, pag.44<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli editore</i>

Al di là di queste citazioni impegnative, la storia nel suo complesso, imperniata su un commercio di armi e sulle vessazioni che devono subire i Jangadeiros brasiliani, non è completamente riuscita, dimostrando una volta di più quanto fosse difficile proseguire a raccontare le storie di Mister No, anche per autori che paradossalmente ne hanno narrato le gesta in maniera ben più mirabile in altri tempi. Al di là di alcune sequenze poco riuscite, per esempio a pag.39-41 quando Mister No circondato da un nugolo di avversari armati cerca di farli ragionare(!?!), e il confronto è impietoso con sequenze analoghe, cui si era riuscito a dare un taglio molto più drammatico, per esempio nei n.218-219 "Gli Adoratori del Male", la vicenda non riesce ad essere né avvincente né romantica come l'ultima avventura di un personaggio così significativo avrebbe richiesto. Gli stessi ripetuti omaggi a Corto Maltese alla lunga rimangono un po' sterili, al di là delle strizzate d'occhio all'appassionato e non del tutto riuscita è la scelta di ambientare la storia conclusiva del personaggio sull'Oceano Atlantico, non sfruttandone poi appieno neppure le caratteristiche peculiari, invece che nella più classica Amazzonia, ambientazione prevalente nella serie. Se si è poi voluto illustrare il cronico problema della violenza dei rapporti sociali in Brasile, in quest'occasione il cattivo Napoleon Moureira non si vede neppure. La sceneggiatura poi non ha picchi particolari trascinando la storia in una classica avventura di gangster, spesso presenti nell'ultimo periodo della serie, e a salvare l'episodio non basta il bel rapporto che si costruisce tra Shangai Jack e Mister No, giocato anche sull'ovvia contrapposizione tra il marinaio e il pilota.

Jangada nell'oceano
vignetta di Domenico e Stefano Di Vitto, Mister No sp.20, pag.9

(c)2009 Sergio Bonelli editore

Jangada nell'oceano<br>vignetta di Domenico e Stefano Di Vitto, Mister No sp.20, pag.9<br><i>(c)2009 Sergio Bonelli editore</i>

Il segno dei Di Vitto non brilla in maniera particolare, il loro tratto è al servizio come di consueto della narrazione, non particolarmente preciso nei primi piani e solo talvolta riesce a sottolineare in maniera adeguata le svolte drammatiche dell'avventura. Nel prossimo futuro saranno all'opera su Zagor, e sicuramente il cambio di ambientazione non potrà che giovare al loro segno. In quest'ultima occasione neppure lo storico copertinista Diso riesce ad incidere, con un'illustrazione anonima in cui Mister No si vede (incredibile, nell'ultima storia) di spalle!

La resa

Il giudizio conclusivo non può non essere condizionato dalla particolarità della avventura, scelta come ultimo episodio del personaggio per la casa editrice, dopo ben 35 anni di pubblicazioni. Nella non completa riuscita di questa storia si può raccogliere però un chiaro messaggio simbolico: se alcuni degli autori più collaudati del personaggio non riescono a realizzare un'avventura migliore di questa per concludere il suo percorso editoriale... beh, forse è proprio meglio che Mister No sfumi nell'oblio per raggiungere la Terra degli Eroi di kenparkeriana memoria. Mister No speciale n.20, "Jangadas", di Luigi Mignacco & Domenico e Stefano Di Vitto, Sergio Bonelli editore, 162 pp., b/n, brossurato, giugno 2009, € 4,80

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