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Il lato oscuro di Clarisse

crimini, psicologia e neopaganesimo
Recensione di  |   | martinmystere/


Il lato oscuro di Clarisse
Martin Mystère 340


Il lato oscuro di Clarisse

Scheda IT-MM-340

Una storia scabrosa

Attenzione questa recensione parte con uno spoiler: in sintesi l’avventura di Martin in questione narra le vicende del protagonista che con la collaborazione di una fedele wiccan (la fede Wicca non è altro che stregoneria moderna ed è una "religione neopagana" che conta in America milioni di fedeli), scopre la colpevolezza di pedofilia incestuosa di un sacerdote cristiano protestante.
Quello della pedofilia non è un tema trattato spesso negli albi bonelliani, ma purtroppo, se ricordiamo bene, nei pochi casi in cui se ne è parlato il pedofilo era sempre un prete o fanatico religioso. Dati statistici di Telefono Azzurro di alcuni anni fa qui in Italia ci rivelano che su 100 chiamate almeno 30 sono per denunciare episodi di abusi sessuali su minori da parte proprio di loro congiunti. Uno 0,01 % risultavano commessi da figure che il minore incontra in ambito religioso: quindi non solo sacerdoti, ma anche laici che si inseriscono nella comunità religiosa e che venendo in contatto con i minori abusano dell’autorità loro temporaneamente conferita in quei contesti. Il rapporto che abbiamo fra denunce di pedofilia fra i religiosi confrontati con i laici è quindi di 1 a 3 mila. La logica ci fa poi presumere che non tutte le denunce siano veritiere. Ebbene, è stato appurato che su 1000 sacerdoti accusati di pedofilia sono tre coloro che vengono riconosciuti colpevoli. Eppure anche gli altri 997 vengono gettati in pasto ai media e subiscono l’oltraggio e l’offesa morale di essere accusati di un crimine orrendo di fronte alle loro comunità.
A parte questo, l'autore centra la storia su un ulteriore ribaltamento: non è il buon prete cristiano che sconfigge la strega cattiva, ma la strega buona che condanna il malvagio prete cristiano. Vincenzo Beretta, da profondo conoscitore del personaggio creato da Alfredo Castelli e grande appassionato di psicologia, riesce ad imbastire una trama solida e lineare. Pur avendo toccato una tematica scabrosa, bisogna rendere merito all’autore di non aver voluto approfittare di questa opportunità, eccedendo col "dire" e col "far vedere". L’accortezza e il pudore con cui Beretta si accosta alla tematica è esemplare. Ottima la scelta infatti di non farci incontrare con una vittima bambina, ma con la vittima già adulta che purtroppo proprio a causa dell’abuso subito e mai dichiarato e punito, è già divenuta lei stessa carnefice assassinando il fidanzato. Clarisse (lucentezza) ha scelto di imboccare il sentiero che l’ha condotta a spegnere qualsiasi luce potesse esserci in lei per tuffarsi nell’oscurità più assoluta. Un po' come la Caduta di Lucifero (portatore di luce) che nonostante i buoni propositi nel nome, divenne il Principe delle Tenebre. Ottima inoltre la scelta, di parlarci di un caso di pedofilia non commesso da un sacerdote cattolico, ma protestante, che appunto non solo non ha fatto voto di castità, ma è pure sposato con figli.

Pur avendo toccato una tematica scabrosa, bisogna rendere merito all’autore di non aver voluto approfittare di questa opportunità, eccedendo col "dire" e col "far vedere". L’accortezza e il pudore con cui Beretta si accosta alla tematica è esemplare. Ottima la scelta infatti di non farci incontrare con una vittima bambina, ma con la vittima già adulta
Rispetto al presentare la strega come buona occorre fare un appunto: né nell'avventura e neppure nei redazionali è data alcuna informazione di massima sulla religione Wicca! Essere wiccan non significa essere solo amanti degli alberi al punto da abbracciarli, non si tratta di semplicemente di religiosizzare il proprio amore per la natura e l'ambiente, ma significa praticare dei riti pagani. Un autore di fumetti che veicola la realtà di questa comunità religiosa, sarebbe buona cosa che ne trasmettesse, nell'albo medesimo, una sintesi del suo giudizio di valore su questa realtà o almeno informazioni che non traggano in inganno i lettori! Tra l'altro a Martin viene messa in bocca la frase "con tutti i malaugurati pregiudizi che circondano la vostra tradizione, i mass media ci avrebbero sguazzato." Martin Mystère ha forse simpatie neo-pagane?

Martin Mystère nella foresta
Vignetta di G.Alessandrini, pag.140

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

Martin Mystère nella foresta<br>Vignetta di G.Alessandrini, pag.140<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>

Il ritorno di un grande sceneggiatore

Detto questo, va detto che Beretta fa davvero un grande rientro sulla serie, scrivendo una storia complessa e sicuramente tutt'altro che facile da organizzare narrativamente, riuscendo ad evitare che diventasse così elefantiaca da soffocare se stessa. Nello scongiurare questo pericolo Beretta, al di là di qualche pecca, scrive una storia eccezionale che vede in azione un Martin Mystère classico e di una qualità che non si vedeva dai tempi del miglior Morales, una storia dove la verbositá proverbiale del personaggio è davvero e finalmente funzionale alla complessità della storia e, ritmando il tempo di lettura, diviene il veicolo ideale dell'informazione che deve trasmettere. Magistrali anche i disegni di Giancarlo Alessandrini, sicuramente una delle sue storie migliori degli ultimi tempi.

una storia dove la verbositá proverbiale del personaggio è davvero e finalmente funzionale alla complessità della storia e, ritmando il tempo di lettura, diviene il veicolo ideale dell'informazione che deve trasmettere.
È senza dubbio inusuale trovare in un fumetto "popolare" una rappresentazione così puntuale della malattia mentale e dei suoi meccanismi genetici e psicologici, ma forse anche meno usuale che ciò avvenga nell'economia di un racconto che si mantiene genuinamente avventuroso (certo, non avventura di cappa e spada). È raro anche che Martin risolva un caso completamente, in pratica, nell'ambito della sfera razionale, e di nuovo è bravissimo Beretta a realizzare il fatto mantenendo per tutta la storia una angosciante tensione mysteriosa.
I personaggi femminili sono tutti realizzati con notevole cura - benché effettivamente fare di Alina una adepta della Wicca è pleonastico, e forse ancor più in contrasto con la profonda razionalità che mostra.

Beretta è riuscito comunque a esporre un argomento scabroso in modo estremamente cauto e intelligente. Nel farlo ha dato una spiegazione assolutamente ineccepibile delle ragioni per cui Clarisse ha imboccato un sentiero autodistruttivo. Nel primo disegno d'infanzia che Martin trova, Clarisse vede se stessa in una culla posta sotto un albero. Questo era certamente il suo ricordo più antico. Tutti noi abbiamo un ricordo antico. In qualche modo quel ricordo diventa in un certo senso il momento a cui noi correliamo la presa di coscienza di noi stessi. Per Clarisse lo scatto evolutivo che le ha consentito una presa di coscienza è correlato quindi agli alberi.
Lei era quindi un albero che affondava le radici nei suoi genitori e proiettava se stessa al cielo, cioè alla piena evoluzione di se stessi, come dovrebbero fare tutti. Ma per lei purtroppo non è stato così! Perché?
Se osserviamo la quinta vignetta di pag.34 l'albero che sparge intorno i suoi semi diventa simbolismo dell'organo genitale maschile che permette all'individuo morente di proseguire ad esistere nei frutti nati e che nasceranno dal proprio seme. Come abbiamo detto in questo albo il tema non è solo la pedofilia, ma addirittura la pedofilia incestuosa. Il reverendo Clarence Norman anziché proseguire a dirigere la propria spinta sessuale verso l'esterno (come con la moglie), la rivolge verso la figlia Clarisse (in cui vi è geneticamente, in parte, già se stesso). Abusando di Clarisse ha insomma incurvato il proprio membro e lo ha diretto indietro su se stesso. Si è quindi comportato come un albero il cui tronco si incurva e ritorna a conficcarsi nel terreno nella direzione delle radici (vignetta 5 e 6 di pagina 156). Clarisse nella sua schizofrenia fonda il proprio ricordo più antico con l'orrendo comportamento del padre e decide di emularlo facendo altrettanto. Anche lei si incurva su se stessa e sceglie consapevolmente di fare del male proprio come ne è stato fatto a lei! Si ripiega su se stessa, rientra dentro se stessa negando la luce e volendo ritornare all'oscurità ed esterna il processo mentale messo in atto proiettando sul fidanzato assassinato la condizione opposta: dispone gli organi "interni" del fidanzato sventrato, all'"esterno", in modo che assuma le sembianze di un albero. Da notare che il reverendo Norman si chiama Clarence e la figlia Clarisse, entrambi nomi che derivano dal latino clarus che vuol dire "chiaro". Quindi anche nel nome Clarisse è l'alter ego femminile del padre Clarence.

Un caso difficile
Tavola di G.Alessandrini, pag.39

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

Un caso difficile<br>Tavola di G.Alessandrini, pag.39<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>
La morte per impiccagione ad un albero (vedi vignetta 5 di pag.39) è il destino toccato a Giuda, il discepolo che ha tradito Gesù. Non è così evidente, ma può esserci una correlazione. Dopo tutto il padre di Clarisse Norman era un sacerdote e quindi fin dall'infanzia in famiglia le storie della Bibbia erano parte integrante del vocabolario culturale e terminologico con cui in quella famiglia potevano esprimersi. Il primo disegno che, nel corso della narrazione, vediamo di Clarisse bambina è proprio un'immagine di impiccagione ad un albero, proprio come per Giuda. La Clarisse bambina, il cui destino di Giuda, certamente conosceva, vedeva nella violenza subita dal padre un atto di tradimento paragonabile a quello subito dal Cristo e lo vedeva punito con lo stesso destino di morte che spettò a quel discepolo: così sia la madre che il padre, si impiccano ad una trave del soffitto nella stanza di Clarisse. Il padre per aver commesso l'atto di "tradimento" e la madre per averlo saputo e nonostante tutto taciuto per omertà, senza difendere la figlia. Entrambi i genitori erano quindi per Clarisse messi sullo stesso piano di colpevolezza, come afferma espressamente nella vignetta 1 di pag.86.

Il Maggiolone
Vignetta di G.Alessandrini, pag.72

(c) 2015 Sergio Bonelli editore

Il Maggiolone<br>Vignetta di G.Alessandrini, pag.72<br><i>(c) 2015 Sergio Bonelli editore</i>
Martin Mystère ad un certo punto viene confuso dal meccanico con Dylan Dog, il detective dell'incubo, con la citazione del suo famoso Maggiolone, e in effetti Martin, in questa occasione, più che indagare in un mystero, ha infatti indagato in un incubo psicologico. Ed è purtroppo un incubo da cui Clarisse, chiusa nella clausura del manicomio, non si sveglierà mai più. Anche se il finale aperto lascia la possibilità per un seguito della storia.

L'albero filosofico, Martin Mystère n.340, testi e disegni di Vincenzo Beretta e Giancarlo Alessandrini - volume brossurato - b/n - Sergio Bonelli Editore - 5,30€

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