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Chiamale, se vuoi, emozioni

Morales non sbaglia un colpo
Recensione di  |   | martinmystere/


Chiamale, se vuoi, emozioni
Martin Mystère 316


Scheda IT-MM-316

E' stato come incontrare di nuovo un amico che si credeva ormai lontano. Commozione, entusiasmo, curiosità che aggrediscono tutte insieme e fanno sentire un brivido lungo la schiena che ti sorprende e ti lascia felice. Emozioni, insomma.
Di qualità, aggiungeremmo. Sempre più rare, sempre più desiderate. E quando si inciampa in simili fortune, non si riesce a 'fare le pulci' al soggetto, alla sceneggiatura, ai disegni, ma ci si lascia trascinare dal flusso della storia felici di essere sballottati come un surfista in un giorno di mare grosso.

Morales ancora una volta ci regala queste emozioni, scrivendo una storia che alla bellezza della narrazione aggiunge un profondo rispetto per la Donna, rendendo Diana e Ruth protagoniste di un intrigo che si sviluppa intorno ad uno dei più antichi e persistenti mysteri che sopravvivano nel nostro mondo sempre più materialista: il Dio degli Ebrei, il Suo Vero Nome e la Qabbala, Suo codice di comunicazione destinato ai Giusti.

E' stato come incontrare di nuovo un amico che si credeva ormai lontano. Commozione, entusiasmo, curiosità che aggrediscono tutte insieme e fanno sentire un brivido lungo la schiena che ti sorprende e ti lascia felice. Emozioni, insomma.
Qualcuno potrebbe obiettare che in una comunità di ebrei osservanti una donna non diventerà mai Ba'al Shem, ma la licenza poetica di un'opera di fantasia esprime la speranza, e testimonia la possibilità, che esistano anche nell'ortodossia più rigida persone sapienti e illuminate pronte a violare i dogmi per amore e per fiducia.

Storia con gli elementi più 'tradizionali' per il BVZM, con la quasi- novità per lui di un ruolo da caratterista, per la maggior parte dello svolgimento della narrazione, nei panni di malato incattivito che abbiamo già incontrato in Xanadu. Un Java in eclisse in una storia che si sviluppa intorno a adoratori del male, libri di sapienza, rivelazioni e uomini nati per essere protagonisti di sacrificio. Ma più di tutto sono l’umanità della Donna, la sua forza incatenata (per paura) dall’Uomo, il suo ruolo di salvatrice, perché creatrice, del Mondo, il suo aspettare in silenzio ma non aver paura di parlare gli elementi più importanti di una storia che, come scrivevamo anche sopra, si mantiene nel solco della tradizione mysteriana pur nella sua specificità di storia di Morales che, come un estroso chef, non manca mai di rivisitare persino le più classiche ricette.

Fra tutti i personaggi, ben caratterizzati anche quando "in scena" per breve tempo, quello che si eleva nettamente sugli altri è senz’ombra di dubbio Ruth, vera protagonista della vicenda e 'specchio’ di Myriam, disperata madre di Adam che tenta all’ultimo momento di sottrarre il proprio figlio ad un destino progettato e scelto, un destino che di lui la priverà per sempre.
Ruth è una luce potente e benefica celata, quasi per pudore, dal velo dell’obbedienza e del rispetto, una luce che consola, accoglie e guarisce, mentre Myriam è la non-luce, schiava della tenebra, dalla stessa tenebra distrutta quando le si oppone. Ma la vera "rivoluzione" è nel suo essere strumento attivo della Sapienza nascosta e non più soltanto suo simbolo, ruolo riservato alla Donna dai "Fedeli d’Amore" e da altri iniziati (non ultimo il Rebbe Bekhor, ma possiamo sospettare che proprio lui abbia "nominato" Ba'al Shem sua nipote...), riportando la Donna al fianco dell’Uomo, come scritto nel bellissimo passo del Talmud riportato a pagina 45.
Bei personaggi per una bella storia (splendidamente disegnata da Morales con la collaborazione di un sempre più bravo De Cubellis), ricca di colpi di scena e cambi di location, in possesso dell’apprezzabile merito dell’abbandono (quasi. Non si può pretendere l’impossibile...) dei famosi "spiegoni" mysteriani e con dialoghi "da vita vera" (tranne che in pochi casi, nei quali il sospetto dell’introduzione di tranquillanti redazionali sorge...).
Un grande "grazie" a chi l’ha scritta e disegnata per noi.



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