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Che hassio di storia

Ho detto hassio? Ops, volevo dire hahnio
Recensione di  |   | martinmystere/


Che hassio di storia
Martin Mystère 303 "Bowie Knife"


Che hassio di storia

Scheda IT-MM-303

  • Bowie Knife
    un arma leggendaria del West… di origini aliene

"L'hassio è un elemento chimico della tavola periodica degli elementi, che ha come simbolo Hs e come numero atomico il 108. È un elemento sintetico, il cui isotopo più stabile è l'Hassio-265, con una emivita di 2 ms. A causa di una controversia sulla denominazione degli elementi dal 101 al 109, l'IUPAC adottò 'unniloctio’ (Uno) come nome temporaneo dell'elemento. Nel 1994 un comitato dell'IUPAC raccomandò il nome hahnio. Il nome hassio è stato adottato internazionalmente nel 1997 (IUPAC è l’acronimo di International Union of Pure and Applied Chemistry - in italiano Unione Internazionale di Chimica Pura ed Applicata - una organizzazione non governativa internazionale, dedita al progresso della chimica)".

Signore e signori, una breve ricerca in rete è bastata per riassumere il contenuto di questa storia, o meglio della sequenza cha va da pag.138 a pag.153, nella quale si condensa il (poco) succo di questo MM 303. Ovviamente nella rubrica in coda all’albo non si fa assolutamente menzione di questi concetti, ma ci si sofferma su Alamo, Jim Bowie e il suo coltellaccio, oltre ad amenità variamente relative, come se lo stesso non fosse già stato fatto nelle rimanenti 140 tavole che fanno da "semplice" preambolo e frettolosa conclusione della sequenza di cui prima.
Un plot dunque inutilmente elaborato, inutilmente allungato, o meglio: eruditamente inutile. A Castelli va infatti sempre riconosciuta la maestria di creare storie che invogliano il lettore a saperne di più; in tal senso la rubrica che chiude ogni singolo albo è una preziosa chicca bimestrale, e qualora essa non debba apparire esaustiva - come in questo caso - il bravo lettore va da solo in cerca di approfondimenti sulle tematiche trattate.

...un piccolo pregio di questa storia è quello di mostrarci un’altra delle infinite facce della storia americana...
Martin Mystère è stato, e continua sostanzialmente ad essere, soprattutto questo, per fortuna.
Nel caso specifico, ci viene mostrata un’altra delle infinite facce della storia americana, mai nascosto amore per lo stesso Castelli il quale, tanto attraverso alcune memorabili "Storie da Altrove" (vd. qui e qui) quanto nella serie regolare, per non parlare delle storie brevi (il riferimento è alla storia "Che fine ha fatto Kurt Katzenjammer?") ha offerto una lettura appassionante di alcuni dei fatti salienti del nascente stato a stelle e striscie.

Quelli che un alieno in copertina...

Questa volta, come detto, siamo dalle parti di Alamo e dei suoi leggendari eroi, che fanno da sfondo narrativo alla ricerca di una misteriosa miniera perduta (o meglio, come si dice nell’albo stesso, cercata e mai trovata).
Tutto ciò va più che bene, ma è il modo in cui questo spunto narrativo si trascina per circa 140 pagine a dare un pesante senso di stanca. Bisogna dirlo: arrivare alla fine della storia è davvero difficile!
Lungo l’intero iter di lettura il senso generale della trama fatica a mantenersi in piedi, tra: inutili lungaggini nell’incedere degli eventi; soliti clichè che ormai è lo stesso Martin a considerare dei riempitivi (vedi il cocktail con tanto di vecchia carampana); personaggi posticci, la cui coerenza nell’agire è quantomeno risibile (uno per tutti l’apache Piccolo Puma, totalmente scoordinato proprio nel suo modo di comportarsi e di prendere - nonché di mutare - opinioni e decisioni); altri personaggi fondamentalmente inutili, finanche come comprimari (e qui la lista è non breve, a partire dal professor Rutherford, passando per l’ingegnere della Space Tech, fino ad arrivare all’avvocatessa Mills, le cui capacità intuitive sono eccessivamente acute anche per un qualsiasi police procedural televisivo, in cui i cattivi devono essere consegnati alla giustizia entro il termine di 40 minuti circa dalla sigla di apertura); un Java degradato quasi a succedaneo di Catarella vicino al computer, e poco più; varie ed eventuali, sempre legate ad un’indagine che procede in maniera sbilenca, annacquata, e che ogni tanto si ricorda di mettere in mezzo quel Bowie Knife che dà il titolo all’albo, ma sulle cui reali origini alla fine non se ne sa tanto più di prima.

Nuovo mystero, nuova caverna (o era il contrario?)
disegni di Paolo Ongaro, Martin Mystère 303

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Nuovo mystero, nuova caverna (o era il contrario?)<br>disegni di Paolo Ongaro, Martin Mystère 303<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>
E in questo la copertina (che pure trova d’accordo chi scrive nel fatto che deve concentrare in un’unica immagine gli elementi principali della storia) opera un vistoso inganno nei confronti del lettore, mostrando una tipica mano da "ufino" (per rubare un termine caro a Sclavi), dietro la quale si intravedono delle navicelle spaziali che sorvolano un saloon! Può andare bene in un videogioco di tipo shoot’em up in soggettiva come Outlaws (prodotto dalla LucasArts intorno al 1998) trovare un easter egg consistente in una sala segreta in cui gli ufini si affaccendano con ferri da chirurgo attorno ad una mucca, mentre tutt’intorno si estende il più classico ambiente da Far West; non è invece assolutamente accettabile accingersi alla lettura di una storia "mysteriosa", dopo essere stati magari positivamente predisposti dalla copertina (nonostante la solita espressione da uomo preistorico di Java :-)), per poi trovarsi, dopo un’introduzione praticamente semi-infinita, nella solita caverna, stavolta piena di blocchi di Hassio, la cui funzione alla fine (dopo ovviamente l’altrettanto solito crollo) continua a rimanere sostanzialmente sconosciuta!

Morali e minerali

Castelli tenta anche stavolta attraverso il suo personaggio di lanciare un messaggio, e nemmeno troppo velato, tra l’altro, sulla recente sgradevole condizione in cui versa il nostro paese per quanto riguarda il problema delle discariche abusive, spostando il piano di lettura ad un contesto "fantastico", che però rimane solo nei pensieri di Martin, e solo nelle ultime tre vignette dell'ultima pagina.
Ben poca cosa rispetto a quello che aveva fatto - partendo praticamente da uno spunto analogo - nel terzo speciale, incentrato sulla scoperta della reale funzione delle piramidi di Giza: anche lì dei monumenti per noi maestosi, ma concepiti in realtà da parte degli originali costruttori come depositi di scorie nucleari, quale monito per le generazioni future.
Della forza dimostrata allora nello sviluppo del soggetto, in questo "Bowie Knife" non ne rimane neanche l’ombra.

In tutto questo allungamento di brodo, quantomeno si riconosce all’autore la capacità di mettere in campo un numero relativamente limitato di personaggi (al contrario di quanto accade nello stile "viettiano"), sebbene così facendo il meccanismo della ricerca del colpevole evolva in maniera non dissimile da una qualsiasi puntata della "Signora in giallo".

Apple man Martin
disegni di Paolo Ongaro, Martin Mystère 303

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Apple man Martin<br>disegni di Paolo Ongaro, Martin Mystère 303<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>
Dulcis in fundo, tutta la vicenda del coltellaccio viene adeguatamente illustrata dall’opera di Ongaro (e visto quali sono gli esiti dell’analisi della trama, l’uso dell’avverbio la dice lunga!). Martin e compari appaiono usciti direttamente come da un tratto anni’50, e purtroppo non è un complimento: la staticità delle immagini, unitamente ad una scarsa continuità nella resa dei personaggi lungo il succedersi delle tavole, per non parlare di pose anatomiche poco realistiche in più di un’inquadratura, non fanno che aumentare quel senso di stanca di cui prima - per quanto ogni tanto compaia una qualche gentile donzella ad ingentilire le vignette (vd. ad es. pag.43, ultima vignetta, o pag.49, prima vignetta).
...alla fine del coltellaccio di Jim Bowie se ne sa poco più di prima...
È tra l'altro la stessa mano a cui si devono il Maxi MM n.4, "Il ritorno dell'Etrusco", e il MM 206bis, ed anche in quei casi il giudizio si è assestato su un deciso pollice verso. In particolare, per quanto riguarda la seconda delle due storie citate, si notano analogie anche a livello di sceneggiatura (da intendersi in questo caso come un interminabile preludio che si risolve in un evento presumibilmente "centrale" ma relegato ad una manciata di pagine, seguito da un finale accelerato, affannoso ed ovviamente inconcludente).

Un elemento di spicco in questo MM 303 però c’è: Martin usa un i-phone di nuova generazione!

Bowie knife - Martin Mystère n.303, di Alfredo Castelli (testi), Paolo Ongaro (disegni)
Giugno/Luglio 2009, bimestrale - Sergio Bonelli editore


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Scheda IT-MM-303

  • Bowie Knife
    un arma leggendaria del West… di origini aliene

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