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Alice in Hell

dopo la bomba, si vive comunque
Recensione di  |   | manga/


Alice in Hell
Alice in Hell


La guerra termonucleare c'è stata ma l'umanità, in qualche modo, è sopravvissuta.
Lo scenario è un incubo raccontato centinaia di volte, banale e scontato come tutte le cose reali: città fantasma che si sbriciolano, gruppi di sopravvissuti che si organizzano in comunità o bande di criminali. Chi ha le armi e le sa usare comanda, gli altri obbediscono o muoiono.
In questo scenario un ragazzino intraprendente di nome Shu scopre che con un fucile di precisione, freddezza, mira, un buon senso tattico ed un'esca puoi mettere con le spalle al muro anche bande di criminali.
L'esca con cui attirare in trappola le sue prede pericolose è Alice, un celludroide: una bambola semovente con capacità di auto-apprendimento con le fattezze di una ragazzina bionda.
Durante una delle loro imboscate ai danni dei predoni, salvano la vita a Makilda intraprendente coordinatrice di una comune poco distante.
Sarà proprio lei, dopo settimane trascorse a trattare con le varie bande armate per creare un'alleanza, a tornare a prendere il giovane cecchino, invitandolo ad abbandonare le rovine che abita per iniziare una nuova vita nella comune.
Nuova vita un po' burrascosa, visto che verrà immediatamente preso in antipatia dalla coetanea Elisa, una pistolera tanto chiassosa quanto Shu è silenzioso ed imbarazzato.
Così procede la normale vita di un sopravvissuto in un mondo di sopravvissuti.

Alice ed una povera comparsa
Frasi che funzionano sempre in un deserto post-atomico.

(c) 2012 FlashBook

Alice ed una povera comparsa<br>Frasi che funzionano sempre in un deserto post-atomico.<br><i>(c) 2012 FlashBook</i>

Alice in Hell, sceneggiato e disegnato da Jiro Matsumoto ed arrivato ormai al quarto numero per le pubblicazioni Flash Book, si colloca nel classico filone della fantascienza post-apocalittica.
Lo fa con un taglio contemporaneamente tradizionalista e originale. Da una parte infatti tutti gli stilemi classici del soggetto vengono rispettati: abbiamo i deserti post-atomici attraversati da carovane di sopravvissuti e bande di predoni, abbiamo le cittadelle fortificate difese con poche armi da fuoco. Abbiamo l'uso della violenza come prassi quotidiana di una nuova "frontiera".
Dall'altra, con grande attenzione, viene descritto efficacemente questo "dopo": le comunità umane non sono semplicemente parte di una scenografia appiccicata con lo sputo, ma si percepisce lo sforzo per organizzarsi e migliorare le proprie possibilità. Hanno gruppi di lavoratori organizzati, cercano diverse professionalità e per quanto possibile si dotano pure di scuole. Cercano alleanze con i predoni ed i gruppi armati per rinforzare le proprie difese e contenere la violenza e laddove non ci riescono organizzano ronde di vigilanza e spedizioni preventive per dissuadere gli elementi più pericolosi.
Le comunità umane non sono semplicemente parte di una scenografia appiccicata con lo sputo, ma si percepisce lo sforzo per organizzarsi e migliorare le proprie possibilità
Tutto questo l'autore è abile a "mostrarlo" e non "spiegarlo", animando la società intorno al protagonista e ricorrendo anche a piccole intuizioni di grande verisimiglianza, come il fatto che il giovane cecchino cerchi continuamente di recuperare manga e fumetti al mercato nero. Qualcosa a cui normalmente non si pensa quando ci si figura uno scenario del genere ma che, in realtà, può essere ben realistico.
Anche la figura di Alice è estremamente interessante. Appena la vediamo ci rendiamo conto che questo celludroide non è il classico "androide postatomico": non è un'arma senziente, non è un'Intelligenza Artificiale avanzata, non è il ricettacolo della psiche di qualche persona cara del protagonista. E' una marionetta semovente dalle limitate capacità fisiche ed intellettive. Completamente priva di qualsivoglia "luce di intelligenza", quando non sta eseguendo un ordine impartito siede composta su una sedia con espressione beota e, in alcuni casi, rigurgita il latte che assume come nutrimento.
Il suo ruolo sembra quello di essere sia l'unica compagna riconosciuta dal giovane protagonista che una sorta di testimone insensibile degli eventi.

Makilda, Elisa e Shu
Adulti e ragazzini nel dopobomba.

(c) 2012 FlashBook

Makilda, Elisa e Shu<br>Adulti e ragazzini nel dopobomba.<br><i>(c) 2012 FlashBook</i>

Per uno scenario così anomalo, il tratto grafico di Matsumoto si rivela più che all'altezza: con molta abilità l'autore tratteggia personaggi ed ambienti con un tratto grezzo ma preciso, al punto da far sospettare che l'uso delle pennellate spesse, delle sgranature e delle sporcature sia voluto.
La stessa cura la troviamo nella costruzione di tavola e di inquadratura: dalle tavole di bianco abbagliante dei campi lunghi nel deserto, agli interni carichi di grigi e neri sbiaditi, in cui la luce appare sempre troppo poca e pare di sentire l'aria malsana.
L'azione poi, per quella poca che ci si può aspettare, è sempre spogliata di epica: descritta con estrema chiarezza ma sempre scegliendo inquadrature che la sminuiscano, rendendo chiaro che tutto quello che viene mostrato sono solo umani che feriscono e mutilano altri umani.

Alice in Hell sembra proporsi di riportare "nella polvere" un genere fantascientifico che, nonostante sarebbe poco incline all'epica, il manga aveva "tirato a lucido" a forza di spettacolarizzazioni.
Con questo non vogliamo dire che si tratti di un manga cupo, disperato, pessimista e, conseguentemente, noioso. Anzi, oltre a creare scene di divertente "quotidianità", questa opera avvince e fa affezionare ai suoi protagonisti molto in fretta.
Protagonisti senza superpoteri, con capacità affinate ma pur sempre limitate, dai caratteri difficili e perseguitati da brutti ricordi: umani ed intenzionati a tirare avanti come tali. Alice in Hell di Jiro Matsumoto (testi e disegni) - volume brossurato con sovracopertina - b/n - Flash Book - 6.90€

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