Cara Carta
Questa volta usciamo dalla consueta veste di recensori per commentare una notizia circolata al termine della scorsa settimana (25/05/2012).
Con un tweet il Direttore Editoriale di casa Panini, il "duale" Marco Marcello Lupoi ha comunicato una novità in casa Panini, l'aumento dello spessore "percepito" degli album panini di circa il 50% a parità di foliazione. Pagine più "ciccione" insomma, il cui "prima" e "dopo" la cura ingrassante veniva esposto in una foto in cui campeggiava un manga (Soul Eater).
La notizia, nella percezione della casa editrice modenese dovrebbe soddisfare i collezionisti, il fatto che questo aumento si tradurrà in un aumento delle testate (quelle attualmente posizionate a 3.90 passeranno a 4.20) ha invece portato molti dei blogger che hanno riportato la notizia a prevedere una forte insoddisfazione dei lettori.
In questo articolo vorremmo invece cercare di riflettere su quale può essere l'idea di futuro del mercato editoriale che sta dietro a quest'idea e che immagine abbia, chi questa idea formula, di lettori e collezionisti.
Prima di proseguire è bene mettere in chiaro che chi scrive questa riflessione ha più volte ribadito la sua percezione del fumetto come un medium "di consumo", il cui compito si esaurisce nel veicolare la narrazione e che tutto il resto è irrilevante. Più volte ho plaudito le iniziative delle maggiori case editrici di mandare in libreria il primo volume di una serie a meno di due euro, per dare un "assaggio" al lettore. Se mi venisse chiesto di scegliere tra un volume in carta "al teflon", garantito 10 anni, con sovracopertina in rilievo e colophon firmato dall'autore stesso, e lo stesso volume in carta riciclata, incollato con circa il 50% di possibilità di sfaldarsi entro le prime dieci letture, ma ad un decimo del prezzo del primo, sceglierei senza esitare il secondo.
Altra considerazione che è bene smarcare fin da subito è che un editore "fa solo il suo lavoro". Certo, è bello sentir parlare i vari redattori, responsabili, direttori editoriali e persino proprietari, come appassionati. E' bello pensare a loro come a "dei nostri". Ma non è necessario. Quello che invece debbono avere è professionalità, una buona conoscenza del prodotto che vendono e del pubblico, una aggressiva visione del futuro per guadagnare e consolidare la presenza sul mercato.
Per questo è inevitabile chiedersi, letta questa notizia, che immagine abbiano alla Panini Comics del loro cliente.
L'attenzione al collezionista può infatti essere giustificata, anzi encomiata, ma è impossibile chiedersi se davvero al collezionista interessi "a priori" un abbassamento indiscriminato della deperibilità dei volumi. Il collezionista di fumetto è collezionista di un medium popolare, non colleziona quadri, non colleziona ceramiche, non colleziona orologi. Colleziona oggetti che nacquero deperibili perchè destinati ad un pubblico di massa dalla limitata capacità di spesa. Oggetti che dovevano diffondersi più che durare. La durata i fumetti, per decenni e decenni, se la sono conquistata sul campo, pochi fortunosamente ("Tijuana Bibles" scampate al macero ed ora tenute dietro a vetrine asettiche) altri grazie al loro valore, divenendo "classici del fumetto" e venendo quindi stampati e ristampati e poi citati e poi ripresi.
Tra le più lampanti dimostrazioni di questa sua natura "adattativa" l'inossidabile "Diabolik", che proprio in queste settimane festeggia i suoi 50 anni, il cui formato unico le sorelle Giussani decisero non "perchè durasse" ma affinchè fosse comodo da leggere per i pendolari che si stipavano come bestiame nelle ferrovie e mezzi pubblici milanesi. Pensarono a farlo "consumare" e non a farlo "durare".
Non c'è dubbio alcuno che il valore di Diabolik, per il lettore come per il collezionista, si traduca in questo: nell'aver combattuto e vinto una battaglia per il "diritto alla durata".
Che valore ha allora una durata senza battaglia? Un brutto fumetto, un brutto manga, resteranno tali anche con il 50% di spessore in più. Con in più l'aggravante di un costo maggiore e di una imbarazzante, innaturale, persistenza sugli scaffali e poi nei retrobottega e cantine e, infine, al macero. Con il loro grasso di troppo ad ingombrare le discariche.
L'edizione di pregio, l'edizione "potenziata", "irrobustita", fatta per "durare" ha senso quando sia il lettore "divoratore" che il più controllato "collezionista" hanno sancito il pregio del prodotto, se vogliamo dirla tutta, di tutte le responsabilità, doveri, diritti che l'editore ha, quello che proprio non ha è quello di decidere del "pregio" di un prodotto. Quello è un diritto che rimarrà per sempre del lettore.
A discolpa della Panini dobbiamo riconoscere che non è la sola ad aver effettuato questa immotivata "invasione di campo". Ha sempre creato un po' di sconcerto, nelle nostre recensioni e nella nostra esperienza di lettori, vedere manga shonen o comunque manga di "buon artigianato" ma ancora non definibili "classici" (a volte di autori completamente sconosciuti) proposti con sovracopertina e pagine "di pregio" a prezzi superiori ai 6 euro. Impossibile non chiedersi per quale motivo il loro pubblico di riferimento, teen-agers o "non maturati" (tra cui mi colloco), avrebbe dovuto affrontare la spesa, vista la peraltro abbondante presenza di alternative.
Però si coglie, in questo salto di qualità e nella sua motivazione difficile da sostenere, una nota preoccupante. Si può infatti pensare che la Panini Comics abbia paura del futuro. Che i cambiamenti che avvengono quotidianamente, purtroppo non in meglio in questo periodo, stiano comprimendo le aspettative su un pubblico nuovo. Se c'è davvero questo timore, una proposta del genere pare quasi avere senso: non apro a nuovo pubblico ma cerco di fidelizzare il vecchio proponendogli la "continuità", una cara, rassicurante, solida "materia" a cui ancorarsi. L'illusione non di "fruire" ma di "investire" su un prodotto di qualità. Peccato che la qualità del fumetto non stia nella carta più di quanto la qualità di un film stia nella celluloide della pellicola.
Per questo motivo verrebbe da pensare che per dissipare queste paure bisognerebbe investire piuttosto nella "qualità" stessa del fumetto, nella sua capacità di diffusione che gli ha permesso di emergere nei momenti più critici, nel suo essere una sorta di "infestante" capace di parassitare spazio laddove non te lo aspettavi: nei quotidiani degli Stati Uniti d'America a fine ottocento e in quelli del più tardo, tragico, periodo della Grande Crisi. Saltando dalle pagine domenicali alle strisce a fondo pagina, infilandosi nelle brochure pubblicitarie a tradimento, e poi su fascicoletti pinzati, su volumi spillati in carta "pulp" appena appena in grado di trattenere l'inchiostro e così via, fino ad oggi. Durata tramite pervicacia, potremmo dire.
Ora la bussola dei media si è spostata sul digitale e la falsa immagine del fumetto come medium cartaceo fa "tremare i polsi" all'idea di aggiornarsi: il vecchio sconfigge il nuovo, digitale spazzerà via carta (ed ecco, di nuovo, la spinta psicologica a "ingrassare" la carta, come se si volesse opporre il suo "peso" a ciò che è immateriale). Chi scrive non è in realtà convinto di questo, l'ecosistema dei media è più complesso di un semplice "tecno-maelstrom" in cui sta a galla solo l'ultimo arrivato, in realtà il digitale, passaggio inevitabile ed in parte già avvenuto (si veda solo il proliferare di autori su web), potrebbe avvantaggiare la carta, fornendo ai lettori una economica e costante anteprima di quello che andrebbero a leggere. Le formule per realizzare questo scenario sono molteplici: da invitanti abbonamenti "ultrapromozionali" a comodi "redeem code" stampati sulle edizioni cartacee per accessi limitati o mirati.
L'obiezione, in teoria purtroppo molto valida nel nostro paese, è chiaramente una: il digitale non garantisce al produttore il rientro dell'investimento a causa delle copie non autorizzate. Questa obiezione però vale solo per chi non abbia assistito al successo di autori (Rick Burlew di Order of The Stick, Fred Gallagher per MegaTokyo o i nostrani Eriadan, Makkox e ZeroCalcare) la cui notorietà "digitale" ha aperto la strada ad un inaspettato "tutto esaurito" cartaceo. Se invece restiamo nel campo del manga, per dare valore assoluto a questa obiezione, bisogna non aver mai partecipato alle conferenze di anteprima degli editori di manga nostrani e non abbia visto, come dicevamo un po' di tempo fa, un nutrito gruppo di lettori aspettare ansiosamente che i redattori annunciassero l'uscita, su carta, di un'opera che avevano evidentemente già letto. Non si spiega, altrimenti, tutta quell'aspettativa, tutta quell'ansia, tutta quella gioia che una volta era riservata ad opere note in Italia perchè già passate in televisione. Oppure vogliamo davvero credere che tanta emozione fosse alimentata da poche decine di righe di recensione lette sui blog?
La convinzione che portiamo è che aprire a idee che diffondano il fumetto abbattendone il costo per il lettore sia comunque più benefico che non "ingrassare" la carta ed i prezzi. Per la "qualità del supporto" ci sarà tempo, quando il pubblico avrà fatto la sua scelta e decretato chi merita di durare.



















