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"Io avrei voluto disegnare
Tex in mezzo a un mucchio di signore che lo
invitano a cento feste, ma non posso forzare le situazioni oltre una certa
misura. Oltretutto dovrebbe togliersi la camicia e indossare un abito, io
l'avevo persino già disegnato in gessato, cioé in completo nero con le
righine verticali..."
"Ci sono stati dei momenti in
cui ero come preso dalla piena del Po e non sapevo più da dove ero
partito o dove volevo andare, nonostante la sceneggiatura fosse lì,
tranquillizzante.
E
intanto montava. E poi gli interni, scene buie, difficili. Come in un
castello inglese, un po' gotiche, con tanto di "cantuccio della strega".
E la cinese cattiva e altri ancora.
Giunti alla catarsi finale, i due eroi se ne partono, come se nulla
fosse, e intanto io sono morto. Ma mi sono ritratto, in una squadra di
boscaioli che salutano Tex nell'immagine finale, quando torna a valle.
Lui ci ha messo pochissimo, io tantissimo."
"É Tex l'astro che illumina,
è lui che fa girare la testa a tutti. Di fronte a un personaggio e a una
saga che ha impegnato tanti autori del calibro di Galep, Ticci, Villa,
puoi solo metterti al servizio dell' Eroe."
"Perché ho fatto Tex? Perché
era una buona bandiera sotto cui cadere. E dovendo cadere, tanto valeva
cadere ad Alamo."
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