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La sorte ha voluto che a
suggellare la carriera di Magnus non fosse un'opera raffinata e lirica
come le precedenti 'Femmine Incantate', né un'opera cupa e drammatica come
il, purtroppo incompleto, 'Conte Notte'. La carriera di Magnus si conclude
invece con un'avventura, nel senso pieno
del termine, dell'inossidabile Tex: quasi la riscoperta di una vena più
schietta e popolare, che negli ultimi anni aveva abbandonato; insomma è
stato una sorta di ritorno alle origini. Non si potrà mai fare a meno
di
chiedersi cosa lo avesse spinto ad imbarcarsi in questa impresa folle:
lui, già da tempo autore completo e affermato, inchinarsi davanti ai
decennali stilemi bonelliani, per confezionare con grande umiltà uno
speciale di Tex da 224 tavole.
Probabilmente Magnus ha
affrontato questo impegno come un rispettoso omaggio: a Tex come
personaggio, a Tex come simbolo di un genere fumettistico che ha segnato
l'adolescenza di diverse generazioni (tra cui naturalmente la sua) e a Tex
come 'monumento' a tutti gli artisti, disegnatori e sceneggiatori (con
Galep e Gianluigi Bonelli in cima alla lista), che per cinquant'anni ne
hanno raccontato le gesta.
Certo, è un peccato che Raviola non abbia avuto la possibilità di
esprimersi come sceneggiatore anche in questa occasione, il risultato
sarebbe stato sorprendente. Non ci si può comunque lamentare: il Texone è un'opera che Magnus ha letteralmente vissuto, per cui ogni
vignetta ha qualcosa di più oltre a un'inimitabile accuratezza grafica: ha
una grande forza evocativa. Da ogni tavola trapelano passioni umane, gli
spazi si integrano e si completano tra di loro, suggeriscono
la propria continuazione, il senso del tempo ci viene chiaramente
comunicato.
É importante infine ricordare
che parte di questo Texone è merito di Castel del Rio, il paese sugli
Appennini dove Raviola ha passato gli ultimi anni della sua vita: dove ha
trovato un equilibrio interiore ed una preziosa fonte d'ispirazione.
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