Il tuo mestiere è quello
di fare fumetti. Credo che tu non ci sia arrivato per caso. E’ possibile
tratteggiare il contesto culturale, i rapporti di amicizia, le occasioni e
gli stimoli che hai avuto e che ti hanno portato al fumetto?
Io ho subito il fascino dei fumetti dal dopoguerra, li ho scoperti come qualcosa
di meraviglioso. Per gli studi fatti, però, mi venivano anche severamente censurati. A
poco a poco i fumetti mi hanno ipnotizzato per quanto riguarda la possibilità di fare dei
disegni e poi di farli vivere dando loro uno spazio più lungo di quello che ha
unillustrazione unica. Unillustrazione sola che rimane lì, anche bellissima
come un disegno di Dorè, rimane immobile ed enigmatica come un quadro. In un fumetto no,
la figura si deve muovere e svela se stessa, se è cattiva, se è buona, dando anche il
senso del tempo che scorre. Ho cominciato a disegnare attraverso le mie letture di
fumetti, che sono state buone perché il primo impatto lho avuto con Topolino,
"Topolino agente della polizia segreta". Era stato fatto in America dallo studio
Disney anche se non ricordo più lautore, ma i veri autori disneyani erano
bravissimi: ricordo una serie di Topolino in cui gli ambienti erano disegnati con una
precisione che era a livello di un illustratore dell800. In Topolino praticamente cè tutto il XX secolo.
Il tuo mondo di fumetti come autore è
cominciato con Kriminal nel 1964; indubbiamente da quel personaggio ai tuoi fumetti di
oggi è passato del tempo, cè stata unevoluzione, una crescita..
Il mio primo lavoro ha avuto loccasione di entrare nelleditoria più
frenetica: fu appunto Kriminal, che ebbe il successo commerciale dei fumetti neri. Quando
rivedo oggi quei disegni, me li sento lontani, non riesco a vedermi come ero allora: sono
già passati tredici anni, Kriminal era una figura astratta, andava fuori solamente con
una tuta da cui tirava fuori il coltello senza che avesse la guaina e così tutti gli
altri oggetti che gli servivano. Non era necessario precisarlo realisticamente, questa
figura astratta copriva completamente tutte le assurdità del testo. Si può seguire una
linea come questa, oppure unaltra, di un fumetto che io chiamo più evoluto: vedi
Bonelli di cui in un Tex cè una sparatoria dove puoi contare addirittura i colpi di
pistola che spara un personaggio; e sono calcolati giustamente. Inoltre un ruolo
importantissimo lo giocano i copioni, i miei sono stati molto fortunati, erano quelli di
Max Bunker. Poi, avendo successo, sono potuto andare avanti nella ricerca senza paura,
avevo punti di riferimento sicuri di cui però non mi sono accontentato. Per questo dico
che considero lontani quei miei disegni, ma è quello che succede a tutti i
professionisti. Bisogna dire però che leditoria è una macchina esclusivamente
commerciale che, arrivata ad ottenere quello che vuole, non lo molla più: è la macchina
del consumo, e il consumo è ottuso perché la gente (e anchio sono uno di quelli)
consuma a lungo gli stessi prodotti da cui si stacca lentissimamente. A quel punto o
lautore sfrutta il momento fermandosi sul successo di quello, oppure può succedere
che si stanchi, si nausei e cambi mestiere.
 [...]
NellItalia dei primi anni sessanta il fumetto era
ancora emarginato e guardato con sospetto. I cosiddetti "giornalini" erano
considerati sottoprodotti culturali certo più dannosi che utili. I tuoi primi personaggi e
le storie che disegnavi hanno avuto una funzione molto particolare nel panorama culturale
italiano e della stampa di consumo di quegli anni.
Pornografica e scandalistica. Mi ricordo sequestri in edicola di giornalini per
"scene raccapriccianti" e "incitamento alla prostituzione",
soprattutto per "Satanik"; siamo stati citati anche da Arturo Carlo Quintavalle
nel "Fascismo a fumetti". Cerano dei fumetti veramente terribili, ma ci ha
messo in mezzo anche noi che, se avevamo certo grandi disattenzioni su un discorso
politico, non eravamo comunque al livello basso degli altri.
Ma al di là di questo, tu che cosa mettevi nei tuoi
personaggi?
Io in quei personaggi ho messo soprattutto smania di guadagno; li ho presi in buona
fede, li ho portati avanti e qualcosa alla fine rimane di recuperabile. Smania di guadagno
che quel fenomeno ha prodotto, io certo non mi lamento, però gli editori hanno mangiato
non dico molto, ma tutto. Kriminal e Satanik avevano la smania del guadagno, io avevo
lesigenza di cambiare i miei disegni in fogli da mille, ma agli editori piovevano
nelle tasche cifre veramente enormi.
In tutto il tuo lavoro di autore disegnatore, sono
cambiati molti personaggi, ma è rimasta una costante grafica: quel tuo modo di deformare
secondo una gamma molto varia, le figure dei fumetti, soprattutto le facce, fino al limite
del grottesco, del brutale. La tua è tutta una umanità con questo marchio.
Questo stile grafico è un bagaglio di occasioni in più che mi offre
limmagine del fumetto, non è unabilità fine a se stessa, credo che abbia
delle funzioni. E quella specie di gommosità maggiore o minore dei personaggi per
cui, dai tratti del viso di un individuo che si deve presentare come "normale",
si può arrivare fino alle vere e proprie astrazioni. I miei personaggi hanno il destino
stampato sulla faccia. D'altronde, facendo fumetti, o si va per contrasto facendo dire
cose terribili ad un tipo bellissimo, o cose bellissime ad uno terribile; oppure si deve
cercare una particolare espressione che caratterizza, ad esempio, il corrotto, il crudele,
lingenuo
Senza contare che questa gommosità offre la possibilità di
raccontare cose che è impossibile narrare col cinema, o in un libro scritto dove
perderesti limmagine; ci sarebbe il cartone animato, ma ha dei costi di produzione e
dei tempi di lavoro eccessivi. Il fumetto invece è liberissimo e immediato. Devo comunque
ammettere che finora la mia umanità nei fumetti è stata un po cupa.
[...]

Mentre disegni i tuoi fumetti, lo fai pensando anche al
pubblico che li consumerà, ai suoi gusti, ai suoi orientamenti? E inoltre, la tua
produzione attuale e quella che hai in progetto, su quali linee è orientata?
Una volta facevo i miei personaggi pensando a come sarebbero piaciuti alla gente,
adesso non più; si può partire invece da quello che la gente sa già. Ho fatto un
esperimento con "Lo Sconosciuto" che ha molto impressionato: il mondo
delledicola cioè sesso, violenza, fatti politici e di cronaca così come venivano
rappresentati negli altri giornali, io li facevo rimbalzare nel mio fumetto in modo che
fossero riconoscibili. Mi sono stancato anche di questo. Adesso vorrei disegnare dei
fumetti che io ho visto da piccolo, americani, perfetti, reinventandoli sulla base di
quello che io mi ricordo; praticamente copio dei ricordi che ho di fumetti che mi hanno
impressionato molto. [...] Si può mischiare il reale al fantastico: partire con una
grafica che illustra una realtà che è quella di oggi, per tornare al mito tipico di quei
vecchi fumetti. Non transigerei inoltre dal tener presente un aspetto di politica nei
contenuti, senza voler fare del fumetto uno strumento politico; devono però essere delle
storie politicamente corrette.
Cosa intendi per "politicamente corrette"?
Per esempio non ho mai visto un fumetto western con un protagonista indiano. Certo
questo è difficile perché la gente vuole la ripetitività di un cliché che vede il
cowboy sempre in una determinata maniera. Non bisogna daltra parte urlare la verità
politica nei fumetti, perché altrimenti si fa della propaganda e questo non è più
fumetto.
Sembra che ci sia una somiglianza nella degenerazione
di un fumetto che vuole essere assolutamente didattico, come abbiamo visto prima, e quello
di propaganda politica; si può dire che in tutti e due i casi perda come fumetto.
Il fumetto secondo me è un racconto con dei modelli a se stanti. Lo schema è
classico: cè qualcosa di preesistente, parte una storia che lo implica e va verso
un fine conclusivo. In questo sviluppo sta tutta la fantasia dellautore.
Mandrake,
lUomo Mascherato, Flash Gordon possono essere chiamati i classici, i precursori,
quelli che hanno dato le misure del fumetto e del suo codice. Sono come il teatro greco,
anche se certamente dopo si arriva fino a Goldoni e oltre nellarte di intrattenere;
quelli però sono punti di riferimento che non si possono ignorare. Anzi, è tempo di
andare a riscontrarli; Little Nemo ad esempio è, a mio avviso, di una modernità
interessantissima, di un piacere grafico, di una fantasia; forse troppo sognato, adesso
magari gli faremmo sognare delle cose più turpi, non per fare sempre il turpe, ma per
liberarlo dalleccessiva cipria, che peraltro apprezzo perché quella era la sua
chiave. Rifarlo così sarebbe lezioso; non ci sono più Arcibaldo e Petronilla e gli
americani non sono più così.
[...]
da Fumo di China nº2
- luglio 1987 |