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"Alan Ford è stata
un'improvvisazione: progettato nel 1967 e messo fuori a freddo.
In un posto qualunque di un'America reinventata si scontrano in
forme diverse gente povera fuori e avvilita dentro, gente
sofisticata ma fondamentalmente corrotta e marcia. Questo
volendo fare un discorso serio, ma in fondo non sono altro che
pupazzi..."
"In Alan Ford,
entrando in risonanza con Bunker, potevo suggerire delle
situazioni che poilui sviluppava nella sceneggiatura, ma era
sempre molto severo nel filtrare le idee. Me ne passava,
diciamo, tre su dieci..."
"Questo Alan Ford che
si vorrebbe abitante di New York, di America ne ha vista
pochina. In realtà gli facevamo qualcosa della periferia
milanese. C'erano delle case, delle situazioni che erano più
italiane, lombardo-emiliane, addirittura. Era un'America
completamente fasulla, c'erano delle citazioni, qualche
grattacielo, qualcosa che dell'America potesse dare un'idea..."
"Alan Ford mi ha
fatto far fatica, però mi sono divertito parecchio. Dopo è stato
più drammatico, ma Alan Ford mi ha divertito al massimo." |