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(tratto da 'Fumo di China' - agosto 1996,
di Danilo Chiomento)
"Alanfordissimi. Magnus non si
è più sentito di portare avanti il discorso disegnato. Non possiamo che
prenderne atto e ringraziarlo per la fattiva collaborazione fin qui
prestataci". Con questo sentito discorso si chiudeva ufficialmente uno dei
periodi più felici del fumetto italiano: l'Alan Ford di Magnus & Bunker.
Con un pizzico di malizia si sarebbe potuto prevederne la possibilità già
prima del fatidico 76º numero, il primo non disegnato da Magnus, dove
appare l'annuncio dell'infausto divorzio. Infatti a partire dal numero 65
il suo tratto apparve in molti casi decisamente sotto tono, con lunghe
sequenze di tavole solamente abbozzate, lasciando all'inchiostratore il
compito di renderle presentabili.
Inoltre c'è il mistero di una
storia natalizia pubblicata in piena estate con alcune piccole
imprecisioni di carattere temporale, quasi si volesse tamponare un
emergenza. In ogni caso lo scioglimento del magico duo, dopo qualche
piccolo attrito, non lasciò alcun rancore, come dimostrerà molti anni dopo
il ritorno di Magnus sulle pagine del biondo agente segreto per
festeggiare il suo duecentesimo numero, utilizzando il suo ultimo stile,
quello alla ligne claire.
Alan Ford non deve essere
considerato un caso a sé nella vasta produzione Magnus/Bunkeriana, ma
l'evoluzione di alcune idee già abbozzate su altre serie. In alcune pagine
di Kriminal e Satanik si era vista un strana commistione tra l'elemento
nero e quello più tipicamente grottesco, solo che allora sembrava una
forzatura, mentre facendone il motivo dominante di un albo, si arrivò a
definire una coinvolgente forma di umorismo, dove quando si muore lo si fa
con una smorfia ridicola sul viso. In quelle 75 uscite Magnus seppe
esprimere tutta la propria bravura nel bianco e nero, preciso negli
sfondi, accurato nelle espressioni dei mille personaggi creati, dando vita
e anima alle sceneggiature di un Max Bunker in stato di grazia. Le storie
avevano due livelli di lettura, scavando sotto l'apparenza si celava una
pungente satira sul malcostume italiano. Basti l'esempio del postino
Pisistrate Nelson, simbolo rappresentante di una Posta inefficiente ma
pretenziosa. 
Indimenticabili saranno le
gesta tragicomiche della più scassata organizzazione investigativa della
letteratura per immagini, il gruppo TNT, la disarmante timidezza del
prestante Alan Ford, gli scatti d'ira del nasuto Bob Rock, l'innaturale
pigrizia della Cariatide, le mille malattie di Geremia. É impossibile non
ricordarsi le catastrofiche invenzioni del ferreo Grunt, gli eleganti
furti dell'imperturbabile Conte Oliver, le soporifere storie dell'arzillo
Numero Uno. Agenti segreti alle prese con intrighi molto più grandi di
loro che paradossalmente riuscivano a uscirne sempre da vincitori.
C'erano anche i nemici,
riuscite caricature di scienziati da Terzo Reich, di infallibili ladri o
di sanguinari vampiri, tra cui spicca un improbabile supercriminale, lo
sbevazzone alcolico Superciuk, con la sua personalissima linea di
condotta: rubare ai poveri per dare ai ricchi. Che dire poi di quella
variopinta fetta di umanità che ha sempre fatto da contorno alle avventure
dei nostri intrepidi eroi, gli straccioni perennemente affamati
contrapposti ai cinici ricchi, puntualmente contornati da avvenenti e
disponibili giovani ragazze. Insomma l'Alan Ford di Magnus e Bunker rimane
qualcosa di irripetibile, una coppia che sulle ali di un caustico
entusiasmo ha saputo inventare un nuovo modo di fare il fumetto. |