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La Saga delle Guerre Indiane


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Recensione

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Dal mito all'Uomo e attraverso gli uomini al mito, di Sabrina Mancosu

Recuperare la dimensione più strettamente umana di avvenimenti e personaggi che nell'immaginario collettivo vestono i panni del mito. Strapparli a esso così da restituirli a una quotidianità che non ha la pretesa di essere vera ma solo plausibile, e che ha il grande merito di allontanare ogni aurea di leggendario per rivelare semplicemente l'Uomo. Questa l'impresa di Manfredi nella saga delle Black Hills. Impresa non facile e, tra l'altro, non sempre gradita al lettore. Banalmente perché all'eroe, quello che alberga nella nostra fantasia, si può perdonare tutto; all'uomo, ricettacolo di debolezze e meschinità, no. E perchè a maggior ragione, nel leggere di ciò che al narrare è concesso trasformare in una delle infinite verità possibili, può infastidire, e non poco, che si sia scelta proprio una di quelle che più lascia l'amaro in bocca. Amaro non di certo legato a un epilogo che è Storia. E' un sapore che nasce piuttosto da un'impostazione che annulla le distanze con il lettore, consentendogli, se vuole, di essere umanamente partecipe della tragedia di un popolo. Una "vicinanza" solidale che talvolta "disturba" perché a differenza di Ned Ellis, noi non abbiamo fatto, e non possiamo fare, la nostra scelta, e perché se di uomini si parla tali erano anche i ragazzini che componevano il settimo cavalleggeri di Custer, e tale sarebbe stato un giorno il bimbo di Stella Pallida se il gelo di un inverno in fuga non glielo avesse portato via... Forse consapevole di aver tanto da farsi perdonare ;-) per quella reteemotiva nella quale fin dalle prime pagine ci ha intrappolato, Manfredi in chiusura ci offre il privilegio insperato di accompagnare Cavallo Pazzo nel suo ultimo viaggio. E di assistere implicitamente alla nascita del mito. Come dire, dal mito all'Uomo e attraverso gli uomini al mito. Chapeau.

La scelta di Magico Vento
Magico Vento n.98, pag.9, disegni di Pasquale Frisenda

(c) 2005 SBE

La scelta di Magico Vento<br>Magico Vento n.98, pag.9, disegni di Pasquale Frisenda<br><i>(c) 2005 SBE</i>

Si fa presto a dire guerra..., di Guido Del Duca

Si fa presto ad annunciare una lunga saga sulle guerre indiane. Ma da un lato è inevitabile scontrarsi con le aspettative del pubblico, dall'altro è impossibile uscire dalla gabbia della Storia. Come è riuscito Manfredi a superare le difficoltà? Cosa trasforma questi 5 albi in un grandioso affresco storico e, allo stesso tempo, in una dolorosa vicenda privata, punto di svolta per la serie?
Cosa trasforma questi 5 albi in un grandioso affresco storico e, allo stesso tempo, in una dolorosa vicenda privata, punto di svolta per la serie?
Forse la risposta è nel concetto di 'storia romanzata', nell'ancorare la rigorosa ricostruzione d'epoca ad un intreccio appassionante, basato sulle azioni dei personaggi, reali o inventati che siano. Un tipo di narrazione inusuale per il fumetto italiano di oggi (ma lo stesso potrebbe dirsi per letteratura e cinema), forse anche per il grosso rischio di fallire, di rimanere intrappolati in una storia dai contorni già stabiliti. Ma quando si osserva l'epilogo di Cavallo Pazzo, e fino all'ultimo si spera che sopravviva, che riesca a sfuggire al suo destino, vuol dire che ancora una volta la magia (o l'alchimia?) del racconto ha avuto la meglio su tutto il resto.

Il carisma di Cavallo Pazzo
Magico Vento n.101, pag.60, disegni di Talami&Biglia

(c) 2005 SBE

Il carisma di Cavallo Pazzo<br>Magico Vento n.101, pag.60, disegni di Talami&Biglia<br><i>(c) 2005 SBE</i>

Non lo fare mai più, di Claudio Crimi Trigona

Ho riletto tre volte la saga del "Little Big Horne" narrata su Magico Vento e tutte e tre le volte mi è parso mancasse qualcosa. Ogni volta mi concentravo sui singoli personaggi, sulla sceneggiatura, sul disegno scervellandomi nella speranza di capire. Ho ripreso i cinque numeri in questione e li ho sfogliati a casaccio. Nulla. La sgradevole sensazione rimaneva. Forse che la storia fosse carente di pathos? Eppure tutto l'episodio Bandiera Bianca è un unico lamento di dolore, nel raccontare la grande tragedia di Cavallo Pazzo e del suo popolo, perso, disperso al vento, senza più certezze, in un inverno candido e crudele, avversi a ogni livello. Tutti gli altri ingredienti ci sono: la tragedia di una nazione votata alla morte, il desiderio di rivalsa, i punti di vista alterni, le lotte di potere, i rancori, le battaglie, le galoppate, i lupi, i massacri di mandrie di bisonti, i "bang" dei fucili, l'ottusità dei militari. C'è proprio tutto, all'apparenza. Eppure… È stato evitando di guardare quelle vignette e lasciando divagare la mente che mi è saltato all'occhio ciò che intuivo a livello inconscio tra le righe e i segni: manca l'eroismo.
mi è saltato all'occhio ciò che intuivo a livello inconscio tra le righe e i segni: manca l'eroismo
Quello tipico del cinema hollywoodiano, quello per cui una morte ci può sembrare "utile", in un certo qual modo. Diavolo di un Manfredi. In questi cinque episodi i morti non si contano. È normale. Si parla di guerra, anche se impari. Ma manca la retorica e tutte le 500 tavole ci sembrano un inutile massacro. La stessa terribile sensazione che si ha leggendo Alce Nero parla o Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Per cui… grazie Gianfranco. Ma non lo fare mai più. Ti prego.

La filosofia di Toro Seduto
Magico Vento n.98, pag.7, disegni di Pasquale Frisenda

(c) 2005 SBE

La filosofia di Toro Seduto<br>Magico Vento n.98, pag.7, disegni di Pasquale Frisenda<br><i>(c) 2005 SBE</i>

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