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La Saga delle Guerre Indiane

riflessioni sull'epopea delle Black Hills in Magico Vento
Recensione di uBC staff |   | magicovento/


La Saga delle Guerre Indiane
Magico Vento 97-101


La Saga delle Guerre Indiane


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Recensione

Scheda IT-MV-100

Scheda IT-MV-101

Scheda IT-MV-97

Scheda IT-MV-98-99

Una saga in cinque episodi. Una mole di materiale narrativo complesso e composito semplicemente unica. Una pietra miliare del fumetto western e del fumetto italiano. Senza ombra di dubbio, questa saga è nella Storia. Secondo il suo stesso autore, neanche il cinema ha mai fornito una visione così sfaccettata ed esaustiva (ancorché inevitabilmente incompleta, anche in questo caso) dei fatti che riguardano il generale Custer e il Little Big Horn, nonché le conseguenze storiche di quell'episodio e l'epilogo delle guerre indiane. Ecco perché ci è sembrato giusto scrivere un articolo che fosse in realtà una sorta di riflessione comunitaria, intesa ad esporre il modo in cui è stata letta, interpretata, vissuta la saga sulle guerre indiane da tutti coloro che collaborano con uBC e seguono questa testata; il caleidoscopio di opinioni dei nostri redattori, da quelli che usualmente recensiscono le storie dello sciamano bianco ai pareri meno usuali di chi solitamente si occupa di altro. Un panorama che, se non può essere completo, almeno ci pare vario e dinamico.

Vi stupirò senza effetti speciali, di Vincenzo Oliva

Secca, scabra, disperata. Eppure lirica, epica, appassionata. Una storia scontata, poiché è Storia, e quindi già decisa. Eppure più coinvolgente e incerta della maggioranza delle storie dello scorso anno la cui fine non era nota. Perchè il brivido dell'incertezza è dato dall'abilità manovriera di Gianfranco Manfredi: cosa farà fare ai suoi personaggi? Oh sì, sappiamo che alla fine dei giochi Cavallo Pazzo (che poi la traduzione migliore del suo nome è forse Cavallo Indomito) dovrà morire, ma attraverso quale percorso spirituale ve lo condurrà l'autore?

La guerra di Manfredi è epica non perché inganni sulla realtà della guerra, ma perchè restituisce dignità non soltanto ai suoi protagonisti e protagoniste, ma soprattutto tangibilità agli elementi di vita minuta durante il tempo di guerra. Perché restituisce senso ai gesti quotidiani non meno che alle strategie militari. Perché è raro trovare chi abbia saputo dar corpo con tanta acutezza alla personalità umana dietro il profeta Toro Seduto e il lancillottesco guerriero Cavallo Pazzo. Perchè in questa opera corale, sinfonia di ritratti storici dietro il velo della Storia, il protagonista Magico Vento non è passivo spettatore degli eventi già noti come in un copione già scritto, ma ingranaggio vitale della narrazione all'interno di una partitura viva.
Si apre ora per Manfredi la sfida più ardua: dopo aver reso palpitante e imprevedibile il risaputo, dovrà ottenere lo stesso risultato sul piano dell'invenzione pura. Non sarà facile.

Magico Vento si separa da Cavallo Pazzo
Magico Vento n.101, pag.101, disegni di Talami&Biglia

(c) 2005 SBE

Magico Vento si separa da Cavallo Pazzo<br>Magico Vento n.101, pag.101, disegni di Talami&Biglia<br><i>(c) 2005 SBE</i>

Comprimari e pedine, di Cristian Di Clemente

Colpisce, nella saga delle Black Hills, la ricostruzione della vita di tutti gli elementi delle tribù ribelli (guerrieri, anziani, donne e bambini) grazie alla cura dei personaggi comprimari. Prendiamo Jack, il figlio del grande capo del passato: inesperto, sbruffone e codardo, a parole arde dalla voglia di combattere ma fallisce sotto ogni aspetto, rivelandosi come un vigliacco. Il suo fallimento nel diventare guerriero è quello di ogni persona incapace di trovare un proprio ruolo di fronte a un evento come una guerra, che fa emergere quello che alla fine una persona è, nel bene e nel male. Così, se Pioggia-in-Faccia si conferma meschino e bugiardo, Hanno-paura-di-lei e Stella Pallida sono figure eccezionali, esempio per tutti, guerrieri e donne, in modo diverso tra loro: fiera donna d’azione la prima, dolce madre per i tanti orfani la seconda. Accomunate da lutti strazianti, testimoniano con forza che la vita deve sempre continuare e ricominciare, ritrovando una propria dimensione.

Jack, guerriero mancato
Magico Vento n.97, pag.33, disegni di Darko Perovic

(c) 2005 SBE

Jack, guerriero mancato<br>Magico Vento n.97, pag.33, disegni di Darko Perovic<br><i>(c) 2005 SBE</i>

E' con queste figure secondarie che il quadro complessivo della saga si mostra attendibile, rigoroso e vitale. In questa guerra non si assiste allo scontro epocale di semplice "carne da cannone", ma di persone con lacrime e sangue, virtù e debolezze, e con uno sguardo attento su eventi "collaterali" e conseguenze di un conflitto spesso ignorate, come illustra in modo agghiacciante e straordinario l'episodio conclusivo. I singoli che vivono la Storia, quindi. Del resto, anche quelli che sono i maggiori protagonisti di questo ciclo (Magico Vento, Cavallo Pazzo, Toro Seduto, Crook e Custer) sono solo pedine in questa guerra, decisa e manovrata da una inaccessibile e invisibile "sala dei bottoni" a Washington.

Perché non mi è piaciuta la saga, di Giuseppe Pelosi

Certo che non mi è piaciuta la saga. E come poteva piacermi? Non mi è piaciuta perché non c’è niente che vada come deve. Il mio eroe perde. L’amico del mio eroe perde. Ma anche il suo nemico, perde. Il giovane guerriero affidato all’eroe perde e fa la figura del vigliacco. Non mi è piaciuta perché l’uomo bianco ne esce peggio dell’uomo rosso, e questo non è un fumetto, è storia, e io mi sento in colpa anche se non ho fatto niente e anche da bambino ho sempre tenuto agli indiani.

L'ultima partita di Wild Bill Hickok
Magico Vento n.100, pag.24, disegni di Goran Parlov

(c) 2005 SBE

L'ultima partita di Wild Bill Hickok <br>Magico Vento n.100, pag.24, disegni di Goran Parlov<br><i>(c) 2005 SBE</i>
Certo che non mi è piaciuta la saga. E come poteva piacermi? Non mi è piaciuta perché non c’è niente che vada come deve. Il mio eroe perde.

Non mi è piaciuta perché muoiono tutti, anche quelli che con le guerre indiane non c’entrano nulla, come Wild Bill Hickock. E per il tono elegiaco di tutti i numeri. Per la bandiera bianca. E per Cavallo Pazzo che muore in quella maniera. Come può, Cavallo Pazzo, morire in quella maniera? Non mi è piaciuta perché non è un fumetto, è Storia. E non mi è piaciuta perché questi sono gli ultimi numeri mensili di Magico Vento, e da adesso ci tocca aspettare due mesi per sapere se Aiwass torna o no. E nel frattempo cosa leggiamo, Brad Barron? Non mi è piaciuta, la saga, perché contiene l’ultimo episodio disegnato da Pasquale Frisenda per questa serie. E non mi è piaciuta per le copertine. E i colori del n.100 sono i più belli che si siano mai visti su un numero Bonelli, ma Parlov mi piace di più in bianco e nero, sempre. Non mi è piaciuta, la saga. Ecco.


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