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Apache!

alla disperata ricerca di se stessi
Recensione di  |   | magicovento/


Apache!
Magico Vento 125-127


Scheda IT-MV-125

Scheda IT-MV-126

Scheda IT-MV-127

Nel trittico di storie che precede la run conclusiva di Magico Vento, Gianfranco Manfredi decide di cambiare decisamente ambientazione e di spingere il suo protagonista nell’assolato sud-ovest americano, nei luoghi classici del west, per permettergli di raggiungere gli Apache del condottiero Victorio, nell’ultima strenua resistenza all’esercito americano. Manfredi, affiancato da disegnatori non abituali all’interno della serie, prosegue il suo lavoro di riscrittura della storia americana del XIX secolo, svelandone i retroscena con il consueto stile realistico, senza trascurare però il lato avventuroso e appassionante della narrazione.
Il primo aspetto che emerge dalla lettura è che Magico Vento sembra ritrovare se stesso unendosi agli Apache, sensazione suffragata dal fatto che si riappropria pienamente delle sue arti magiche, perse alla fine dello scontro con Hogan, riuscendo grazie ad esse a fronteggiare prima gli stregoni Navajo, poi l’esercito americano e a consumare la vendetta di Mangas Coloradas, leggendario capo Apache che comunica con lui grazie alla mediazione di Cavallo Pazzo. E’ però un Magico Vento più abbattuto e fatalista del solito, quasi comprenda l’inutilità della propria strenua lotta, e che si abbandona anche a qualche crudeltà gratuita, come nell'esecuzione degli assassini di Mangas Coloradas.

Victorio
Vignetta di Siniscalchi, Magico Vento 127, pag.101

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Victorio<br>Vignetta di Siniscalchi, Magico Vento 127, pag.101<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

La parte maggiormente apprezzabile è quella che ripercorre i fatti storici, ripresentati da Manfredi come suo solito coniugando verosimiglianza e scorrevolezza del racconto, e riuscendo pienamente a rappresentare le contraddizioni dell'America dell'epoca. E' la figura del generale Crook a stagliarsi tra i vari protagonisti delle vicende, con i gustosi confronti con Poe nel quale i due si fronteggiano dialetticamente in un gioco al gatto con il topo, ognuno impegnato a portare acqua al proprio mulino. Crook si rivela non solo un sottile stratega, ben differente dal resto dei militari presenti in questi numeri, presentati talvolta in tutta la loro sfolgorante ottusità, ma dimostra anche una profonda consapevolezza delle condizioni e delle ragioni degli indiani suoi antagonisti.

Poe e Crook
Vignetta di Della Monica, Magico Vento 126, p.48.

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Poe e Crook<br>Vignetta di Della Monica, Magico Vento 126, p.48.<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

E’ un Magico Vento più abbattuto e fatalista del solito, quasi comprenda l’inutilità della propria strenua lotta
Gli stessi indiani hanno ovviamente un ruolo fondamentale, e fra tutti emerge la figura dolente del vecchio Nana, che narra a Magico Vento il destino del leggendario capo Mangas Coloradas.
Del tutto particolare è invece il ruolo affidato agli stregoni Navajo ribelli, gli Skinwalkers. Raccontandoci infatti degli effetti dell'epurazione degli sciamani avvenuta nel 1878, Manfredi fa un'invasione di campo nel settore generalmente di competenza del più famoso personaggio bonelliano, Tex, nello stesso tempo agente indiano e condottiero di quella nazione. Lo fa ovviamente appropriandosene e presentando la storia da par suo, facendola diventare una perfetta vicenda di Magico Vento, in cui elementi horror, fantastici e storici si fondono in un racconto di notevole spessore e con non poche chiavi di lettura, prime fra tutte il destino del piccolo Yiska, cui una tragica eredità familiare sconvolge l'esistenza. Sarebbe auspicabile che Manfredi si occupasse di queste tematiche anche all'interno della serie del Ranger del Texas di cui sta realizzando alcune sceneggiature, se non altro per confrontare i due differenti risultati.
Trattandosi di tre storie distinte, sono state naturalmente realizzate da tre differenti artisti, di cui due debuttanti sulla serie. Nespolino realizza probabilmente l'opera più appariscente, illustrando con dinamicità le numerose scene d'azione del numero a lui destinato, come l'inseguimento sul tetto del treno in corsa e la scalata al Picco dei Fulmini. Interessante la collaborazione di Della Monica, incaricato di rappresentare le ambientazioni western tradizionali, come Fort Apache, e perché rinverdisce la collaborazione con Manfredi risalente ai tempi di Gordon Link, il momento dell'esordio dello sceneggiatore nel mondo del fumetto. Siniscalchi sacrifica all'estrema sintesi del suo tratto attuale anche le esigenze narrative, riuscendo egualmente a raggiungere un risultato sufficiente.

Magico Vento si arrampica
Tavola di Nespolino, Magico Vento 125, pag.86

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Magico Vento si arrampica<br>Tavola di Nespolino, Magico Vento 125, pag.86<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Si tratta di numeri interlocutori, in cui è lentamente imbastita la trama che porterà alla conclusione della serie, lasciando determinati segnali, come il ritorno degli Antichi, ma che ribadiscono ancora una volta di più la capacità di Manfredi di trovare nuovi spunti e chiavi di lettura, riscrivendo la Storia americana.


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