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La fine del giovane Hogan

al termine dell'inseguimento Ned resta senza fiato
Recensione di  |   | magicovento/


La fine del giovane Hogan
Magico Vento 120-122


Scheda IT-MV-120

Scheda IT-MV-121

Scheda IT-MV-122

Per una serie come Magico Vento, che ha abituato i lettori ad una continuità di elevata qualità, un livello medio, pur dignitoso, equivale ad un mezzo passo falso. E tali risultano gli ultimi tre episodi del ciclo del "giovane Hogan", che si avvitano su se stessi mostrando un po' di stanchezza.

Le storie dedicate agli Antichi, ancestrali nemici dei Sioux con cui Hogan nel n.115 ha stretto un patto per ringiovanire, avevano probabilmente già esaurito le loro cartucce migliori in altre occasioni (come i n.53-54, i soli in cui peraltro i Sacerdoti compaiono effettivamente, se si esclude il n.66 ambientato però in un lontano passato). In questo ciclo finale degli Antichi, dei Sacerdoti non c'è neppure l'ombra, essendo impegnati a fuggire in un piano della realtà diverso da quello in cui si muovono Hogan e Magico Vento.

Il giovane Hogan
disegni di Luigi Siniscalchi, Magico Vento n.120

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Il giovane Hogan<br>disegni di Luigi Siniscalchi, Magico Vento n.120<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

In assenza del Nemico che rappresenterebbe una non meglio precisata grande minaccia da sventare, le trame ideate da Gianfranco Manfredi cercano di supplire alla ripetitività delle situazioni (Hogan apre dei tumuli sacri lungo il Mississippi per favorire la fuga degli Antichi verso sud, Ned lo insegue sempre un passo indietro fino allo scontro finale nelle paludi di New Orleans) variando gli ostacoli che i nostri si trovano a fronteggiare di volta in volta (tribù che celebrano sacrifici umani, orde di zombi di palude o fluttuanti), ma l'intreccio non ha lo spessore di altri cicli di storie collegate tra loro e non convince appieno.

"Nella terra dei tiranni" (n.120) è più che altro un albo interlocutorio, necessario per chiarire la natura della missione di Hogan e per ricollegarsi agli sviluppi più recenti del filone degli Antichi (n.102-104), in attesa della volata finale.

"La regina degli zombi" (n.121) e "La notte degli alligatori" (n.122) presentano invece una struttura fin troppo simile nei momenti apicali, con Magico Vento che risolve la situazione incenerendo con i suoi poteri eserciti di zombi, con il solo avversario di turno (Lucille Beaumont nel primo albo, Hogan nel secondo) a fare da variante.

Magico Vento contro gli Zombi
disegni di Stefano Biglia e Giovanni Talami, Magico Vento n.121

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Magico Vento contro gli Zombi<br>disegni di Stefano Biglia e Giovanni Talami, Magico Vento n.121<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Si ha la sensazione che per questo gran finale di Hogan si sia puntato soprattutto alla spettacolarità delle scene d'azione, ma il non avere più tra le file dei disegnatori interpreti del calibro di Pasquale Frisenda e Goran Parlov fa avvertire come non mai l'appannamento grafico che ha caratterizzato la serie dopo il ciclo delle guerre indiane.

La prova dell'accoppiata Barbati-Spadoni, chiamata ad illustrare il capitolo conclusivo dell'inseguimento, è forse la più infelice di tutta la serie: il loro tratto spesso e "sporco" non risulta in sintonia con le atmosfere che la storia dovrebbe evocare ed appare precario anche nelle ambientazioni statiche.

Il tratto sintetico e moderno di Luigi Siniscalchi, il principale rinforzo dopo le ricordate defezioni, è molto efficace per tratteggiare le emozioni dei personaggi ma appare piuttosto fuori contesto nelle scene d'azione o con le primitive tribù che celebrano sacrifici umani.

In generale, tuttavia, il "semplice" livello medio di questo finale di Hogan è imputabile a testi poco brillanti e coinvolgenti. Lo prova il n.121, dove i veterani Biglia-Talami hanno invece svolto, con il consueto tratto pulito e ordinato ed un sapiente utilizzo del contrasto bianco-nero, un lavoro egregio in termini di ambientazioni e spettacolarità, ma che non trasmette particolari emozioni o spunti di riflessione, una volta terminata la lettura. Non serve andare troppo indietro nel tempo e ripescare episodi "ingombranti" del passato per fare confronti: già i testi dei due albi successivi alla fine di Hogan (n.123 e 124), "liberi" dagli Antichi, sono su ben altri livelli.

Faccia a faccia
disegni di Giuseppe Barbati e Cristiano Spadoni, Magico Vento n.122

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Faccia a faccia<br>disegni di Giuseppe Barbati e Cristiano Spadoni, Magico Vento n.122<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Al termine di questo lungo inseguimento si avverte l'assenza di qualcosa. Il confronto finale tra Magico Vento e la sua nemesi non appare all'altezza e risulta sbrigativo, con frasi sopra le righe in cui non c'è traccia del rapporto che li ha caratterizzati e condotti, attraverso varie fasi, sin lì. L'intensità e l'epicità è ben lontana da quella che contraddistinse il loro primo faccia a faccia, sullo sfondo di una Chicago in fiamme (n.32).

Chi ha seguito la serie sino alla sua conclusione sa che un vero, ultimo confronto tra Ned e Hogan, più dialettico che giocato sulla magia, a sorpresa alla fine arriverà. Terminata la lettura nel n.122, tuttavia, viene spontaneo domandarsi: "Tutto qui, dopo un inseguimento di otto albi?"

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