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Lo straniero senza nome

pioggia di proiettili
Recensione di  |   | magicovento/


Lo straniero senza nome
Magico Vento 123-124


Lo straniero senza nome

Scheda IT-MV-123

Scheda IT-MV-124

Terminato con il n.122 il lungo ciclo dell'inseguimento del giovane Hogan, e prima delle avventure finali al fianco degli Apache di Victorio, il sentiero intrapreso da Magico Vento lo porta in Texas (n.123) e New Mexico (n.124), in due episodi in terre violente senza legge dove prende le difese di un pugno di deboli che non avrebbero speranza di sopravvivere se all'orizzonte non comparisse, all'improvviso, uno "straniero senza nome" di cui vessati e cattivi non conoscono nulla. "Ma chi accidenti è quel pazzo?", si chiede giustamente l'avido Don Alonso, in punto di morte, quando Ned, del tutto inatteso, arriva nel corso di una sparatoria infernale e lancia la sua sfida al sadico comanche Grossa Pietra.

Dopo aver perso il suo popolo ed essersi lasciato alle spalle la sua nemesi di sempre, Magico Vento è smarrito e alla ricerca di un nuovo scopo, ma non ha perso il proprio senso del giusto, un valore che quando non esistono ordine e legge lo costringe a sporcarsi le mani, replicando senza troppi scrupoli ai cattivi, colpo su colpo. "Sentieri di sangue" e "El Ciego" sono due episodi duri, crudi e tosti che, oltre le più ovvie similitudini (piombo rovente e sparatorie in quantità industriale), presentano tuttavia sfumature ben differenti.

L'avidità è giusta?

In "Sentieri di sangue", uno dei rari albi non scritti dal creatore della serie, Magico Vento assorbe il desiderio di vendetta di un anziano sciamano sepolto fino alla testa nella sabbia, restando coinvolto in una sanguinaria faida per un'eredità.

Cartolina dal Texas
disegni di Ramella-Barbati-Biglia, Magico Vento n.123

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Cartolina dal Texas<br>disegni di Ramella-Barbati-Biglia, Magico Vento n.123<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

Renato Queirolo fa prevalere i toni grotteschi e sarcastici, in una sarabanda di situazioni variegate e personaggi laidi, con sottotesti sempre attuali (la morbosità dei media). La storia prende direzioni così imprevedibili e casuali che anche Ned non può essere sempre consapevole di quel che gli sta accadendo intorno, venendo salvato due volte dagli interventi "fuori campo" della prostituta Isabel (guai a esserle antipatici). Gordon Gekko, lo squalo della finanza del "Wall Street" di Oliver Stone, diceva che l'avidità è giusta e che avrebbe salvato l'America, ma forse se leggesse questa storia proverebbe qualche dubbio: in essa l'avidità scatena una carneficina assurda (Don Alonso la inizia per acquisire legalmente l'eredità del fratello e sottrarla ad un erede che non ha il minimo interesse per la stessa, vivendo tra gli apache, ed anche in punto di morte esorta i suoi ad uccidere il nipote perché "voglio almeno sapere che muoio ricco") in cui si avverte un vuoto assoluto del benché minimo valore: il colpo di "grazia" glielo dà Vecchio Jack, il suo braccio destro, non per pietà ma per impedirgli di segnalare la loro presenza con le sue grida. Un vuoto che è suggerito dal crudo realismo del dispiegarsi degli eventi, senza che si rendano necessari monologhi moralistici. Da standing ovation le ultime due tavole, che chiudono perfettamente il cerchio, strappando un sorriso maligno ed un applauso.

Non è un paese per deboli

Con "El Ciego" torna al timone Gianfranco Manfredi, e con lui Magico Vento recupera una maggiore centralità nella trama, in una storia - semplicissima in sé - che incanta per equilibrio e asciuttezza, e che probabilmente sarebbe piaciuta a Sergio Leone.

Botta e risposta
disegni di Darko Perovic, Magico Vento n.124

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Botta e risposta<br>disegni di Darko Perovic, Magico Vento n.124<br><i>(c) 2009 Sergio Bonelli Editore</i>

I temi dell'albo spaziano dalla "guerra fra poveri" alla vacuità della gloria guerriera, sino alla riscoperta dell'orgoglio e dell'autodeterminazione di un popolo. Alla ricerca degli apache di Victorio, Magico Vento non esita a prendere le difese di un povero pueblo di uomini rossi che, dopo avere patteggiato con i bianchi, è soggetto non solo alle razzie proprio di una tribù di apache, ma anche alle violenze di desperados ladri di cavalli e vigilantes assoldati dagli allevatori. "Che cosa ti importa se attacco la gente di Pueblo de Taos?", domanda il capo apache Shalako. "Se non lo capisci da solo, non riuscirò certo a convincerti", gli risponde Magico Vento, che sa che gli uomini rossi dovrebbero combattere insieme contro il comune nemico, e non tra di loro.

Alla bontà delle due storie e delle forti sensazioni trasmesse contribuiscono sceneggiature agili, con dialoghi incisivi e sferzanti, e naturalmente i disegni: più materiali e "sudici", aderenti alle bassezze e meschinità di cui è pervaso l'albo, quelli di "Sentieri di sangue", ad opera del trio Ramella-Barbati-Biglia; più evocativi quelli di Darko Perovic per "El Ciego", di cui va ricordata, per impatto, la tavola 118 (per la serie "quando le parole non servono"), con l'ambizioso, ma inconcludente, Nacha che lancia un grido di vittoria in un terreno di battaglia ricoperto di cadaveri, unico superstite tra i vigilantes ed i suoi apache che ha condotto al massacro.

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