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La fine della pista

la sfida finale di Magico Vento
Recensione di  |   | magicovento/


La fine della pista
Magico Vento


Scheda IT-MV-128-130

Articolo

Con questa storia tripla termina, dopo 13 anni di ininterrotta presenza in edicola, la saga di Magico Vento. Di questa conclusione se ne parlava da tantissimo tempo, praticamente dalla decisione di far divenire la serie bimestrale, e lo stesso creatore, Gianfranco Manfredi, l'aveva ufficializzata sulla Posta di Poe già dal maggio 2009.

Dei motivi alla base di questa chiusura si è già molto discusso; la serie sembrava in salute dal punto di vista narrativo, anche se il cambio di periodicità di uscita e di foliazione avvenuta dopo il numero 100 aveva comportato un leggero calo della qualità delle storie, legata anche all'emorraggia dei disegnatori più rappresentativi, Parlov e Frisenda su tutti. Al di là della crisi di vendite che interessa tutti i prodotti fumettistici da edicola, che ha sicuramente inciso nel momento in cui è stata presa la fatale decisione, non è neppure da sottovalutare probabilmente una possibile e più che legittima voglia di cambiamento di un autore come Gianfranco Manfredi, da sempre impegnato a dispiegare il suo enorme talento narrativo con i più vari mezzi espressivi, dalla musica, al teatro, dal cinema alla letteratura, tanto più che non sono mai subentrati altri sceneggiatori in grado di supportarlo in maniera continuativa, al di là delle collaborazioni estemporanee di Lugano, Segura, Faraci e Queirolo (impegnato però maggiormente come curatore della serie). Ecco che quindi ora Manfredi è libero, sicuramente a malincuore, di dedicarsi ad altri progetti: miniserie a fumetti, Tex, nuovi romanzi.

Tavola finale di Magico Vento
N.130, pag. 128, disegni Barbati e Ramella

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Tavola finale di Magico Vento<br>N.130, pag. 128, disegni Barbati e Ramella<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore </i>

Magico Vento ci lascia con la stessa classe e la stessa qualità con cui ci ha accompagnato in questi anni
A consolare in minima parte la ancora cospicua legione dei lettori di Magico Vento è la notizia che a novembre apparirà in ogni caso un albo speciale, come è ormai quasi consuetudine della casa editrice a conclusione di una serie, con il recupero di una storia d'annata e altre "sfiziose chicche ".
Nel chiudere le avventure della sua creatura prediletta Manfredi decide di raccontarci un'avventura classica, sviluppata in tre albi, in una ricetta che raramente ha deluso il lettore, evitando di sottolineare gli aspetti malinconici che la chiusura di una serie di così lunga durata comporta. Insomma Magico Vento ci lascia con la stessa classe e la stessa qualità con cui ci ha accompagnato in questi anni.
La trama è particolarmente intricata e ci racconta, in una storia corale, una lunga partita a scacchi tra l'esercito americano e gli Apache capeggiati da Victorio, in cui si inseriscono le suggestioni classiche del genere western: l'attraversamento del deserto e i rurales, sedicenti rivoluzionari messicani e mercanti d'armi.
Magico Vento, diviso sentimentalmente tra la messicana Estrella e l'apache Lozen, ennesimo personaggio storico impiegato da Manfredi nella serie, vede scorrere di fronte a sé alcuni personaggi fondamentali del suo passato: il vecchio maestro Cavallo Zoppo, Custer e gli Antichi, fino all'ennesimo scontro finale con Howard Hogan.

Estrella e Magico Vento
N.129, pag.6, disegno di Darko Perovic

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Estrella e Magico Vento<br>N.129, pag.6, disegno di Darko Perovic<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

Particolarmente riusciti sono gli scontri tra gli Tarahumare (indiani alleati dei rurales messicani) e gli Apache, testimonianza di come i nativi americani fossero incapaci di unirsi di fronte agli avversari teoricamente comuni, e la parabola personale di Don Julio, il cattivo di turno che, in una vera e propria discesa all'inferno, perde donna, posizione militare, ricchezza e la vita.

Il gran numero di pagine di cui si compone questa saga finale spiega alcune lievi incertezze, ampiamente giustificabili, nella sceneggiatura del primo numero e nei disegni delle tavole finali, soprattutto nei primi piani. Non si può che ammirare il senso di completezza che una saga così lunga riesce a trasmettere, dovuto soprattutto alle illustrazioni della classica coppia Barbati e Ramella, autori di più di un quarto dei disegni dell'intera serie, che dimostrando l'attaccamento al personaggio realizzano alcune tra le tavole più riuscite della loro carriera. Sarà interessante capire a quale serie bonelliana saranno ora destinati. Altrettanto meritoria è l'opera del serbo Perovic, dal tratto nervoso e evocativo e le copertine sempre all'altezza del maestro Mastantuono.

Il ritorno di Custer
N.130, pag.92, disegni di Barbati e Ramella

(c) 2010 Sergio Bonelli editore

Il ritorno di Custer<br>N.130, pag.92, disegni di Barbati e Ramella<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli editore</i>

A colpire è soprattutto il destino del personaggio Magico Vento, che esce da questo ciclo finale più "umano" che mai, senza poteri magici, e senza aver potuto condividere fino in fondo il destino degli apache con cui ha combattuto. La sua intera storia è contrassegnata dal ruolo di eterno sopravvissuto: alla guerra di Secessione, alla sconfitta dei Sioux e ora anche a quella degli Apache. Il personaggio immemore del primo numero, che non rammentava neppure il proprio nome inglese, si ritrova dopo 130 avventure ancora più confuso, nonostante le scoperte fatte in questi anni sul suo passato o sui suoi poteri, che invece di dargli maggiori sicurezze lo hanno reso più fragile, un po' come la società moderna americana che si va affermando sullo sfondo delle avventure lungo tutto il corso della serie, che invece di crescere dopo ogni vittoria militare, si svela sempre più contraddittoria.
Le pagine conclusive sembrano voler testimoniare l'addio finale di Magico Vento al fumetto: morto ufficialmente, consegna le sue pistole a Poe, saluta lo spirito di Cavallo Zoppo e i suoi poteri magici ed è pronto ad iniziare una nuova vita... ci permettiamo però, speranzosi, di associarci, di fronte a questa inesorabilità, all'atteggiamento dubbioso di Poe: mai dire mai, Ned, mai dire mai! Ultimo atto, Magico Vento 128-130, testi di Gianfranco Manfredi, disegni di Giuseppe Barbati, Bruno Ramella, Darko Perovic, Sergio Bonelli editore, 372 pp., b/n, brossurato, giugno-ottobre 2010, € 3,50 cadauno

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