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Soffiare nel Vento

un bel gioco dura poco...
Recensione di  |   | magicovento/


Soffiare nel Vento
Magico Vento 116-117, "Ultimo Spettacolo, L'"


Soffiare nel Vento

Scheda IT-MV-116-117

Lo so che parrà strano, ma i redattori di uBC non vivono dentro i fumetti. Hanno un lavoro (vero), impegni, a volte anche una famiglia. E un simpatico passatempo. I fumetti, appunto. E le recensioni per uBC. A volte la vita reale sopravanza i passatempi. E recensioni iniziate rimangono nel cassetto per mesi prima di vedere la luce. Oggi la notizia è praticamente ufficiale. Ma quando ho iniziato a scrivere questa rece, non lo era. Liberi di credermi oppure no. Tant'è. Del resto non pretendo di aver vaticinato niente. Diciamo che questa risposta soffiava già da un po’ nel Vento, my friends...

Elegy (Jethro Tull, Storm Watch, instumental)

Quando un quadro si stacca dalla parete. Sta lì, appeso, per anni, poi ad un tratto cade. Quando Novecento decide di scendere dalla nave, ovvio. Quando ti svegli una mattina e ti accorgi che non sei più giovane. Quando i tuoi fumetti preferiti passano dallo scaffale della sala allo scatolone giù in cantina. Quando quello che ti è piaciuto per dieci anni, improvvisamente, non ha più lo stesso sapore. Quando il tuo disegnatore preferito va a disegnare Tex. Quando parte dei soldi che spendi al mese per comprare fumetti li devi destinare a comprare pannolini per i tuoi figli. Insomma, tutto passa. Tutto scorre. Tutto cambia. In fin dei conti, è di vento che stiamo parlando. Fumetti: si sta, come d’autunno, sugli alberi, le foglie. Oggi li leggi, domani... chissà.

Del resto, avete presente il centesimo numero di Dylan Dog, quello che racconta la fine della serie? Quello che, ci dicevano, dovevamo spostare a destra all’uscita di ogni nuovo numero di Dyd, perché in realtà era comunque lui l’ultimo? Ecco, quello. Per noi, la stessa cosa è successa con Magico Vento. Magico Vento è finito con le guerre indiane. Ci hanno raccontato, e non ce lo dimenticheremo mai, la sconfitta del popolo più nobile che abbia calpestato questa cruenta polvere, ci hanno raccontato anche la sconfitta, inevitabile, ineludibile, ineluttabile del nostro eroe; e poi ci hanno dato la bimestralità. Come dire: vi basti questo.

Forse altrettanto inevitabilmente, a quel punto, la serie ha virato sui toni dell’elegia, almeno nello spirito che sta dietro le storie.
Forse altrettanto inevitabilmente, a quel punto, la serie ha virato sui toni dell’elegia, almeno nello spirito che sta dietro le storie. E infatti tutti gli muoiono intorno. Norma, Rita, persino il pistolero del n.17, tornato in scena solo per crepare, come un Wild Bill Hickock "de noartri"; e chissà chi altro ancora, dato che in questi numeri si compiranno i destini di altri comprimari... Magari toccherà anche all’unico che non è morto: Hogan. Del resto, così ringiovanito, non lo riconosciamo neanche più. Ci stona, quasi. Le guerre indiane hanno anche ridotto di molto il fascino da nemico di Hogan. E il sommergibile alla fine ha un effetto straniante. L’impressione è soggettiva, e l’inganno è sicuramente nell’occhio di chi guarda: l’elemento steampunk non è mai apparso nella serie, salvo forse qui, ma la serie si è sempre distinta per essere aperta a tutte, ma veramente tutte le suggestioni. E allora. Ci sta anche il Nautilus con il capitano Nemo...

Pronto, c'è Poe?
disegni di Talami-Volante, Magico Vento n.116, pag.9

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Pronto, c'è Poe?<br>disegni di Talami-Volante, Magico Vento n.116, pag.9<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

This is The End (My only friend, the end...)

Parlando del fumetto, anche questa storia doppia, straniante fin che si vuole, conserva un sacco di spunti. Il primo albo sviluppa quasi una trama a sé stante, e risulta forse anche più riuscito. Si narra il viaggio di Ned verso Saint Louis, sulle orme di Hogan. Questo viaggio è l’occasione per incontrare personaggi accattivanti, come Mabel, la prostituta tutto pepe che costringe Ned ad accompagnarla; o Foglia Caduta, il pellerossa che combatté con i nordisti, e che offre spunti interessanti, oltre all’usuale rapporto conflittuale con il figlio adolescente che non ne comprende l’apparente remissività. E una volta giunti a Saint Louis, gli spunti interessanti si moltiplicano al punto che, ci sembra, forse qualcuno rimane addirittura approfondibile: Norma è in città e vuole recitare Otello con un predicatore di colore; le comunità benpensanti si scandalizzano; qualcuno fomenta disordini usando le forze di polizia; Henry Task torna a recitare; presso Norma troviamo Rita (!); da qualche parte, nascosto come uno scienziato pazzo, c’è pure Hogan, e sta lavorando ad un sottomarino; già così basterebbe, no?

Il lupo bussa alla casetta di Gimmi
disegni di Perovic, Magico Vento 117, pag.103

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Il lupo bussa alla casetta di Gimmi<br>disegni di Perovic, Magico Vento 117, pag.103<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>
E invece c’è pure il gran finale: Norma e Rita si parlano, si riconoscono rivali in amore per Ned, e una delle due uccide l’altra. Condannando anche se stessa. Come dire che in questo Otello, Desdemona (Ned) resta viva, il Moro (Rita) muore per mano di Iago (Norma), che trova poi il suo destino in carcere. Con l’aiuto di Hogan... Non è un colpo di scena. Personaggi persi di vista da parecchio tempo tornano in scena proprio in questo numero e in questo stesso numero scompaiono. Non è un colpo di scena, è un massacro. È un far piazza pulita di personaggi che hanno già detto quello che dovevano dire, ma di cui, per rispetto del lettore, si vuole raccontare la fine. Forse anche per evitare che, sempre lui, il lettore, scriva per chiedere il ritorno di questo o quel personaggio che ormai...
Non è un colpo di scena. È un elegia. È la ballata triste di Cable Ned. È il non voler lasciare nessuno in prigione per anni.
Non è un colpo di scena. È un elegia. È la ballata triste di Cable Ned. È il non voler lasciare nessuno in prigione per anni. E che cosa ci sia dietro è una cosa che possiamo capire anche se ufficialmente non ce l’hanno ancora detta. La domanda è chiara; la risposta, come sempre, soffia nel Vento...

It's All Over Now (Baby Blue)

I disegni. Si dice, da più parti, soprattutto in rete, che Magico Vento abbia perso la qualità artistica che lo distingueva. Ettecredo. Mai, nessuna testata mai, ha avuto la qualità che è girata su MV. Neanche Ken Parker. Però, aver perso Frisenda e Parlov, a dire solo i nomi più evidenti, non ha comunque lasciato Magico Vento in mano a giovani pantografari che usano la carta velina contro il vetro per realizzare dei ritratti somiglianti. Niente di imbarazzante è mai stato pubblicato su MV, se capite cosa vogliamo dire, e non siamo noi a essere clementi. È così. E oltre a ciò, la crescita dei disegnatori più recenti è evidentissima, anche in questi due numeri: bellissima la prova di Talami-Volante sul n.116, tutta improntata alla chiarezza della lettura, con un dosato uso dei contrasti e un’ottima recitazione dei personaggi che ripaga una leggera staticità delle figure. Sull’altro numero, Perovic conferma il fascino del suo tratto nervoso e dinamico su cui l’unico appunto che il cronista crede di dover fare è relativo a una certa fissità dei volti. E dunque, non si dica che è a causa dei disegnatori che se ne vanno che intoniamo la nostra elegia... Che rimane comunque anche un peana, un inno in onore di un grande guerriero.

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Scheda IT-MV-116-117

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