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Copertine


Omicidi, serpenti, spogliarelliste con prole. .
di Michela Savoldi

Quando finii di leggere Dylan Dog n.150 mi resi subito conto delle evidenti analogie che legavano il soggetto dell'albo con Napoleone n.7 e con Magico Vento n.20.

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Le copertine (c) 1999 SBE

Cominciamo parlando de "Il bacio della vipera", Dylan Dog n.150. In esso avviene una serie di omicidi, in cui il colpevole è apparentemente un serpente. Sospettata è una donna, legata ai serpenti dal lavoro che fa (una spogliarellista che si esibisce con delle vipere). La realtà è, ovviamente, diversa da quello che appare: l'assassino non è una vipera ma nemmeno Viper. E' lo "spirito del serpente" (e un po' ce l'aspettavamo), che però non dimora più in lei ma nel figlioletto.

"Il tesoro d'argilla", Napoleone n.7. C'è un omicidio, apparentemente compiuto da un serpente. E c'è una donna legata ai serpenti per il lavoro che fa (una spogliarellista che si esibisce con dei boa constrictor) (!). Anch'essa ha un dono soprannaturale, non legato ai serpenti, però: è pervasa dallo spirito della terra, della sua terra d'origine, al punto di essere in grado di darle vita con un soffio. Anche qui, il colpevole non è un serpente, ma il di lei marito, per una sporca storia di debiti di gioco.

"Bedlam", Magico Vento n.20. Ned cerca di curare una donna, sospettata di omicidio, dalla maledizione di Zuzeca, il dio-serpente. Scoprirà che Zuzeca abita nel figlio di questa donna (figlio che ha l'aspetto raccapricciante di un serpente) e che la maledizione avrà fine solo quando ella imparerà ad amarlo.

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da DD 150
(c) 1999 SBE
   
 
Le analogie nella trama sono evidenti. In due di questi albi il protagonista è una spogliarellista africana emigrata in Europa che si esibisce con dei serpenti. Sia nel DD sia nel MV, la chiave di volta del racconto è che lo spirito del serpente si incarna nel figlio della protagonista. A proposito di queste strane coincidenze di idee degli sceneggiatori bonelliani, ci potremmo divertire a inventare le teorie più strane. Dal banale sospetto di copiatura, ad un possibile evento accaduto in Via Buonarroti che ha traumatizzato il subconscio di tre menti brillanti, ad una congiunzione astrale che ha determinato una sorta di "risonanza mentale", ad una vera possessione demoniaca…

Al di là di queste osservazioni, però, la cosa interessante è nell'elemento fantastico che in questi albi compare.
Durante una conferenza, Di Gennaro parlando con Berardi a proposito di Julia fece un'osservazione particolare. Disse, e con straordinaria passione, che l'elemento fantastico è connaturato al fumetto, che è la componente distintiva di questo mezzo di comunicazione. E per elemento fantastico il disegnatore non intendeva soltanto le ambientazioni fantascientifiche o fantasy, ma la capacità di rappresentare visivamente realtà soprannaturali, siano esse sogni, visioni o voli della fantasia.
Questa frase mi fece osservare come in questi tre albi questo elemento soprannaturale è molto simile, ma viene utilizzato in modo diverso perché visto da una differente inquadratura. Mi spiego meglio.

Il luogo dove queste tre donne hanno vissuto o vivono è ricco di leggende, di spiriti, di miti. E con questi spiriti tutte e tre devono convivere, devono loro malgrado ammetterne l'esistenza nonostante questo sia terribilmente doloroso. E' doloroso perché condiziona tutta la loro vita, ne limita in ogni modo la libertà, gli affetti. Le rende "predestinate", è un giogo sotto il quale tutte e tre devono passare per poter vivere. Eba, la protagonista di Napoleone n.7, alla fine della vicenda ritornerà in Africa, nel suo paese "di mosche e miseria", accettando il ruolo di legame tra la terra e il suo popolo. Acconsente a diventare colei che dona la vita anziché tentare di rincorrerla invano in Europa. Ma è un passo difficile e doloroso, al quale la giovane si arrende solo quando non ha quasi più altre scelte.
Similmente, Audrey in "Bedlam" si arrende all'amore per il figlio solo quando gli eventi precipitano. Solo quando la morte del ragazzo la avvita contro la parete, la schiaccia, costringendola a scegliere se lasciarsi andare all'amore e al dolore e all'orrore o se chiudere per sempre le porte al mondo. Inoltre, anche Viper come Eba è segnata fin dalla nascita da un dono particolare, deve ricoprire un ruolo preciso. Per tutte e due, la presenza di qualcosa di soprannaturale nella loro vita non è una loro scelta, né un dono. Somiglia molto più ad un fardello, a un destino già scritto al quale non si possono sottrarre. Nemmeno quando si libera dallo spirito del serpente Viper è del tutto libera… Il figlio interviene nella sua vita in continuazione scegliendo per lei.

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Audrey incontra suo figlio
di Roi (c)1999 SBE

Tuttavia le differenze "di inquadratura" sono forti. Ne "Il bacio della vipera", l'elemento fantastico entra nella realtà per sconvolgerla, scompigliarla, stupirla. E serve come spiegazione alla vicenda, al male e alla violenza che è in essa. E' lo spirito del serpente a caricarsi del compito faticoso d'essere il difensore di Viper a costo d'essere violento, a rischiare di essere cattivo.
L'assassino non è Viper, né suo figlio, e nemmeno il giornalista che si autoaccusa per amore, bensì un demone, che può permettersi d'essere brutale e spietato… Più in generale, in Dylan molto spesso ciò che è soprannaturale spiega la realtà nei suoi aspetti scomodi, quando non laidi o raccapriccianti. Risparmiando l'uomo. Con questo non intendo affermare che nei fumetti di Dylan Dog non si parli delle follie umane, degli errori e delle miserie degli uomini, tutt'altro (credo che a questo proposito basti citare "Alfa e Omega"). Di certo però la componente soprannaturale è un personaggio delle storie, cui è dato il compito di alleviare gli aspetti peggiori della vita, sia nel senso che offre una possibilità di evasione dalla realtà (dalla sua monotonia) sia perché si offre come capro espiatorio per i suoi orrori. Spesso la vita quotidiana ci presenta volti che è difficile affrontare: la morte, il dolore, la violenza, la meschinità, l'indifferenza. Così arriva in nostro aiuto, come una specie di supereroe, un elemento fantastico che si carica delle cattiverie che non sappiamo giustificare, e che sconvolge così tanto la quotidianità da rendere impossibile ogni monotonia.

Anche in "Bedlam" l'elemento fantastico interviene pesantemente nei fatti, come nella storia di Dylan Dog. Tuttavia, quello che ne "il bacio della vipera" era uno spirito, un demone capace di possedere un essere umano, qui diviene un dio-serpente, un'entità che non sconvolge le leggi fisiche ma ne fa parte. Zuzeca non è né buono né cattivo, o meglio, è entrambi. E' una parte della Natura che l'uomo ha dimenticato, ma che deve imparare a conoscere e rispettare.
Se in Dylan Dog l'elemento fantastico si può definire un demone, o un fantasma, in Magico Vento possiamo parlare di spirito. Non un personaggio, con contorni e ruoli definiti, ma una specie di prolungamento della natura, un dimensione di profondità visibile ad un "uomo strano" come Ned e che si manifesta quando qualcuno vi inciampa per caso o per errore.

Ne "Il tesoro d'argilla", invece, ciò che è soprannaturale non interviene nella realtà in maniera diretta. I "poteri" della giovane protagonista non influenzano la vicenda, né forniscono un'alternativa per fuggire dalla realtà. Nessuno si chiede il perché di questi "poteri", né alcuno se ne stupisce o sembra dubbioso sulla loro esistenza. Fanno parte di quello che si può definire il mondo onirico di Napoleone, un luogo irreale e lontano da ciò che si può toccare o vedere. E' una specie di universo parallelo, la cui funzione è quella di completare quello sensoriale. In questo universo si ritrovano i rapporti psicologici, le distanze tra i personaggi. Un mondo della mente, nella mente, eppure vivo e necessario. Una specie di traduzione della realtà, della vicenda e dei suoi personaggi, in una lingua comprensibile ad un'altra parte di noi. Non alla logica cosciente ma al fiume sotterraneo di conoscenze e desideri che scorre appena sotto la consapevolezza.

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Eba e suo zio
di Ornigotti (c)1999 SBE

L'elemento fantastico è, di volta in volta, un personaggio, uno spirito panico o un luogo della mente.

Analizzando, dal punto di vista del loro contenuto soprannaturale, le analogie e le differenze di tre albi con trame simili, è come se pregi e difetti del soggetto si annullassero. Ed è proprio questa parte, l'elemento fantastico, che da loro una firma, esattamente come disse Di Gennaro.

Ambrosini alcuni mesi fa affermò che, in qualche modo, se non fosse esistito Dylan Dog, oggi non potrebbe esistere neppure Napoleone. Questo è senz'altro vero in termini editoriali (se una casa editrice ha una serie che va molto bene può permettersi di sperimentare qualcosa di nuovo; viceversa, è difficile che ci si lanci su terreni sconosciuti). Ma è parimenti vero in termini di contenuti. Da molti punti di vista Napoleone e Magico Vento sono figli di Dylan Dog. L'elemento fantastico non è più un personaggio che agisce nella storia in contrasto con la realtà e con le sue leggi, bensì un suo completamento, qualcosa che ad essa è necessario. Non qualcosa che aiuta a sopportare ciò che non riusciamo a comprendere ma qualcosa che lo spiega, sia pure sotto forma di simboli o di miti.

Un'evoluzione, insomma. Che sembra rivolgersi alla "generazione di Dylan Dog" (così definita da Bonelli in persona), che, seppure cresciuta, continua a cercare nei fumetti un qualcosa di fantastico in grado di farla volare.  

 


 
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