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Omicidi, serpenti, spogliarelliste con prole. . di Michela Savoldi Quando finii di leggere Dylan Dog n.150 mi resi subito conto delle evidenti analogie che legavano il soggetto dell'albo con Napoleone n.7 e con Magico Vento n.20.
Cominciamo parlando de "Il bacio della vipera", Dylan Dog n.150. In esso avviene una serie di omicidi, in cui il colpevole è apparentemente un serpente. Sospettata è una donna, legata ai serpenti dal lavoro che fa (una spogliarellista che si esibisce con delle vipere). La realtà è, ovviamente, diversa da quello che appare: l'assassino non è una vipera ma nemmeno Viper. E' lo "spirito del serpente" (e un po' ce l'aspettavamo), che però non dimora più in lei ma nel figlioletto. "Il tesoro d'argilla", Napoleone n.7. C'è un omicidio, apparentemente compiuto da un serpente. E c'è una donna legata ai serpenti per il lavoro che fa (una spogliarellista che si esibisce con dei boa constrictor) (!). Anch'essa ha un dono soprannaturale, non legato ai serpenti, però: è pervasa dallo spirito della terra, della sua terra d'origine, al punto di essere in grado di darle vita con un soffio. Anche qui, il colpevole non è un serpente, ma il di lei marito, per una sporca storia di debiti di gioco. "Bedlam", Magico Vento n.20. Ned cerca di curare una donna, sospettata di omicidio, dalla maledizione di Zuzeca, il dio-serpente. Scoprirà che Zuzeca abita nel figlio di questa donna (figlio che ha l'aspetto raccapricciante di un serpente) e che la maledizione avrà fine solo quando ella imparerà ad amarlo.
Al di là di queste osservazioni, però, la cosa interessante è nell'elemento fantastico che in questi albi compare.
Il luogo dove queste tre donne hanno vissuto o vivono è ricco di leggende, di spiriti, di miti. E con questi spiriti tutte e tre devono convivere, devono loro malgrado ammetterne l'esistenza nonostante questo sia terribilmente doloroso. E' doloroso perché condiziona tutta la loro vita, ne limita in ogni modo la libertà, gli affetti. Le rende "predestinate", è un giogo sotto il quale tutte e tre devono passare per poter vivere.
Eba, la protagonista di Napoleone n.7, alla fine della vicenda ritornerà in Africa, nel suo paese "di mosche e miseria", accettando il ruolo di legame tra la terra e il suo popolo. Acconsente a diventare colei che dona la vita anziché tentare di rincorrerla invano in Europa. Ma è un passo difficile e doloroso, al quale la giovane si arrende solo quando non ha quasi più altre scelte.
Tuttavia le differenze "di inquadratura" sono forti. Ne "Il bacio della vipera", l'elemento fantastico entra nella realtà per sconvolgerla, scompigliarla, stupirla. E serve come spiegazione alla vicenda, al male e alla violenza che è in essa. E' lo spirito del serpente a caricarsi del compito faticoso d'essere il difensore di Viper a costo d'essere violento, a rischiare di essere cattivo.
Anche in "Bedlam" l'elemento fantastico interviene pesantemente nei fatti, come nella storia di Dylan Dog. Tuttavia, quello che ne "il bacio della vipera" era uno spirito, un demone capace di possedere un essere umano, qui diviene un dio-serpente, un'entità che non sconvolge le leggi fisiche ma ne fa parte. Zuzeca non è né buono né cattivo, o meglio, è entrambi. E' una parte della Natura che l'uomo ha dimenticato, ma che deve imparare a conoscere e rispettare. Ne "Il tesoro d'argilla", invece, ciò che è soprannaturale non interviene nella realtà in maniera diretta. I "poteri" della giovane protagonista non influenzano la vicenda, né forniscono un'alternativa per fuggire dalla realtà. Nessuno si chiede il perché di questi "poteri", né alcuno se ne stupisce o sembra dubbioso sulla loro esistenza. Fanno parte di quello che si può definire il mondo onirico di Napoleone, un luogo irreale e lontano da ciò che si può toccare o vedere. E' una specie di universo parallelo, la cui funzione è quella di completare quello sensoriale. In questo universo si ritrovano i rapporti psicologici, le distanze tra i personaggi. Un mondo della mente, nella mente, eppure vivo e necessario. Una specie di traduzione della realtà, della vicenda e dei suoi personaggi, in una lingua comprensibile ad un'altra parte di noi. Non alla logica cosciente ma al fiume sotterraneo di conoscenze e desideri che scorre appena sotto la consapevolezza.
L'elemento fantastico è, di volta in volta, un personaggio, uno spirito panico o un luogo della mente. Analizzando, dal punto di vista del loro contenuto soprannaturale, le analogie e le differenze di tre albi con trame simili, è come se pregi e difetti del soggetto si annullassero. Ed è proprio questa parte, l'elemento fantastico, che da loro una firma, esattamente come disse Di Gennaro. Ambrosini alcuni mesi fa affermò che, in qualche modo, se non fosse esistito Dylan Dog, oggi non potrebbe esistere neppure Napoleone. Questo è senz'altro vero in termini editoriali (se una casa editrice ha una serie che va molto bene può permettersi di sperimentare qualcosa di nuovo; viceversa, è difficile che ci si lanci su terreni sconosciuti). Ma è parimenti vero in termini di contenuti. Da molti punti di vista Napoleone e Magico Vento sono figli di Dylan Dog. L'elemento fantastico non è più un personaggio che agisce nella storia in contrasto con la realtà e con le sue leggi, bensì un suo completamento, qualcosa che ad essa è necessario. Non qualcosa che aiuta a sopportare ciò che non riusciamo a comprendere ma qualcosa che lo spiega, sia pure sotto forma di simboli o di miti. Un'evoluzione, insomma. Che sembra rivolgersi alla "generazione di Dylan Dog" (così definita da Bonelli in persona), che, seppure cresciuta, continua a cercare nei fumetti un qualcosa di fantastico in grado di farla volare. |
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