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del fumetto francese In un gioco di acquisizioni, il mercato della Bedè si concentra sempre più
di Camilla Patruno
Come i dieci piccoli indiani, o come Highlander… alla fine non ne resterà che uno solo?
Il panorama della BD francese continua ad agglutinarsi in grosse concentrazioni, last but not least l'acquisizione di Dupuis
Il primo gruppo europeo di BD
Il gruppo detiene ora, riassumendo a grandi linee, porzioni del settore letterario per bambini grazie alle case editrici Fleurus
Proprio questo aspetto cattolico nettamente marcato aveva provocato il panico generale quando l'allora Groupe Ampère, di proprietà del sostenitore dell'Opus Dei Montagne, cofondatore di Famille Chretienne, conservatore di destra e strenuo avversario della legge sull'aborto, aveva messo le mani sulla casa editrice fondata da Georges Dargaud. Ironicamente, l'uomo che aveva fatto decollare la casa editrice che portava il suo nome grazie al mitico magazine Pilote
Per ritornare alla saga Dargaud-Dupuis, voce di corridoio o leggenda urbana che sia, un aneddoto racconta che, in reazione a certe affermazioni di Monsieur Montagne sul "vento moralizzatore" che avrebbe col suo arrivo soffiato sul fumetto, molti autori di BD per adulti - pare Enki Bilal in testa - presero il largo verso altri porti. Oggi il timore non é più quello, la strategia del colosso non é sicuramente più etica o sociale ma prettamente economica. Restano le inquietudini legate ad ogni acquisizione e fusione: la sede di Dupuis resterà a Marcinelle, il contratto di distribuzione con Hachette non verrà toccato, e a quanto pare l'équipe belga potrà mantenere la propria libertà editoriale… ma é inevitabile attendersi un minimo di tentativi di razionalizzazione delle strutture amministrative, nonché delucidazioni sul significato di espressioni ricorrenti dalla fine di giugno quali "un management unico coprente i tre poli editoriali Dargaud Lombard Dupuis" e "una centralizzazione del marketing a Parigi". Il tutto, ipotizza il giornalista Laurent Fabri in un articolo di luglio del quotidiano economico belga L'Echo, in vista di un'introduzione in Borsa. Esperienza ancora mai tentata in Europa, ma che conta già esempi nel mondo del fumetto, vedasi Marvel negli USA… (vorrei un'azione di Rapaces, rivendo due azioni di Lucky Luke…?!?!)
Un po' di storia
Negli anni '60 affianca alle attività editoriali la produzione di cartoni animati, sfruttando i propri personaggi di successo: ha cosi origine la serie televisiva dei Puffi negli anni '80, firmata Hanna-Barbera. Nel 1985 gli eredi del fondatore Jean Dupuis vendono l'azienda di famiglia, acquistata da Albert Frères, sesto uomo più ricco del Belgio. Un rinnovamento manageriale porta alla testa della casa editrice Jean Deneumostier, e Jean Deneumostier porta Dupuis in testa al mercato francofono della BD. Il catalogo mirato soprattutto a ragazzi e "tout public" si arricchisce di una collezione per adolescenti-adulti.
Ma una quindicina d'anni dopo, in piena crisi generale del mercato del fumetto, Dupuis si rende conto di aver preso del ritardo sui concorrenti. Puntando ancora su nuove collezioni per "ados-adultes", dichiara di voler montare sul treno in corsa dei manga, che altri editori hanno già preso con largo anticipo; non é abbastanza, le rendite sono in calo e il taglio del personale comporta anche la testa del direttore generale Philippe Buck. Non é ancora abbastanza per aerare economicamente la società, ceduta infine all'impero Media-Participations. Dupuis affianca cosi Dargaud, fondata nel 1943 come gruppo di distribuzione e stampa da Georges Dargaud, la cui fortuna é stata fatta da serie come Astérix e Blueberry, con quegli autori indipendenti che avevano fondato la rivista Pilote (René Goscinny, Jean-Michel Charlier e Albert Uderzo).
Il panorama francese
La società omonima fondata da Guy Delcourt nel 1986 resta comunque una delle indipendenti più forti. Creata quando il redattore capo della rivista Pilote si ritrova disoccupato (per la fusione della medesima a Charlie) e decide di approfittarne per realizzare un vecchio sogno, la casa editrice naviga oggi in buone acque, e non ha perso il treno dei manga grazie alla creazione del label Akata
Memore del suo debutto grazie a due giovani che promettevano bene, Olivier Vatine e Thierry Cailleteau, Delcourt non ha mai smesso di promuovere i nuovi talenti… ma dovrebbe essere un po' più selettivo, anche se la produzione a tutto spiano é ormai un ritmo obbligato nella BD degli ultimi due anni, ed é meglio non restare indietro. Salvo poi arrivare agli eccessi di Soleil Una vera esigenza di originalità é garantita da "L'Association", che ha già spento 14 candeline e tranquilla tranquilla dal suo atelier nell'undicesimo arrondissement parigino influenza ormai tutto il panorama creativo francese. All'origine, la volontà di Jean Christophe Menu, Lewis Trondheim, Killofer e David B. di produrre qualcosa che si discostasse da cio' che si trova usualmente in libreria.
L'Association mantiene ancora una netta identità editoriale, non determinata soltanto dal formato completamente diverso dal tipico cartonato francese o dal bianco e nero, ma dalla logica delle sue scelte: pubblicazione di nuovi talenti (l'esempio più recente, la rivelazione mondiale Marjane Satrapi con "Persepolis" e Taglia e cuci), riscoperta di autori stranieri giudicati altrove non abbastanza "grande pubblico", recupero di introvabili ormai dimenticati. Solo in una maison come questa Trondheim avrebbe potuto pubblicare nel 1992 le 500 pagine di "Lapinot e le carote di Patagonia", solo qui nel 2000 poteva uscire un bisonte come "Comic", 2000 pagine di artisti di tutto il mondo… infine, solo qui una collezione si puo' chiamare "Eperluette" o "Mimoulette"! Dopo svariati premi e una crescita esponenzionale, anche lo snobbistico mondo dei grandi del fumetto ha dovuto riconoscere il ruolo giocato da L'Association. Le case editrici maggiori cominciano ad adottare il formato ridotto, a litigare per accaparrarsi gli autori (che producono enormemente, a volte forse persino troppo); l'onda irresistibile dell'autobiografia che da qualche tempo sembra aver sommerso la BD francese é partita proprio da qui; infine, basta un distratto giro in libreria perché l'occhio registri una serie di emuli di Joann Sfar.
E mentre Glénat continua indisturbata a godersi il successo di Zep con Titeuf, Soleil si fa trainare dai nostri Barbucci e Canepa e i manga non mollano il loro posto al sole nei vari Virgin e Fnac, Les Humanoïdes Associés, risalgono la china. Voci di corridoio li danno per persi o comunque in tragiche acque da qualche anno, ma rimangono i mitici editori di Yslaire e soprattutto Bilal. L'attenzione editoriale e umana dedicata agli autori resta ineguagliata, cosi come il gusto… non per niente, pubblicano una percentuale crescente di artisti italiani! :-) Dal febbraio di quest'anno inoltre un accordo con DC Comics permetterà ad albi degli Humanos di essere pubblicati negli States, con una cadenza prevista di 60 l'anno: artisti francesi beneficeranno dei mezzi di diffusione e promozione americani, gli stessi di cui godono Superman, Batman e Sandman. Dopo vari infruttuosi tentativi di esportazione, Fabrice Giger, che persegue questo obiettivo da quando rilevò ventitreenne la società, dimostra che esiste un mercato americano per il fumetto franco-belga.
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