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" I delitti di Sunset Buolevard"


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Scheda 2

Un ritorno in gran forma per il “Lince” più duro della Bonelli.

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recensione di Oscar Tamburis



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Nizzi
   

Dopo quattro anni di assenza Leo(pold) Pulp il Lince torna a coinvolgerci in una nuova indagine, diretta stavolta a scoperchiare il torbido proscenio che si cela all’ombra dal lussureggiante sfavillio della “Fabbrica dei Sogni” Hollywoodiana.
Una “sporca faccenda” in cui Nizzi riesce, al pari del numero d’esordio, a rendere con tocco sapiente le più classiche atmosfere della narrativa noir, sebbene stavolta viri nel finale verso una dimensione più onirica ed efferata.

In teoria qualsiasi commento potrebbe anche avere termine qui: i personaggi tratteggiati da Nizzi sono tutti ottimamente caratterizzati, anche e soprattutto grazie ad una sceneggiatura (o forse sarebbe più appropriato parlare di copione :-)) dalla natura (inevitabilmente) sfacciatamente citazionistica, oltre che dai ritmi serrati, in grado di esprimere appieno le pur non eccezionali potenzialità del canovaccio iniziale (cfr. a tal proposito la scheda della storia).
Un lavoro che permette così ad ognuno – da Leo Pulp al bambino col palloncino nell’ultima pagina – di esprimersi in assoluta libertà, rendendo così al lettore delle figure originali, “a tutto tondo”, seppur nel più completo rispetto dei clichè del genere di partenza.

(15k)
Leo e Norma
disegni di Massimo Bonfatti
(c) 2005 SBE
   
 
Quanto al resto, questo secondo numero provvede, come tradizione, a mostrare nuovi aspetti nella psicologia e nella vita dei personaggi principali: ecco quindi come il rapporto tra Leo e Norma acquisti uno spessore maggiore rispetto al passato nell’economia della storia, così come i rapporti con il capitano Tracy rendono bene l’impressione di muoversi nel solco di un meccanismo già “rodato”, senza per questo mancare della consueta verve.
Come già accennato, anche tra le fila dei comprimari si muovono bravi caratteristi (come il cliente di Leo, Linus), capaci a volte anche solo nell’arco di poche vignette di delinearsi in maniera pungente e compiuta (il caso più eclatante è quello dello stralunato boss Don Vito Carbone).

Un bel lavoro, nulla da dire. Peccato forse un po’ per la parte finale, laddove il plot finalmente si dipana, che ad una prima lettura appare leggermente poco in sintonia con il tono generale della storia.
Ad un esame più approfondito, però, l’apparente svantaggio può tramutarsi in un punto di forza, nel senso di dimostrare come le caratteristiche intrinseche della serie si prestino (anche per il futuro, quindi) ad un nutrito ventaglio di soluzioni e sviluppi narrativi. Rispetto alla precedente avventura, poi, viene per così dire “superata” anche quella che appariva come una piccola nota stonata nell’intreccio, vale a dire l’happy end, allora immesso ad arte per far combaciare (magari in maniera un po’ forzata) le diverse tessere del mosaico.
Questa indagine è invece venata fin dall’inizio da presagi ben più oscuri, che il finale, una volta tanto non necessariamente liberatorio, non manca di confermare in maniera cruda, ma forse proprio per questo più realistica.

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Bonfatti, Nizzi e Rossini



DISEGNI
Massimo Bonfatti    

Ottimo lavoro, quello di Bonfatti. Il tratto è sempre sicuro e preciso e la sua attenzione per i particolari contribuisce in maniera fondamentale alla riuscita di questo albo. Una particolare menzione va all'uso del colore, raro da vedere negli albi Bonelli. L'apporto di Cesare Buffagni conferisce un importante valore aggiunto alla riuscita complessiva del lavoro. Le vignette sono ricche, accurate e "piene" senza essere ridondanti o barocche, ed il sapiente uso di luci e ombre conferisce, pur nel tono volutamente caricaturistico delle immagini, la cupezza e la drammaticità richieste dal testo.

Il commento ai disegni del precedente numero è più che mai appropriato anche in questo caso. La chiara matrice jacovittiana del tratto (si veda ad es. la terza vignetta di pag. 7, o anche la stessa copertina) conferisce alle singole tavole una potenza espressiva e dinamica davvero senza pari, e che si fa quindi ampiamente perdonare dei quattro anni di attesa.

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Linus e il capitano Tracy
disegni di Massimo Bonfatti
(c) 2005 SBE



GLOBALE
 

Il primo pensiero che si può formulare, appena terminata la lettura, è che in alcuni casi un fenomeno di “atemporalità” nella serialità di una testata può sortire non pochi effetti positivi, in termini di qualità.
Magari due sole uscite sono poche per identificare precisi parametri temporali, però già con il primo numero Leo Pulp veniva presentato (erroneamente) come una serie a cadenza più o meno annuale, e la stessa cosa si è bene o male ripetuta anche ora.

In realtà i due numeri usciti in questi quattro anni possono anche vedersi come altrettanti one shot, e un giudizio analogo si potrebbe tranquillamente avanzare anche per le future uscite, qualora la serie non venga forzata (si auspica) a seguire necessariamente dei vincoli editoriali.
Leo è uno dei pochi personaggi realmente originali partoriti negli ultimi anni in quel di via Buonarroti, come freschezza dei testi ma soprattutto come cura grafica, per cui appare lecito aspettarsi che mantenga inalterate queste sue caratteristiche distintive.

Se ciò dovesse tradursi in una rarefazione delle uscite, ben venga comunque! Forse così l’augurio di una lunga e prospera vita editoriale acquista un senso più vero.

Vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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