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ANNI '80

Uno strano periodo
Bella & Bronco
Judas
Gil




"Uno staordinario personaggio
Una nuova collana western
Da settembre in tutte le edicole!
      JUDAS
Un uomo e la sua colt"
Pubblicità sul retro di Tex n.226, 1979

Uno strano periodo
di Marco Migliori

Perchè strano? Come chiamereste un periodo in cui l'editore offre quasi con la stessa enfasi prodotti così diversi come Judas e Ken Parker? Riprendiamo, sia pure a grandi linee, le file della memoria per identificare un momento storico della Bonelli.

Le tre serie (Judas, Gil e Bella & Bronco) delle quali ci occupiamo in questa sede, sono state pubblicate tra il 1979 e il 1984. Grossomodo in questo arco di tempo, l'editore Bonelli (così come il fumetto in generale) sta attraversando un periodo di profonda crisi da cui si rimetterà veramente, solo con l'uscita di Dylan Dog nel 1986, ed con il successo che ne deriverà negli anni successivi.

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Alcune copertine (c) SBE
Dal punto di vista qualitativo i lettori di quegli anni, in apparenza, non possono lamentarsi: se è vero che il 1980 vede la conclusione della Collana Rodeo, e di conseguenza della straordinaria Storia del West di Gino D'Antonio, è altrettanto vero che solo da un paio d'anni, l'insolito Ken Parker percorre le edicole italiane (anche se, purtroppo, ancora per non molto tempo). Ed è ancora da pochi anni che Mister No (che ha fatto il suo esordio nel 1975) con la sua forte carica innovativa per il fumetto popolare, viene pubblicato.

Ancora relativamente a questo periodo, è doveroso anche ricordare la realistica serie western dei Protagonisti di Rino Albertarelli del 1974-5: un affresco di storia, accuratamente realizzato mettendo a "nudo" gli eroi del West e, tra il 1976 e il 1980, la serie anomala (per Bonelli: volumi cartonati a colori senza personaggi fissi) di Un'uomo un'avventura, che ci porta in tutto il mondo ospitando numerose firme del comicdom nostrano. Una strada verso la qualità, che troverà il suo coronamento (ma purtoppo anche la sua conclusione) proprio in questi primi anni '80 con il tentativo da parte della Bonelli di entrare nel merrcato delle riviste d'autore con Pilot e Orient Express.

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L'odio di Judas
(c) SBE
   
 

L'altra faccia della medaglia, tuttavia, è rappresentata da un numero imponente di testate "old style". Il Comandante Mark arriva nel 1979 al n.149 e la serie, già di vecchia concezione fin dagli esordi, malgrado abbia davanti a se ancora diversi anni di longevità, non può certo trasformarsi di punto in bianco. Nella seconda metà degli anni '70, poi, si tenta di ripescare Akim, una sorta di tarzanide di cui francamente nessuno sentiva la mancanza. Ancora, nel 1979 il Piccolo Ranger ha ormai superato il n.180 e Decio Canzio ne ha abbandonato le sceneggiature: la serie, che non ha mai potuto contare su di un successo travolgente, declina sempre più.

E anche le vecchie colonne iniziano a mostrare il fianco: per Zagor sta arrivando un periodo di crisi profonda durante il quale molti vecchi lettori abbandoneranno la serie, e anche Tex, superato nel 1979 il n.219, ha da qualche tempo lasciato da parte il suo periodo migliore. G.L.Bonelli ha ormai una certa età, e la sostituzione temporanea rappresentata da G.Nolitta va integrata da un vero successore a tempo pieno, che arriverà solo nel 1983 con Claudio Nizzi.

Insomma è il periodo del fumetto cosiddetto "d'autore", delle vendite basse, e della qualità che apparentemente prevale sulla quantità. Anche se il formato bonelliano del libretto è definitivamente affermato da anni e spuntano come funghi le riviste d'autore, alla fine il desiderio di ogni autore sembra essere quello della pubblicazione in volume, possibilmente cartonato. In questa situazione editoriale, abbastanza confusa, stupisce la decisione di Bonelli di pubblicare fumetti decisamente vecchio stile come Gil e Judas. Fumetti che sembrano anteporre la quantità (pochi autori, impianto classico e disegno senza particolari ambizioni artistiche) alla qualità.

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Gil, libero sul suo cavallo.
(c) SBE
   
 

Ne Gil ne Judas hanno spalle fisse, contrariamente al consolidato modello non solo bonelliano. Apparentemente riprendono tematiche che si sono affermate dalla fine degli anni '60: protagonista parzialmente negativo o comunque "strano", situazioni più o meno complicate che non permettono al protagonista una visione in bianco&nero (buoni da una parte e cattivi dall'altra) del mondo. Il tentativo però fallisce quando il prodotto si presenta graficamente dimesso (meglio le copertine di Gil assegnate a Vincenzo Monti), e la costruzione dei personaggi soprattutto attraverso i dialoghi, risulta carente di sfumature. Spesso si cade infatti nel banale, con personaggi costruiti in modo monotematico (supercattivi, pistoleri fino alla stupidità...) che tutto sembrano fuorchè vivi e credibili.

Sergio Bonelli nella recente intervista di Busatta contenuta in "Come Tex non c'è nessuno", dice:
"Bisogna riconoscere che in questa progressiva, inevitabile scomparsa dalle edicole e dagli schermi italiani di titoli dedicati al leggendario Far West americano, Tex si avvia a diventare l'ultimo baluardo di un genere destinato a dissolversi. La stima e l'amicizia con un gruppo di professionisti veneziani, i fratelli Missaglia e Ivo Pavone, mi inducono a non demordere. Provo così a pubblicare dapprima Judas e successivamente Gil. Velocemente andate a picco queste due serie, ci riprovo con Bella & Bronco, opera di un autore che io ho sempre considerato tra i migliori al mondo, Gino D'Antonio. Questa collana si propone di affiancare alle trame avventurose tradizionali i dialoghi spiritosi della commedia brillante e persino qualche situazione farsesca. Ma contrariamente ai frequentatori di sale cinematografiche, che decretano in quegli anni il successo dei western comici ("Trinità" e compagnia bella), i lettori di fumetti rifiutano questa versione dell'epopea dell'Ovest nordamericano...".

Soprattutto è il disegno a mio avviso a penalizzare Gil e Judas, che si presentano decisamente come serie "old style". Ed è non solo questo particolare a rendere diversa la successiva serie - molto più moderna - di Bella & Bronco, senz'altro maggiormente curata in tutti i particolari. Partendo dal disegno che vede 5 disegnatori all'opera, su fumetti da 64 (e non 96) pagine mensili. I dialoghi di D'Antonio sono poi lontani anni luce dalla banalizzazione spesso operata su Gil e Judas. I personaggi sono vivaci e divertenti, e a volte sconfinano nell'assurdo. Con tutto questo però la serie non ottiene il successo che forse si meritava. Il numero di pagine inferiori e il formato più grande probabilmente non influiscono più di tanto su un prodotto che è troppo distante dai fumetti bonelliani precedenti per avere dei punti di riferimento. D'Antonio realizza un prodotto che visto con gli occhi di oggi appare perlomeno discreto, con situazioni divertenti e dialoghi brillanti. Ma sempre con gli occhi di oggi, dobbiamo riconoscere che il compromesso tra avventura, ironia e cronaca, riesce solo in parte, rendendo il prodotto interessante, ma non imperdibile come la precedente Storia del West.

L'ultimo tentativo di pubblicare fumetti "old style" è la rivista settimanale Full, un tentativo di breve durata (solo 28 numeri nel 1983) di entrare anche nel mercato delle riviste popolari (sul modello di Lanciostory e Skorpio, ma anche delle storiche Intrepido e Il Monello), dai risultati alquanto modesti, sia per quanto attiene la qualità che per il successo dell'intera iniziativa.

Eppure i sintomi del cambiamento erano già abbastanza evidenti: come abbiamo visto, nel frattempo erano uscite valide pubblicazioni come la Storia del West, Ken Parker, Un'Uomo un'avventura, I protagonisti. Si può addirittura affermare che dal punto di vista qualitativo gli anni 70 sono straordinari per la Bonelli. Il fumetto perde colpi, ma gli autori non hanno disimparato a produrre. Anzi, molti hanno capito che le cose erano cambiate, e non si poteva più continuare con le pubblicazioni di un tempo. Il modello resta avventuroso, ma la qualità dell'impegno aumenta decisamente, e quindi occorrono perlomeno più disegnatori. Più disegnatori, più cura, più persone che stanno dietro al prodotto fumetto. E' in questi anni che la redazione Bonelli si ingrossa a dismisura, curando sempre più professionalmente i propri prodotti. E' infatti con le serie successive, che la Bonelli sembra trovare la sua strada nel "popolare di qualità".

Nel 1982 debutta Martin Mystere, con uno stile molto differente dall'attuale, ma già allora più moderno rispetto alle altre produzioni dell'epoca; ciononostante non è per niente un successo. Il fumetto sopravvive nonostante qualche voce di chiusura, ma niente di più, almeno fino agli speciali e a Dylan Dog. Tanto è vero che acquisendo Orient Express, Bonelli regala con il n.13 della stessa rivista, anche il n.1 originale di Martin Mystere (ben lungi dall'essere esaurito); e due numeri di Full regalano il n.3 e il n.5 sempre di Martin Mystere. Nel 1983 debutta Kerry il Trapper di Tiziano Sclavi sulle pagine del Comandante Mark, e già assistiamo a qualcosa di particolare (che tra l'altro fa a "pugni" con la concezione del Comandante Mark) ma sarà solo nel 1986, con la nascita di Dylan Dog, che lo stesso Sclavi riesce a porre fine (anche se non immediatamente) alla crisi, inaugurando un periodo (quello di fine anni 80 e dei primi anni 90) di insperata abbondanza che dura più d'un lustro.

 

 


 
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